… e noi come stronzi rimanemmo a guardare

… e noi come stronzi rimanemmo a guardare

Che cosa è il rimpianto? E’ il ricordo nostalgico e dolente di persone o cose perdute, delle occasioni mancate, di quello che sarebbe potuto essere e non è stato, del senso di incompiuto che pervade gli animi e le coscienze di chi, almeno per un attimo, ha provato a cambiare le cose.

Sono giorni difficili per il nostro paese, inteso in senso locale. Tempi duri, di grande incertezza. Si respira aria di rassegnazione e smobilitazione. Le polemiche impazzano, il gruppo social “Iseo da migliorare” è una pentola di fagioli, e del resto chi dovrebbe spiegare o per lo meno fare il pompiere, latita, è assente, e così l’incertezza aumenta, insieme allo scoramento.

Argomenti di discussione?

C’è l’imbarazzo della scelta, purtroppo. Avevo pensato inizialmente di affrontarli uno ad uno, argomentandoli,  ma sarebbe stato necessario tantissimo spazio e tanto tempo, ma soprattutto si è fatta strada la convinzione nefasta che ormai “i buoi sono fuori dalla stalla”.

Iseo ce la siamo fatta portare via dalla politica, che potrebbe essere anche una buona notizia se la politica mantenesse fede al suo originale significato:

“Politica = Il complesso delle attività che si riferiscono alla ‘vita pubblica’ e agli ‘affari pubblici’ di una determinata comunità di uomini…”

Invece la politica oggi è tutt’altra cosa, è una sorta di Risiko estremizzato, dove le componenti della maggioranza diventano avversarie  l’una dell’altra e pensano esclusivamente a tenere alta la bandiera del proprio partito, in ossequiosa devozione verso chi le ha sponsorizzate alle ultime elezioni. 

Ci siamo fatti portare via l’ospedale da un ingegnere minerario messo a capo dell’ASST Franciacorta, con uno stipendio lordo di 180.000 euro annui. Secondo voi, l’ingegnere minerario sarà più sensibile al grido di dolore di una comunità e di tre leonesse che non si danno per vinte ancora oggi, oppure alle direttive di chi lo ha messo lì, senza essere medico e senza avere neppure una qualifica sanitaria, con una paga mensile di 10.000 euro al mese netti?

E il nostro Sindaco cosa può e potrà mai fare se non adeguarsi alla situazione, cedere a sua volta al compromesso imposto da chi lo ha appoggiato e spinto alla carica di Sindaco di Iseo quando ancora oggi quasi tutti ci chiediamo perché, dopo due legislature tormentate, esso abbia voluto nuovamente candidarsi?

L’Istituto Antonietti ed il Basket Iseo si sono visti nuovamente e improvvisamente portar via il palazzetto, dopo 20 mesi di attesa e dopo esserne tornati in possesso da solo un mese, giusto il tempo di completare i traslochi dalle sedi dove erano stati esiliati (particolarmente il Basket).

La sicurezza prima di tutto, dobbiamo fare la terza dose in tempi rapidi, si deve  sconfiggere il Covid”  —  direte voi, e su questo siamo tutti d’accordo. Ma sono i modi, Dio bono, sono i modi che ti fanno capire quanto ormai le persone e chi svolge importanti ruoli di servizio sociale verso la comunità siano oggi “soldatini” da spostare di qua e di là a piacimento, secondo gli interessi della politica, sempre quella. Quel non prendere in considerazione neppure un minimo accenno di solidarietà verso chi viene ulteriormente danneggiato e rischia di chiudere la propria attività,  e quella repulsione a qualsiasi tentativo di confronto e ascolto al fine di trovare una soluzione alternativa (che si sarebbe trovata eccome), arrivando addirittura a “dissociarsi” con sdegno dalla protesta di giovani studenti, trattati come no-vax e mandando loro le Forze dell’Ordine.

Ma secondo voi, l’ingegnere minerario, sempre lui,  sarà più sensibile al grido di dolore di una scuola e di 1.200 studenti, di una società sportiva con oltre 200 giovani e 50 anni di storia, oppure alle direttive di chi lo ha messo lì, senza essere medico e senza avere neppure una qualifica sanitaria e gli ha permesso di guadagnare 10.000 euro al mese netti? E il nostro Sindaco cosa può e potrà mai fare se non adeguarsi alla situazione, cedere a sua volta al compromesso imposto da chi, proprio per le sue indubbie doti professionali di medico lo vedrebbe molto bene come futuro dirigente dell’ASST , sicuramente meglio  di un ingegnere minerario?

E intanto sui social, come già scritto, ci si preoccupa delle luminarie; impazzano i commenti, i giudizi spesso impietosi, sulla strada del disgusto e della derisione, le critiche aspre, e gli immancabili “io avrei fatto così” oppure “possibile che non abbiano pensato a fare cosà?” oppure ancora “guardate Sarnico, Pisogne, Lovere, e noi siamo qui in un paese senza luci, buio, triste, morto” , fino all’immancabile capro espiatorio: ”Iseo è paese per vecchi, dove comandano i residenti, i commercianti contano nulla e il comitato antirumore la fa da padrone”. 

Il sottoscritto invece non se la prende più con l’amministrazione, ne con la maggioranza e neppure con il Sindaco.

Non gliene frega niente, non ha mantenuto una promessa che sia una, è inaffidabile, non si vede mai, ci ha tirato in giro tutti” dicono oggi in tanti.

Il sottoscritto invece pensa che il Sindaco stia soffrendo molto questa situazione, questo essere tra l’incudine di una comunità che ha creduto nella sua figura di medico e il martello di una classe politica con la quale ha stretto una sorta di patto col diavolo ed ora è arrivato il momento di pagare il dovuto. Per non parlare della Giunta e maggioranza che dirige (o forse no),  litigiosa e anche irrispettosa nei suoi confronti.

Il sottoscritto è stufo piuttosto di sentire sempre i soliti bla bla bla, di gente che quando è il momento di metterci la faccia, di partecipare alla causa comune, sparisce, si ritira, per rifarsi viva puntualmente quando le cose cominciano a mettersi male, mediamente e storicamente (visto che a qualcuno piace tirare fuori l’argomento delle consuetudini storiche e comportamentali del paese) dopo due anni di mandato elettorale, giusto il tempo di capire che si è stati traditi per l’ennesima volta, che il voto dato non è servito a nulla, sempre che certa gente abbia votato…  

Il sottoscritto è stufo di fare articoli di denuncia e di firmarli al posto di chi li ha suggeriti, ma non vuole mai esporsi perché “io c’ho un lavoro, io c’ho una attività, io c’ho un’immagine etc… etc…”

C’è una persona, un amico, che sui social sporadicamente  commenta  i  vari  post di critica  feroce  contro  l’attuale  amministrazione.  Lui, dichiaratamente di sinistra, potrebbe dilettarsi a sparare sulla Croce Rossa, stigmatizzare  gli  errori di chi ci sta amministrando per poi annientarlo  inesorabilmente  con  argomentazioni precise ed efficaci. Invece, deluso e disilluso si limita ad una constatazione  tanto semplice quanto perentoria:

“Qualcuno,  questi qui,  li avrà pur votati!”

Ecco, vogliamo una  volta  tanto dare ad ogni cosa il suo nome,  il suo peso  ed il suo giusto valore? Qui si parla tanto di “cambiamento”, di affidare il ruolo di Sindaco a persone giovani, magari non di Iseo.    Non sono argomenti nuovi, si ripetono nel tempo, come dicevo, mediamente a metà mandato di una legislatura rivelatasi insoddisfacente.  Ma sono proposte e intenzioni che poi, quando si arriva al momento della campagna elettorale ed alla formazione di liste civiche che propongono l’agognato cambiamento, svaniscono,  volano via.    Le persone si dileguano proprio, vogliono evitare imbarazzi, e si torna al solito: “Io c’ho un’attività, io non posso espormi, io c’ho un’immagine, io sto aspettando l’autorizzazione ai lavori e non voglio avere problemi, etc… etc… etc…”.

Quindi, signori miei, se è vero che Iseo non cambia mai, che la politica non cambia mai, che le persone sono sempre le stesse, è altrettanto vero che i primi a non cambiare sono proprio coloro che predicano il cambiamento.

Se si vuole cambiare bisogna imparare (quanti di voi, per esempio, vedono i consigli comunali?);  se si vuole cambiare bisogna partecipare (ricordo le serate organizzate contro l’apertura del Conad, proprio su suggerimento dei commercianti, salvo poi venire tradito dagli stessi, con la partecipazione di esponenti che poteva essere contata sulle dita di una mano). E poi ancora, l’incapacità di costituire un’associazione commercianti degna di tal nome, in grado di incidere sul territorio e di far valere le proprie ragioni e i propri diritti.

Se si vuole cambiare davvero bisogna metterci la faccia, andare oltre l’interesse personale, ragionare sulla globalità, sul bene comune, cosa che ad Iseo non avviene da anni.  Se si vuole cambiare bisogna lasciare da parte l’egoismo e l’opportunismo, e non ripetere gli errori del passato, quando, nel maggio di due anni e mezzo  fa, ogni tentativo di formare una lista civica risultò vano, per mancanza  di persone disposte a mettersi in gioco, e quelli disponibili preferirono cercare rifugio sotto l’ala protettrice della politica e dei partiti, e oggi vediamo il risultato di questa scelta.

Quando organizzare un confronto pubblico a 360 gradi tra i due candidati sindaci, risultò vano, e venne stroncato definitivamente dalla volontà di alcune associazioni del territorio di non voler allargare a temi globali un incontro organizzato esclusivamente sul tema del sociale e delle associazioni.     Il risultato qual è stato? E’ stato che dopo pochi mesi le stesse associazioni si sono trovate  sfrattate dalle rispettive sedi, senza spiegazioni. E oggi sono qui a lamentarsi, insieme agli altri di questa lontananza del Comune dalla comunità.

Maggio 2019: il rimpianto è in un  mese e in tutto ciò che NON vi è accaduto. Lì abbiamo perso un’occasione, perchè era il momento di cambiare velocità al nostro paese, che era sì in difficoltà, ma lo erano anche gli altri paesi, i quali però da lì, piano piano, hanno intrapreso la strada della crescita, passando dalla partecipazione e condivisione con la comunità. Noi invece ci siamo fermati, non abbiamo colto l’attimo, e non ci siamo accorti (o abbiamo fatto finta di non accorgerci) che attorno stava crescendo un muro, quello dell’isolamento, e non abbiamo fatto niente per evitarlo, e la pandemia non può diventare un alibi, non più.

Voglio proprio vedere come va a finire, e attendo il 2024 con curiosità (sempre che non si vada a votare prima). Chissà che l’incertezza e la desolazione che viviamo oggi non porti a far prevalere il senso di autocritica e siano in tanti ad ammettere che 31 mesi fa, a maggio, “noi come stronzi rimanemmo a guardare.”

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NB: Il titolo utilizzato non vuole essere offensivo. Si tratta del titolo del nuovo film di PIF, una denuncia sulla precarietà nel mondo del lavoro.  Deriva dalla frase:

“Noi che tutto questo peggio l’abbiamo visto crescere, che cosa abbiamo fatto per arginarlo? E sai cosa ci risponderemo? Noi come stronzi rimanemmo a guardare!”

Gianluca Serioli

da PUNTO D’INCONTRO nr.96 del 15/12/2021

Immagine di copertina: Michele Maffei (profilo personale social)

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