Sanzio Passeri, Ermes Biemmi e l’Autoscuola Iseo
Nei primi anni cinquanta, i soloni della neonata RAI radiotelevisione italiana misero in palinsesto, tra gli altri, due programmi di alfabetizzazione: “Non è mai troppo tardi” e “La strada è di tutti”
Il primo era rivolto a promuovere la scolarizzazione elementare contro quell’analfabetismo endemico che ancora resisteva in alcune regioni italiane. Ricordo che nel 1964 mentre prestavo servizio militare: da Cosenza a Napoli, da San Giorgio a Cremano a Bassano del Grappa, sempre trovavo una decina di commilitoni che per due-tre sere alla settimana saltavano la libera uscita per seguire il corso per ottenere la licenza di quinta elementare.
Il secondo invece era chiaramente rivolto a promuovere l’educazione stradale sia a quelli che aspiravano a possedere una automobile, che a quelli che già la possedevano, visto che era appena uscita una disposizione governativa denominata “Nuovo Codice della Strada”.
Veniva utilizzato il nuovo mezzo di comunicazione con l’utilizzo di una grafica elementare per divulgare i principi fondamentali della circolazione in una rete stradale approssimativa. Una rete stradale delle “Case Cantoniere”, delle strade comunali ancora sterrate, della segnaletica orizzontale inesistente. Il programma spiegava il diritto di precedenza, i cartelli di pericolo, di obbligo di indicazione, l’utilizzo degli indicatori di direzione, delle luci di città (allora si chiamavano così), degli abbaglianti e anabbaglianti e così via. Insomma questa trasmissione è stata la madre di tutte le autoscuole che sarebbero apparse ovunque come funghi nei primi anni sessanta al seguito del boom economico.
Fu così che un allora giovane Sanzio Passeri decise di aprire ad Iseo una Scuola Guida: “l’Autoscuola Iseo”. I pilastri di questa scuola erano lo stesso Sanzio, capace ed attento insegnante di teoria, (riusciva a far capire il funzionamento dello spinterogeno anche al gentil sesso) Ermes Biemmi, altrettanto capace e serio istruttore di guida.
Altri collaboravano, sia per le lezioni di teoria che per la pratica di guida, ma di loro non mi ricordo. Come accade a scuola, sempre ti rimangono impresse le figure degli insegnanti più capaci e carismatici. Mi ricordo ancora del mio insegnante di lettere (ma questo è un classico) Luigi Marioli, professore e giornalista, e del mio insegnate di religione, e questo non è un classico, Ottorino Marcolini.
Prete, ingegnere con laurea anche in matematica ha costruito con la Cooperativa “La Famiglia” interi villaggi in città e provincia impostati sul progetto standard della casa bifamigliare inventando così una nuova forma di abitazione economica. Le sue lezioni erano per noi delle ripetizioni gratuite di fisica, matematica, meccanica, elettrotecnica ecc. con dieci minuti finali dedicati al Vecchio e al Nuovo Testamento: “…e adès parlom en pó del Signur”.
Lo spauracchio di tutti gli allievi dell’Autoscuola Iseo era un tale ing. Cerutti della motorizzazione civile che certificava l’idoneità nella prova pratica di guida. La sua percentuale di bocciature era superiore al 60% e compito di Ermes Biemmi era proprio quello di insegnarci una corretta impostazione di guida tale da superare i trucchi e i tranelli di questo pretenzioso esaminatore.
“…tira èl freno a mà! …per cambiare bisogna “schiacciare” la frizione: sempre, anche la domenica! (quest’ultima raccomandazione era in particolare rivolta alle signore) …la riga bianca continua non devi superarla mai, sarebbe come sbattere contro un muro! … cosa fai?! freni prima di svoltare?, no e poi no! prima metti la freccia per far capire a chi ti segue dove vuoi andare, poi freni e poi fai la manovra di cambio di direzione. …prima di immettersi in una strada guarda a sinistra e poi a destra e non viceversa! …attento a quella bicicletta, i ciclisti sono imprevedibili …se devi svoltare a sinistra non devi spostarti a destra non sei un autotreno! …ecc.”

Oggi finalmente la strada è di tutti
È la strada dei sempre più numerosi passaggi pedonali, che solerti ed accorti amministratori mettono all’uscita di ogni porta che da sulla strada e che nessuno rispetta. Non li rispettano gli automobilisti, (ma quando mai li hanno rispettati?) ma non li rispettano nemmeno i pedoni, specie ormai estinta da tempo. Infatti i pedoni, intesi come quelli che si spostano a piedi, non esistono più. Sono degli automobilisti che arrivati a destinazione e dopo aver faticosamente parcheggiato si mettono a saltellare, con tutta la famiglia, da un lato all’altro della strada rigorosamente in diagonale tra un passaggio pedonale e l’altro.
È la strada dei sottopassi pedonali che nessuno usa più: neanche per scrivere sui muri.
È la strada dei cicloamatori che gioiosamente tutte le domeniche (anche se arrancano al primo cavalcavia) fanno il loro “Giro d’Italia” in gruppi così numerosi e compatti che sono lunghi più di un Tir. In fila per tre o per quattro, occupano più di un terzo della carreggiata stradale, bucano regolarmente i semafori e le semibarriere del passaggi a livello. Quando di trovano sul percorso, anche l’automobilista più ateo “fa il segno della croce” prima di sorpassarli.
È la strada degli automobilisti prudenti, quelli che prima di immettersi in autostrada fanno lo stop e si lanciano nella corsia di accelerazione alla velocità di 60 Km./h. Poi, dopo aver faticosamente conquistato la corsia centrale, si piazzano a 90 Km./h e da lì non li sposti neanche con una cannonata, quasi che occupare la corsia libera di destra sia una cosa da pezzenti, un onta da lavare con il sangue!
È la strada dei dossi e delle rotonde dove nessuno sa dove andrà l’altro perché per un malriposto senso di ecologismo e risparmio energetico, forse anche rivolto a non contribuire all’aumento del buco dell’ozono, nessuno più attiva l’indicatore di direzione: non mette più la freccia.
È la strada dei SUV, Sport Utility Vehicle, che non ho ancora capito cosa hanno di sportivo e di utilitario. Sono dei veicoli, quello sì, col pianale talmente alto che le signore, in stragrande maggioranza utilizzatrici di questo mezzo, faticano non poco ad “arrampicarvisi”. Per non dire della carreggiata talmente larga che nei parcheggi occupa entrambe le strisce di delimitazione. Ovviamente non ne hanno colpa, ma qualcuno li avrà pur disegnati quei parcheggi pensando di essere ancora negli anni sessanta con le “cinquecento, seicento e millecento” di buona memoria. E così via, passando per i TIR si potrebbe andare avanti all’infinito, ma lasciamo perdere stendiamo un velo pietoso.
Ora la patente di guida non si nega più a nessuno, anche se purtroppo è diventata come una licenza da 007, al massimo si compera! Ma dove sono finiti gli istruttori come Sanzio Passeri ed Ermes Biemmi? Dove sono finiti gli ingegneri Cerutti?
Certo loro sono in Paradiso e si danno un gran da fare per spiegare a qualche angelo appena arrivato, dopo il solito incidente del sabato sera, come perché e dove ha sbagliato. La speranza è che Qualcuno ben più in alto, mosso a compassione, ce li rimandi anche per un breve periodo, il tempo necessario a farci ancora capire che la strada è di tutti: chissà …non è mai troppo tardi!

