Farmacia Gandossi: “Fuori dal tunnel”

Farmacia Gandossi: “Fuori dal tunnel”

La mattina è soleggiata e gradevole, la Farmacia Gandossi è stata appena aperta quando arrivo per l’appuntamento. La richiesta è stata mia, una bella chiacchierata con una persona che, con il suo staff, fin dal primo momento in cui il signor Covid è venuto a bussare alle porte del nostro paese, è stata in prima linea, e personalmente (ma non penso di essere il solo) ho considerato insieme al Comune come un punto di riferimento. Non solo in virtù dell’iniziativa promossa dalla Farmacia, che leggerete di seguito, ma anche per lo spirito di collaborazione, sacrificio e senso di responsabilità dimostrati in momenti che davvero ci hanno visti più volte sull’orlo del precipizio.

Paradossalmente le tensioni le avverto oggi, che il peggio sembra ormai passato: arrivo al bancone per l’appuntamento e vedo che è in atto una discussione vivace con una persona che pretende di fare il tampone alle sue condizioni. Sono i giorni dei NO-vax, dei NO-pass, delle manifestazioni, i giorni del tutti contro tutti. Non approfondisco, meglio evitare, il mio fegato è già abbastanza ingrossato. Chiedo al dottor Bellini, con il quale ho concordato l’incontro, di spostarci al bar di fronte, preferisco scontrarmi con il sole accomodante piuttosto che con discorsi di gente convinta di vivere in una dittatura, discorsi di cui sono saturo.

Allora, caro Gianfranco, titolerei ciò che uscirà da questo incontro con un bel “Quasi fuori dal tunnel”, e lui subito …

– “no, dai, scriviamo FUORI DAL TUNNEL,
ne abbiamo passate tante, ma ora ce la stiamo facendo, siamo fuori dal tunne
l”.

Bene, se oggi possiamo dire che siamo usciti a rivedere le stelle, partiamo dal momento in cui siamo entrati nella selva oscura, lasciando quasi ogni speranza. Come farmacia, quando avete avuto sentore che stava succedendo qualcosa di grave?

Abbiamo avuto un preallarme da parte dell’associazione farmacisti, così come l’avevamo avuto in passato ai tempi della mucca pazza. Ci era stato detto di provvedere al procacciamento di vari dispositivi di protezione: guanti, prodotti per la sanificazione, ecc… Quando però l’epidemia è esplosa a livello nazionale, ci siamo trovati in difficoltà enormi. Anche da un punto di vista umano, perché nel paese ci si conosce tutti, ognuno di noi ha perso qualcuno direttamente o indirettamente, un parente, un compagno di bevute. Abbiamo conosciuto momenti drammatici, eravamo completamente impreparati. Voglio però sottolineare come il nostro Sindaco si sia dimostrato all’altezza. Probabilmente grazie anche alla sua professione, è riuscito ad unire la sua deontologia di medico a quella di primo cittadino, e si è rivelato bravo ed attento. Inserito nel comitato di regia, nella gestione logistica delle forniture non ha frapposto difficoltà burocratiche, si è speso anzi per risolverle sul nascere. Siamo così riusciti per primi a tamponare la situazione difficilissima che era venuta a crearsi nella RSA.

Ho in mente un momento particolare: siamo a metà marzo, l’epidemia ci è scoppiata in faccia, stiamo già facendo la conta delle prime vittime e dei contagiati, ma il peggio deve ancora venire. Siamo in lockdown totale e sono in fila davanti alla farmacia, una fila lunghissima, fin sotto Garibaldi, in attesa di prendere le mascherine, e i volontari della Croce Rossa entrano ed escono continuamente con i carichi di medicinali da consegnare a domicilio

La fila fuori delle farmacie è uno dei ricordi più terribili. La Croce Rossa è stata il vero tramite con le persone che non potevano uscire di casa e che avevano bisogno di medicinali e di assistenza. A livello comunale ribadisco comunque che l’allerta è stata puntuale e precisa. Il problema vero è stato l’ossigeno, perché ogni farmacia deve avere al massimo 2 bombole di ossigeno, noi ne avevamo 5, per cui anche gli altri comuni sono stati indirizzati da noi. Ma l’Ossigeno è stato davvero un dramma, con le persone che morivano in casa per soffocamento. Molti hanno sottovalutato il problema, e la vera svolta si è avuta con l’arrivo e l’utilizzo dei saturimetri, che
permettevano di monitorare lo stato della ossigenazione del sangue e di intervenire in tempo. Di questo devo ringraziare le Forze dell’Ordine e ti spiego subito il perchè: siamo stati i primi nella provincia di Brescia a ricevere i saturimetri. Per l’esattezza 50, tutti regalati. Ma prima di riceverli è stato un po’ come entrare in un girone dantesco. Come si fa nelle normali consegne tramite corriere al giorno d’oggi, seguiamo il percorso sul cellulare, il così detto “tracking”. Scopriamo che la consegna fa giri strani, fino ad arrivare finalmente al deposito di Bergamo, e lì incredibilmente i saturimetri rimangono bloccati, non ce li danno. Presentiamo tutta la documentazione, diciamo che sono gratuiti, frutto di donazioni, diciamo che sono da consegnare al Comune, alle Rsa, alle strutture che avevano urgente bisogno, ma non c’è nulla da fare. In quei giorni la situazione era caotica. Tutto rimaneva bloccato. Andavamo noi nei centri di smistamento, mettendoci in coda; c’era il timore che i nostri pacchi andassero a qualcun altro. Di certo non c’è stata nessuna corsia preferenziale, e poi c’è da dire che a livello regionale c’è stata una discontinuità e impreparazione che a posteriori è emersa agli occhi di tutti. Solo grazie all’intervento del Maresciallo Marzoli si è sbloccata la consegna, per questo lo ringrazio ancora.

Come in tutte le cose brutte che la vita ci riserva, anche in questa tragedia è stato possibile trovare qualcosa di buono. La solidarietà, il senso di di unità (che purtroppo oggi vediamo smarrirsi), e una storia bella, da raccontare, alla quale ho dato un titolo: LA CINA CHE CI E’ STATA VICINA

Sì, davvero una bella storia, emozionante e commovente, anche perché in quei giorni la Cina era considerata come “L’untore”, visto che l’epidemia è partita da lì, e qualcuno ipotizzava e ancora oggi ipotizza, che il virus fosse stato costruito in un laboratorio cinese e poi diffuso in tutto il mondo.
Resta il fatto che dopo la Cina, l’Italia è stata la prima ad essere colpita. Mancava tutto, ma non potevamo lasciarci prendere dallo sconforto e dalla rassegnazione.
Le mascherine erano introvabili, ma non solo quelle, tutti i DPI in genere. Proprio perché la Cina era stato il primo paese ad essere colpito dal Coronavirus, circa un mese prima, le prime forniture di mascherine partivano proprio da lì. Io cercavo in quei giorni un contatto che potesse favorire  un collegamento con lo Stato asiatico, e mia moglie mi ha ricordato la figura dell’imprenditore iseano Franco Pagliarini, il quale da circa 15 anni lavora con la Cina.  Pagliarini disegna lampade e uno dei suoi clienti è un tale che si chiama  Wilson Tao, un giovane imprenditore lungimirante che ha creduto nelle proposte di Franco e con esso ha instaurato un rapporto di collaborazione molto intenso e proficuo. Vado personalmente a cercare Franco Pagliarini, presso la sua residenza in Franciacorta, lo trovo, gli espongo  le criticità e necessità, ed in soli 7 giorni la collaborazione, il senso di responsabilità e di solidarietà hanno compiuto il miracolo. Fino a quel momento eravamo incagliati nella burocrazia e nei blocchi doganali. Noi non facevamo parte del giro di quelli che prendevano soldi,  le forniture erano regalate da questo imprenditore cinese, e come ci venivano consegnate le giravamo al Comune di Iseo e ai clienti, ai quali al massimo chiedevamo un’offerta che veniva poi destinata alle varie associazioni a sostegno della loro opera di assistenza sul territorio. Quasi subito abbiamo girato le forniture anche alla farmacia Comunale e poi, con un grande progetto, abbiamo coinvolto ben 21 farmacie della nostra provincia. Alla fine con questa collaborazione siamo riusciti a raccogliere e donare la cifra di 34.000 euro, una somma importante; ma al di là di questo voglio evidenziare come si sia registrata una sinergia con il gruppo degli alpini e con le realtà locali, in primis con la Protezione Civile, in seconda battuta e in maniera incalzante e continua, con la Croce Rossa.

Tutto questo cosa ha insegnato?

Ha insegnato che non possiamo più essere colti alla sprovvista. Sicuramente è in previsione un piano regionale diverso. Io mi immagino l’istituzione di una grande cabina di regia, come è stato con l’istituzione della Protezione Civile trent’anni fa. Nelle RSA delle stanze sempre ferme a disposizione, il controllo periodico dei materiali e delle scorte. Per noi è stata una grande lezione e  credo che tutto ciò ci permetterà di reagire diversamente. Mi aspettavo maggiore collaborazione da parte della Regione. Certo, l’evento era imprevedibile, non facile da gestire, e lo si è visto soprattutto a livello europeo: sono poche le nazioni che hanno preso la cosa per i capelli come l’Italia.    Ha lasciato la coscienza della solidarietà, l’unità d’intenti, ma alla fine quello che rimane è che è stata un’ecatombe, ed oggi sono pervaso dalla tristezza nel vedere quanta gente ancora non si è vaccinata, anche all’interno degli ospedali.  Quando vedi i dati delle mortalità attuali e consideri che il 96% non è vaccinato, devi farti delle domande. Sono preoccupato per la questione No-vax, con i tamponi da richiedere anche ai rappresentanti, e se questi non ce l’hanno io la medicina non la compro e non la posso dare poi ai clienti/pazienti.

Mi ha lasciato la soddisfazione di essere stato utile per la comunità. I farmacisti vengono visti sempre come palancai;  è chiaro che io ho un’azienda, ho 8 dipendenti, per cui prima di tutto devo garantire gli stipendi, ma tu lo vedi, a tutte le  associazioni io do soldi, e mi piacerebbe che la farmacia fosse ricordata anche per questo. E per finire rimane la figura di Wilson Tao, un piccolo grande cinese con gli occhialini,  e di tutto quello che ha fatto per noi tutti. Credo che solo per le mascherine abbia pagato di tasca sua circa 80.000 euro. Mi ha colpito  l’umanità del popolo cinese.

Ho chiesto al nostro Sindaco di conferire la cittadinanza onoraria a Wilson Tao, perché per tutto quello che ha fatto, deve avere un giusto riconoscimento. Conservo a casa un pacco di lettere di encomio da parte della Polizia, delle RSA di Adro, Clusane, Esine, Sale Marasino, Paderno. Ogni tanto le rileggo e vorrei che fossero lette, perché vanno al di là di ogni retorica. Alcune mi hanno davvero colpito. E poi conservo una coperta, che mi è stata donata dagli anziani di Esine, alla quale sono molto affezionato, e ogni volta che la vedo ricordo ciò che abbiamo fatto per loro.

La commozione prende il sopravvento, ed è giusto e bello fermarsi qui.

In una giornata di sole ho ascoltato parole che provenivano da un passato che oggi quasi non ci sembra di aver vissuto. Siamo fuori dal tunnel, cerchiamo di fare tutto quello che ci è possibile per non entrarci di nuovo.

Gianluca Serioli
da PUNTO D’INCONTRO nr.95
in uscita il prossimo 6 novembre 2021

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