Il signor “Gimondi Bike”

Il signor “Gimondi Bike”

Bergamo, maggio 2000, ventuno anni fa, 50 chili fa. Con la mia bici da corsa ero pronto, nella seconda griglia, a prendere il via per la mia prima “Gran Fondo Felice Gimondi”.  C’era anche lui, Felice il campionissimo, erano ancora gli anni in cui anch’egli partecipava, partendo davanti, in compagnia dei campioni. Era un onore per noi cicloamatori ritrovarlo poi sulle morbide rampe del Colle Pasta, salutarlo, e sentirsi salutati. Quello era un momento emozionante, che faceva il paio con l’emozione della partenza, dell’attesa, del countdown, dell’ultimo controllo alla pressione delle gomme, al computerino e tutto il resto.

Ingannavo l’attesa guardandomi in giro, alzando la testa tra migliaia di teste per vedere cosa succedeva là davanti: c’era un omone, andava avanti e indietro, su e giù per le griglie.  Con lo sguardo un pò da orso, scrutava la situazione, dava disposizioni, comunicava con lo speaker, dettava i tempi della partenza.  E quando poi finalmente tutti erano partiti non lo vedevi più… chissà che fine faceva. Ma allora correvo, cercavo di andare più forte possibile, e dell’omone non mi ricordavo più, almeno fino alla fine, al pasta party al Lazzaretto, alle classifiche esposte sui tabelloni. 

L’omone ho imparato a conoscerlo meglio già l’anno seguente, quando una geniale intuizione della famiglia Nulli, di Felice Gimondi e dell’omone stesso, portò a Iseo e tra le colline della Franciacorta la  GIMONDI BIKE, che quest’anno ha festeggiato la ventesima edizione. Il fatto di avere una competizione internazionale fuori dalla porta di casa, e di essere una vera pippa con la MTB,  mi ha dato la possibilità di apprezzare  questo evento non sotto l’aspetto agonistico, ma in quello organizzativo, oltre che di esserne assiduo e appassionato spettatore. Conoscere il prima e il dopo di un evento che negli anni ha acquisito il meritato prestigio, mi ha permesso di imparare tanto anche nell’ambito della mia attività di organizzatore di concerti, ma mi ha consentito soprattutto di conoscere da vicino Giuseppe Manenti, per tutti Beppe.

Lo so, state pensando che questo non è il periodo migliore per parlare di una manifestazione estiva: il Natale è alle porte, dovremmo farci gli auguri, che ne abbiamo tutti  bisogno più che mai. Invece voglio parlare della Gimondi Bike, di Beppe Manenti, e lo faccio proprio adesso che fa freddo e magari fuori nevica, dopo l’edizione che ha avuto meno successo di partecipanti iscritti (la pandemia ha fatto disastri in ogni settore), dopo la perdita dei suoi punti di riferimento: Vigo Nulli e Felice Gimondi, il campionissimo. Lo faccio perchè mi sembra giusto rendere omaggio ad una persona che per questa manifestazione,  che ha dato prestigio a Iseo, alla Franciacorta, è stata ed è tutt’ora tutto: mente, braccio, cuore e passione. 

Beppe Manenti, il signor “Gimondi Bike”

E’ bastato conoscerlo nel tempo per capire che il suo non è mai stato un comportamento da orso, bensì l’inevitabile e necessario atteggiamento responsabile di chi sa di avere creato un qualcosa di importante, con tutte le conseguenze del caso.

A parte la follia di continuare anche in tempi così terribilmente complicati, un organizzatore deve essere anche un accentratore di prima categoria, non solo perché il rischio economico se lo assume lui, ma anche perché quando ti trovi davanti al Prefetto e ti chiede se  hai posizionato la segnalazione in un determinato punto del percorso, io organizzatore devo essere certo che è stata messa, non posso demandare. Anche la sorveglianza degli incroci, se una persona per un qualsiasi motivo la mattina non si presenta, io devo  essere sicuro che quel punto non sia scoperto, devo insomma avere pronto il piano B.  Il mio magazzino a Bergamo  è tutto inventariato, oltre 5.000 pezzi, e ultimamente ho cominciato a costruirmi una “scaletta lavori” da consultare, per essere sicuro di non dimenticarmi nulla, perché gli anni passano, e mentre da una parte invecchio, dall’altra le esigenze logistiche e di sicurezza aumentano, tutto diventa sempre più complesso e non posso permettermi dimenticanze”.

Nel 2022 sarà la ventunesima  edizione della Gimondi Bike. Hai mai quantificato il tempo che serve per organizzare un’edizione?

Non ho mai pensato a questo, anche perchè è impossibile. E’ un’attività costante, che si svolge lungo tutto l’anno. Un po’ come gestire una pagina social: ti vengono delle idee, delle modifiche da effettuare, degli spunti, te li annoti e poi  li vai a riprendere quando è il momento. Anche per ciò che riguarda la brochure che  viene  fatta ogni anno dietro c’è un lavoro di ricerca  accurato per trovare la grafica giusta, che noi cambiamo ad ogni edizione. Lo facciamo cercando tra le riviste straniere, passando giornate intere nelle librerie a Milano, selezionando le fotografie giuste tra le migliaia in archivio. Cerchiamo di trovare lo spunto per una grafica che sia congegnale al  tema che ogni anno diamo alla manifestazione.

Se da un lato organizzare e gestire la Gimondi Bike richiede grande passione, spirito di sacrificio e una enorme mole di lavoro, è pure vero che venti edizioni vogliono dire anche meccanismi collaudati, un treno che viaggia su binari sicuri. Oggi quale è la fatica maggiore per un organizzatore di un evento di simile portata?

La fatica più grossa della Gimondi Bike è pulire i sentieri da un anno all’altro. Siamo 5/6 persone che, muniti di motoseghe e decespugliatori,  tutti i sabati di luglio e agosto, si dedicano a questo. Posso affermare tranquillamente che se non ci fosse la Gimondi Bike in collina non ci sarebbero più sentieri. Abbiamo fatto ripristinare strade, non solo sentieri,  che i contadini avevano fatto sparire.

In questa occasione non voglio soffermarmi sui grandi campioni che sono presenti nell’albo d’oro della Gimondi Bike. Mi interessa conoscere “quello che c’è dietro” e che la gente non vede, giusto per far capire quanto lavoro c’è dietro una manifestazione di un giorno.

La Gimondi Bike è un mondo di numeri, che abbiamo pensato bene di catalogare. Ogni anno viene preparato un report da mandare alla stampa, ai Comuni e agli sponsor. Lì riportiamo tutto ciò che ha contraddistinto l’edizione appena finita. Proprio in questi giorni va in stampa il report relativo all’anno 2021. Ogni report  racchiude la storia della edizione appena conclusa. Lì si trova tutto: il colore dei numeri usati, il tema, il meteo, gli iscritti, le statistiche, gli sponsor. Possiamo dire che sia l’enciclopedia della Gimondi Bike. 

Foto: Gimondi Bike – www.gimondibike.it

Un tomo di 300 pagine

Sì, possiamo affermare di trovarci di fronte a una sorta di enciclopedia. Ecco tra le mie mani infatti il report dell’anno 2019. Un tomo di 300 pagine, con dentro tutta la potenza organizzativa e comunicativa della Gimondi Bike: statistiche, classifiche, indici di visibilità sui social network, sul sito ufficiale, il report fotografico, i comunicati stampa emessi durante tutto l’anno, i ritagli degli articoli apparsi sui quotidiani, sulle riviste mensili e le segnalazioni sul web. I commenti dei partecipanti, gli sponsor, l’indotto  sul territorio e tantissimo altro. Un lavoro certosino e pregevole che fa capire come dietro alla costruzione di una manifestazione di successo ci deve essere per forza un grande lavoro di organizzazione e di cernita, non improvvisato ma frutto di studio e di esperienze maturate nel tempo.

Sfogliando il report trovo appagamento a tutte le mie curiosità, anzi, trovo più di quel che pensassi, nulla è trascurato, nulla è lasciato al caso. Per citare tutti i dati ci sarebbe bisogno di molte più pagine, ma mi soffermo su quelli più significanti.

Quanta gente ci vuole?

Sono 450 circa le persone a supporto ogni anno dell’evento “Gimondi Bike”. Suddivise in molteplici settori logistico organizzativi, troviamo gli addetti alle premiazioni, addetti al computer, l’assistenza medica (Croce Rossa Iseo), i commissari gara FCI, i commissari internazionali UCI, i coordinatori organizzativi, il direttore di gara, le Forze dell’Ordine, i fotografi delle agenzie accreditate e quelli dell’organizzazione,  i meccanici dell’assistenza meccanica, i medici di gara, i motociclisti al seguito, gli operatori infopoint, gli operatori dell’ufficio stampa, i responsabili della comunicazione, gli addetti alla viabilità e percorso (Protezione Civile dei Comuni coinvolti),  Carabinieri e Polizia, il servizio di custodia biciclette, la segreteria generale, lo speaker, lo staff allestimento tecnico, lo staff area hospitality, lo staff cronometraggi, lo staff distribuzione numeri e pacchi gara, lo staff ristori e rifornimenti, lo staff Pasta Party (quando previsto), lo staff radio, le vallette addette alle premiazioni, i vigilantes notturni dell’area expo e dell’area hospitality.

L’area Expo

450 metri quadri di qualità, allestiti con cura, con 16 aziende espositrici che vanno dalle MTB all’abbigliamento tecnico, dai ciclocomputer agli integratori alimentari (dati edizione 2019)

Un mondo di numeri

E tra i mille numeri citati che caratterizzano un’edizione della Gimondi Bike, eccone solo alcuni: 2525 il numero massimo di iscritti (anno 2006), 1100 gli iscritti alla prima edizione (anno 2001), 33.000 i bikers che hanno partecipato alla Gimondi Bike da quando è nata, 126 il numero massimo di donne iscritte (anno 2004), 16 gli sponsor e main sponsor della ultima edizione (dati del 2019), 71 gli sponsor e main sponsor totali dal 2001, alcuni presenti da sempre (vedi il Gruppo Nulli), altri da più anni e altri ancora nuovi e “conquistati” da innovative forme di promozione e di visibilità dell’immagine e del brand. 17 gli atleti fedelissimi che in 19 anni (dati edizione 2019) non hanno mai perso una pedalata e hanno partecipato a tutte le edizioni. 54 le testate giornalistiche che hanno promosso la Gimondi Bike,  24.789 gli stampati promozionali redatti in 98 forme diverse (pettorali, striscioni, cartelli, moduli, locandine., manifesti, banner, adesivi, inviti, ecc.. ecc..). 5439 i followers su Facebook, 1298 i followers Istagram, 400.000 le persone raggiunte sui social (dati 2019), 9.500 le newsletter inviate (dati 2019).  41.718 gli abitanti coinvolti (Iseo, Provaglio, Passirano, Cazzago, CorteFranca) 127 Articoli pubblicati, 3.000 bicchieri ristori , 182 cartelli distanze chilometri- che, 102 kg di banane, 31 kg di mele, 2.100 litri di acqua, Thè, bibite,  540 litri di integratori preordinati,  2080 fotografie scattate dai fotografi ufficiali,  59.000 fotografie scattate dalle agenzie fotografiche ai partecipanti, 375 frecce segna percorso (una ogni 140 metri), 134 incroci e deviazioni sul percorso, 2.400 metri di striscioni posizionati, 2.400 metri di transenne. Materiali che vengono montati,  smontati a fine gara, puliti (quando le edizioni sono di pioggia e fango) e poi riposti numerati nel magazzino in vista della stagione seguente. Davvero tanto, tantissimo lavoro, per il prestigio di un territorio.

Foto: Gimondi Bike – www.gimondibike.it

Ma al di là di tutti i numeri, delle doti innate, dei sacrifici, dei problemi da risolvere e di quell’asticella delle aspettative da alzare  ogni anno, l’aspetto migliore che ho conosciuto di Beppe Manenti è quello umano. Ecco l’ennesima lezione:  non ci si deve fermare mai alle apparenze, perché se anch’io l’avessi fatto, senza voler conoscere da vicino, dal “dentro” cosa è la Gimondi Bike, mi sarei limitato alla figura di quel giorno di ventuno anni fa a Bergamo, cioè di quell’omone visto là davanti, tra le migliaia di cicloamatori impazienti di prendere il via, un orso che andava su e giù, avanti e indietro. Conoscerlo mi ha consentito di presenziare alle conferenze stampa della Gimondi Bike, impeccabili (anche nei buffet!). Mi ha dato l’opportunità di vedere una persona commuoversi e lasciarsi andare alle lacrime la prima volta che sul tavolo riservato ai relatori non c’era più la targhetta con scritto “Felice Gimondi”. Mi ha dato l’opportunità di vedere un omone abituato a stare sempre nelle retrovie, lavorare duro, lasciando il palcoscenico ad altri, alzarsi, prendere in mano il microfono e trasformarsi in presentatore, seppure leggendo, giusto per dimostrare che, seppur tra mille difficoltà, la Gimondi Bike va avanti, anche se è una follia andare avanti, una bellissima follia.

Alla fine forse sì, forse questo era il momento giusto di raccontare del “Signor Gimondi Bike”, perché è Natale, e in questa storia c’è tanto sentimento, c’e il ricordo di persone, imprenditori e campioni cui vorremo sempre bene.

Gianluca Serioli

da PUNTO D’INCONTRO nr.96 del 15/12/2021

Se vuoi abbonarti e ricevere ogni uscita di PUNTO D’INCONTRO al tuo domicilio e alla tua mail, scrivi a:

piacereiseo@libero.it // tel. 346 0902200