Il 25 aprile che ho visto con i miei occhi

Il 25 aprile che ho visto con i miei occhi

15 Novembre 1944

Cara Lillina, la tua lettera e quella di A. (Antonio) è arrivata proprio a proposito. Credo che questi ultimi quattro-cinque giorni siano stati i più brutti che io abbia mai vissuto.

Non credere che mi sia disperata per me e per la mia sventura, no, solo per la grande sofferenza di altri e tu sai che quando qualcuno che si ama soffre dei maltrattamenti, si preferirebbe sopportare il doppio noi stessi. Non è detto però che non venga la mia volta. Io ad ogni modo sarò sempre forte per quanto è nelle mie possibilità e nessuno degli amici deve temere per la sua sicurezza.

Ho un desiderio grande di abbracciarvi stretti perché siete tanto buoni tutti e sempre più mi convinco che il male non trionferà mai perché è tanta la fede che si incontra negli animi nobilissimi di molti italiani in mezzo al marcio del laido. Le vostre care parole poi mi hanno totalmente risollevato dalla grande angoscia nella quale siamo tutti in questi giorni di interrogatori delle SS.

Quando ho letto poi le parole di A: “ti auguro tanta serenità e tanta forza di fede viva”, mi sono sentita dentro una grande speranza e un po’ appagato quell’infinito desiderio di conforto ed affetto e tutte le volte che le rileggo, capisco quanto vi voglio bene.

Voi state tranquilli per me perché io sto bene e vi assicuro che qui ho imparato tante buone e belle cose e sono circondata da spiriti eletti. Spesse volte si ricevono delle grandi mortificazioni non dico magari direttamente ma vedendo il comportamento di molte donne che naturalmente non sono qui per politica, comunque non mi fa nessun effetto. Io dal canto mio cerco di far passare il tempo meglio che posso, ho tentato di studiare anche un po’ di filosofia e mi sono sentita tanto soddisfatta, ma proprio non riesco a concentrare il cervello in un lavoro così serio e allora mi perdo a fare tanti sogni, per quando saremo tutti liberi, a ricordare com’eravamo felici quando ci trovavamo con un fiasco di vino rubato. La sera poi accendo un moccolino di candela (qui vien scuro alle cinque e mezzo) e sto su fin che è consumato, un po’ leggendo, un po’ continuando i sogni e i pensieri della giornata.

Ti prego di dire alle mie zie che ho ricevuto tutta la roba e sono stata molto contenta dei cachi e di tutto. Ringraziale tanto e tienle su allegre. Ho ricevuto anche i Mellin. A te il compito dei vari saluti. Non saprei proprio cosa dire a voi che mi volete tanto bene se non che io lo ricambio tutto e anch’io prego sempre e ringrazio Dio del privilegio che mi ha dato mandandomi qui fra tante buone persone, cosa della quale sono del tutto indegna. Sono sicura che lui mi darà la forza di esser sempre serena.

Vi abbraccio con tutto il mio affetto. AGAPE

Tutti i miei famigliari si ricongiunsero a Iseo la sera del 5 maggio. Tutto il paese si riversò nella piazza antistante la nostra casa, la banda iniziò a suonare davanti al portone spalancato mentre tutti in preda ad un’emozione profonda ci abbracciavamo e ci salutavamo. Fu un momento magico che ci fece dimenticare l’orrore e l’odio accumulato durante quei lunghi mesi.”

Agape Nulli

da Punto d’Incontro nr.3 / aprile 2010

Tratto dal libro

“Iseo nella resistenza – sessant’anni di libertà”