IL GRUPPO SOMMOZZATORI ISEO

IL GRUPPO SOMMOZZATORI ISEO

La storia dell’Aranciata

Oggi, sabato 14 maggio 2021, alla presenza dei soci vecchi e nuovi, dopo una stagione passata in secca per l’ennesimo restauro, riprende la navigazione la storica barca del Gruppo sommozzatori di Iseo. L’evento non ha nulla di speciale ma è molto importante per il valore affettivo che la nostra barca rappresenta e ha rappresentato per tutti noi.

La sua storia ha inizio più o meno con la nascita della nostra associazione, quando, congedatomi dal servizio militare mi aggregai ad un gruppetto di giovani iseani che stavano sperimentando la nuova disciplina dello sport subacqueo. A quei tempi parlare di sub era come oggi parlare di astronauti in viaggi per Marte. La cosa fu talmente interessante ed avvincente che in breve acquisimmo le tecniche di immersione diventando buoni sub.

La nostra attività si rivelò subito di grande aiuto suscitando l’interesse delle Istituzioni e noi pieni di entusiasmo offrimmo loro volontariamente la nostra esperienza. Per riconoscenza l’amministrazione comunale di Iseo ci assegnò quella che ancora oggi è la nostra sede al porto Giardini Garibaldi. Era l’anno 1970.

Tante e svariate furono le richieste di intervento che si rese necessaria l’acquisizione di una barca, non troppo grande ma agile e robusta per poter operare in zone impervie del lago non raggiungibili dalla riva. La trovammo a Carzano, frazione di Monte Isola. Ce la cedette per poche lire un vecchio barcaiolo alla quale aveva intitolato il suo soprannome “EL NEGHER DE CARZA’” (il nero di Carzano).

Lunga mt. 6,30, larga 2, costruita in legno di larice, fu usata per servizio di trasporto passeggeri e merci da Monte Isola alla costa per oltre vent’anni. In origine era coperta da una caratteristica cabina in legno. Fu una delle ultime barche della flotta gestita dai barcaioli locali che navigò fino all’avvento dei moderni e grandi traghetti in metallo. Trovato un vecchio motore fuori bordo (10 CU.) la barca entrò subito in servizio.

A quei tempi le forze dell’ordine e i vigili del fuoco non disponevano dei mezzi di oggigiorno perciò fu loro di grande aiuto. Innumerevoli gli interventi di ricerca e recupero di morti annegati: salvataggi di naufraghi, soccorsi di equipaggi di barche alla deriva.

Con l’ausilio del nostro natante fummo i primi a organizzare la pulizia sub del fondali del lago di Iseo. Il nostro lungolago fu il luogo prescelto tra la curiosità ed il consenso della nostra comunità. Il debutto della nostra iniziativa fu più tardi seguito dalle molte associazioni di sub che nel corso degli anni si formarono sul nostro lago.

… e un giorno arrivo la Sarneghéra

Tutto andava per il meglio quando un giorno ci fu chiesta in prestito la nostra preziosa barchetta per eseguire manutenzione e controlli di alcune strutture portuali. Gli operai, inesperti di navigazione, finito il lavoro non eseguirono correttamente l’ormeggio e la notte arrivata la “sarneghera” (fortissimo nubifragio da Sarnico) la barca andò alla deriva infrangendosi sulla scogliera. I danni furono gravissimi. Tratta a riva sullo scivolo del porto di fronte alla nostra sede, osservavamo sconsolati i resti del nostro sogno infranto. Qualcuno parlò di demolizione.

Se mi date una mano possiamo ancora aggiustarla” furono le parole pronunciate da un nostro sostenitore che casualmente si trovava sul posto.

Domani”, disse, “vengo con il camion e la portiamo nel mio capannone”. Era proprietario di una piccola azienda che produceva cabine per camion in vetro resina. Ci trovò un posto idoneo dandoci le dritte su come si lavorava il materiale plastico. Fu così che diventammo falegnami, carpentieri, meccanici e quant’altro. Soddisfatti per il buon andamento delle cose portammo a compimento il lavoro e lo scafo impacchettato nel nuovo guscio della vetro resina aveva ripreso le sue forme originali con la prua rialzata per meglio affrontare le onde del lago. Un nostro socio che sapeva di meccanica parlò dei nostri guai con un suo amico che fabbricava mezzi agricoli il quale ci fornì, per una modica somma, un motore diesel usato. Praticato un foro in poppa per l’albero dell’elica e fatto le opportune modifiche strutturali ottenemmo una nuova barca con motore diesel entro bordo. Restava da fare la verniciatura. Non ci fu molta scelta perché in magazzino c’era solo la tinta base per la cabina dei camion. La provammo sul bordo della barca. Risultò un arancione robusto. Non ci pensammo due volte e un’ora dopo il fatto era compiuto: dalla poppa alla prua, interno ed esterno, tutto dello stesso colore.

Quando presso la nostra sede il camion la scaricò, il primo commento dei curiosi fu: “mai visto una barca di questo colore!” Era nata l’ARANCIATA. Questo fu il suo nome e non fu mai più cambiato.

La cosa ebbe comunque i suoi utili risvolti perché la sua colorazione, visibile sul lago da grande distanza, in caso di bisogno era facilmente rintracciabile. La Protezione Civile quando fu più tardi creata, sulle divise e sui mezzi adottò i colori giallo ed arancio.

L’Aranciata rimessa a nuovo riprese subito il servizio. Per due anni servì i biologi dell’ISPRA che eseguirono periodicamente prelievi dell’acqua e di campioni di fondale preparando i piani di lavoro sul lago d’Iseo che successivamente furono proseguiti per altri due anni dai biologi dell’ARPA. Fu di supporto logistico allo scienziato PICARD che venne sul nostro lago per recuperare il corpo di un ragazzo disperso ad una profondità a noi inaccessibile. Per anni allietò il Porto G. Rosa ospitando sulla sua coperta il nostro tradizionale presepe nella festività del Natale. Quando ancora non esisteva l’Istituzione della Protezione Civile strutturata come oggi, fece servizio di sorveglianza, e lo fa tutt’ora, delle spiagge e delle rive del lago incustodite. La sua presenza fu provvidenziale ai nostri operatori che in due differenti circostanze salvarono da morte sicura due ragazzi che imprudentemente si erano allontanati dalla riva ormai sfiniti. Fu compagna gradita nelle traversate a nuoto, nelle regate veliche, nelle feste marinare e ovunque fosse richiesta la nostra presenza.

Una Madonna in preghiera in fondo al lago

Un nostro giovane socio ci raccontò della sua immersione al Cristo degli abissi a San Fruttuoso, nota località sul Mar Ligure. Una statua del Cristo posta a circa 20 metri di profondità a protezione di tutti i SUB. Qualcuno propose che anche noi avremmo dovuto porre una statua nel nostro lago. La trovammo. Una Madonna in preghiera a grandezza naturale, pesantissima. Localizzammo il luogo della posa, un anfratto roccioso a 20 metri di profondità in località cave di Pilzone. Adattato sulla barca un apposito verricello fummo pronti per la spedizione. Per dare risalto alla nostra iniziativa chiedemmo al cappellano del vicino ospedale di accompagnarci per impartire la sua benedizione. Fu un poco riluttante alla nostra proposta dicendoci di amare più l’acqua santa dell’acqua del lago non essendo lui capace di nuotare, ma dopo la nostre rassicurazioni si convinse e indossato il giubbotto di salvataggio lo imbarcammo e seguiti da altre barche giungemmo sul posto. Celebrata la breve funzione religiosa calammo la Madonna su un piedistallo a 20 metri di profondità dove ancora oggi è in preghiera per proteggere tutti i SUB.

Quelle fiamme nel pieno della notte…

Passarono gli anni e il nostro gruppo rinvigorito dalla presenza di nuove generazioni di soci continuava nella sua tradizionale attività. Una notte ci comunicarono che nel nostro porticciolo si stava sviluppando un incendio.

Un triste presentimento mi strinse il cuore. Quando giunsi sul posto l’Aranciata era avvolta dalle fiamme. Trovai un secchio e attingendo acqua dal lago cercai invano di rimediare. Arrivarono anche gli amici ma ormai l’incendio aveva divorato gran parte della struttura. La mattina tirammo a riva ciò che restava della nostra Aranciata. L’incendio, si scoprì dalle indagini, era stata appiccato da un noto pazzo proveniente da Castelcovati, non nuovo a simili prodezze. In silenzio togliemmo il motore danneggiato in alcune sue parti ma ancora recuperabile. A lavoro ultimato, unti e anneriti come spazzacamini, osservavamo ciò che rimaneva della nostra aranciata. Con un poco di fantasia si poteva intravedere ancora la parvenza di una barca.

Mi tornarono alla mente le parole del nostro amico (ormai scomparso) che ci confortarono nei nostri primi momenti difficili: “possiamo ancora aggiustarla!”

Mi riconobbi nello sguardo dei nostri giovani e compresi che noi soci più anziani avevamo seminato bene. Temprati dalle passate esperienze e con i nostri modesti mezzi finanziari cominciammo la ricostruzione. Molte furono le manifestazioni di solidarietà da parte di amici ed Istituzioni che in ogni modo ci aiutarono sollevandoci il morale. Durante i lavori alzammo il livello interno dei paglioli rendendo la barca auto svuotante, spostammo il motore a poppa sostituendo l’albero dell’elica con un sistema di trasmissione idraulica inventato dai nostri temibili soci meccanici. Dipinta di nuovo in arancione riprese di nuovo la via del lago.

Ci fu un periodo di transizione abbastanza tranquillo quando apparve l’istituzione della Protezione Civile che mutò lo scenario dei nostri interventi. Le forze dell’ordine e i vigili del fuoco ora dotati di mezzi ingenti e personale altamente specializzato acquisirono per competenza molte operazioni abitualmente di compito nostro. Il Gruppo sommozzatori Iseo assieme ad altri gruppi esistenti sul lago fu inquadrato nel settore del volontariato.

Il provvedimento non diminuì l’importanza della nostra presenza anzi. Conoscitori dei fondali del lago fummo e siamo ancora di supporto logistico e quant’altro facilitando ai nuovi operatori i loro interventi. Molti rimasero ancora i servizi da eseguire. Coordinati dalla Guardia provinciale di BS – BG ci organizzammo insieme agli altri gruppi per la sorveglianza della navigazione e delle spiagge non custodite. Per rimanere al passo con i tempi ci dotammo anche di un gommone con un motore potente e veloce per interventi di emergenza ma la vecchia aranciata non andò in pensione e continuò a servirci fedelmente. Con il suo lento ma rassicurante incedere si prestava maggiormente dove serviva più l’attenzione alla ricerca che la velocità dell’intervento.

Sicurezza ed ecologia furono gli obiettivi della nostra nuova attività. Incaricati dalle autorità competenti iniziammo le prove di bonifica del parco delle Torbiere. Quello che un tempo fu il paradiso terrestre per uccelli, pesci e ogni forma di vita acquatica era diventato il ricettacolo per ogni oggetto estraneo composto specialmente da materia plastica di ogni forma e contenuto. Con l’aiuto della nostra barca trasportammo a riva il primo carico di materiale fra mille difficoltà data la particolare conformazione del territorio. Il nostro sindaco ed una nostra associata finirono all’ospedale di Iseo per un’infezione cutanea contratta dal contatto di sostanze tossiche contenute in qualche involucro recuperato. Perciò fu necessaria la dotazione di indumenti protettivi. Molti gruppi di Sub e della Protezione Civile si unirono nella bonifica. Venne impiegato anche un mezzo anfibio e il battello spazino ACQUA NET.

Il Coronavirus tra passato e futuro

Tutto cominciava a funzionare quando come una maledizione si abbatté sulla nostra comunità e sul mondo intero, la tragedia del Coronavirus. Ogni attività sul lago fu sospesa. L’Aranciata fu tirata in secca presso la nostra sede per manutenzione straordinaria dove è rimasta fino ai giorni nostri.

Questo è per raccontarvi la storia dell’ARANCIATA e del GRUPPO SOMMOZZATORI DI ISEO. Ho cercato di riassumere 50 anni della nostra esistenza citando alcuni fatti di vita vissuta, ed attingendo notizie dal nostro archivio storico che alcuni soci vecchi e nuovi hanno raccolto e conservato con diligenza.

Il vecchio Sub (Angelo Pollonini)

da Punto d’Incontro nr.93/ Giugno 2021