La moglie vergine

La moglie vergine

Pochi giorni fa ho avuto la fortuna di imbattermi nella, un po’ datata, videocassetta del film La moglie vergine. Film di basso livello, o meglio, come definito dalla critica una “deprimente commediaccia alla puttanesca, con dialoghi idioti e volgari”. La mia fortuna non sta certo nell’aver ammirato seni nudi o sederi al vento, quelli ce li propina la televisione ogni giorno, la mia fortuna è aver potuto osservare scorci del nostro lago, del nostro paese, della vita ad Iseo di chi ci ha preceduto. Il film è del 1975 ed io avevo ancora qualche anno prima di venire al mondo. Così guardo il film, lo riguardo e poi decido di scrivere non la solita recensione, non il riassunto di una trama del tutto opinabile, ma ciò che riconosco, seppur con qualche cambiamento dovuto al trascorrere del tempo che aleggia tra i vicoli di Iseo, corrodendo una colonna o modellando una strada.

Il tasto di avanzamento lento del telecomando chiede una tregua, ma non posso: non posso farmi sfuggire nemmeno la più nascosta delle scene che raffiguri una parte di Iseo. Scrivere un commento riguardante tutte le scene che in qualche modo mi appartengono sarebbe solo un lungo elenco e niente più. Gli attori attraccano al porto del mio paese, attraversano la piazza del mio paese, parlano con persone vissute nel mio paese, in un certo modo con-vivono con me un capitolo di Iseo che io non potrò mai vivere. Tra le prime scene si riconosce, senza indugio, il lungo lago Marconi un po’ diverso da come sono abituata a vederlo ora: edifici modificati, alcuni oggi completamente inesistenti, alberi di cui non ho mai sentito l’odore, panchine sulle quali non ho mai potuto sostare per ammirare il lago. Al contrario qualche dettaglio è rimasto tale e quale, il tempo non lo ha mutato. Dopo vari scorci del lago e delle vie di Iseo che si susseguono nel film, una delle scene finali è ambientata in piazza Garibaldi. Viva, vissuta dagli iseani, come se la presenza delle telecamere fosse routine (non sono molto lontani gli anni del “Lido dei Platani” che poteva vantare la presenza di personaggi assai noti come Mina o Modugno). Come non notare nelle ultime sequenze del film il sig. Franco Fava (meglio conosciuto come Fava roba écia), un ever green del nostro paese che con la sua immarcescibile educazione si inchina con un gran sorriso stampato sul volto.

Chiara Pettoello

da Punto d’Incontro nr.2 / marzo 2010