Lorenzo è un’anima bella, delicata, umile, ma non arrendevole, bensì fiera e dignitosa. Se dovessi paragonarlo ad un fiore, sarebbe sicuramente un “Dente di leone”, più comunemente conosciuto come “soffione”. Un fiore perenne, che cresce spontaneamente praticamente ovunque: sul ciglio delle strade, ai margini dei campi coltivati, nei prati.
Il Dente di leone in passato era considerato, una pianta infestante, da estirpare, proprio come questo mondo, amorfo ed appiattito, vorrebbe estirpare i sensibili. Un mondo dove ci si accontenta di leggere il giornale del giorno prima, che tanto è tutto e sempre uguale, oppure, come scrive Lorenzo – “dove si considera la vita un susseguirsi di ore passate a calcolare stipendio e conto in banca”.
Nel linguaggio dei fiori, il Soffione simboleggia la forza, la speranza e la fiducia. Si narra che Teseo mangiò per 30 giorni di fila solo denti di leone allo scopo da diventare abbastanza forte per affrontare e sconfiggere il Minotauro. Il Soffione è legato all’idea del distacco e del viaggio. I suoi semi sembrano rappresentare perfettamente le fasi del ciclo della vita che ognuno di noi è destinato a compiere: si raccolgono in una sfera piumosa pronti a disperdersi al primo soffio di vento. Simili a paracaduti, volano nell’aria attaccati a piccoli ombrellini, e non mi stupisco più di tanto nel considerare come l’ombrello colorato e gli ombrellini su di esso disegnati , siano il simbolo di questo libro, lo strumento di vita e di speranza dell’Uomo della pioggia.
Il Soffione incarna prepotente la metafora della vita di ognuno di noi: per poter fiorire, ciascuno deve staccarsi dalla propria origine, affrontando il proprio viaggio senza paura, pronto a lottare contro le intemperie e a cogliere ogni opportunità, la possibilità di rinascita e l’idea del cambiamento. C’è una frase, molto esplicativa, tradizionalmente associata a questo fiore : “Ogni respiro è una seconda possibilità”.
Nel suo libro “Le Fate dei Fiori – Il Libro delle Bambine” , la scrittrice Cicely Mary Barker sottolinea la forza del Dente di leone:
“Guardate le mie foglie dentellate, soffiate le lancette del soffione- Guardate, fra le siepi, le mie ondate, guardate il prato, il sentiero, guardatemi in giardino, allegro e fiero! Raccoglietemi pure: io cresco ancora, senza chieder permesso né scusarmi, che fate con le vostre zappe, allora? Non riuscirete mai ad estirparmi! Nessuno mi può fare impressione, perché io sono il Dente di Leone!”
Anche se calpestato dall’uomo, il Soffione torna sempre in posizione eretta, è questa è una buona notizia, così come Lorenzo Gabanizza è una buona notizia.

Nelle 200 pagine di questo suo lavoro c’è tutto: la natura, l’amore omosessuale, la solitudine, i poeti incompresi e colpevoli, gli emarginati, l’egoismo, il bullismo, la persecuzione, la cupidigia, l’ipocrisia, il turbamento ed il conflitto interiore, l’opportunismo e quel becero scendere dal carro della vittima caduta in disgrazia per salire su quello del nuovo vincitore. E poi, ancora, l’indifferenza, la pace, la giustizia (ma anche l’ingiustizia), la ricerca quasi supplichevole dell’innocenza perduta (restituiscici l’innocenza), il rimorso e il rimpianto, l’ambizione (che orribile verità l’ambizione). Ed infine, ci sono pure l’ironia, la fantasia e lo spirito di osservazione, che uniti originano un racconto dall’incedere “gaberiano”, simpaticamente intenso e “storico”, partendo da un banale PELUCCO DI POLVERE depositato sulla fidata macchina da scrivere Olivetti, che diventa teatro di una singolar tenzone tra piccoli pelucchi quali Napoleone Bonaparte, Mussolini (Il Pelucco è dunque nobile – non perché è fascista, quanto per la sua appartenenza alla storia), Hitler, Saddam, Re Umberto I, Stalin, Lenin, Cleopatra, affidando alla figura massima la chiosa finale: “speriamo che Dio non si decida a pulire la Sua macchina da scrivere…sarebbe una strage!”
Quella di Lorenzo è una scrittura delicata e scorrevole, mai noiosa ne elaborata, semplicemente avvolgente. Con una descrizione curata e mai banale il lettore viene preso per mano e calato nel contesto, vivendo il paesaggio e le sue nostalgie, i suoi profumi, il caldo il freddo, il carattere delle genti, i loro turbamenti. Un susseguirsi di racconti e di novelle con degli spunti che ricordano gli incantesimi delle fiabe irlandesi e dei romanzi di Dickens. Storie che a volte sembrano uscire dal tema, ma poi d’improvviso si svelano nella verità che l’autore ti presenta: una carezza all’anima oppure un pugno nello stomaco della coscienza.
Lorenzo ci parla attraverso i suoi personaggi, le loro azioni e le loro vite contorte, e solleva temi e tematiche invitandoci alla riflessione. Ma non pecca mai di presunzione, le sue non sono mai condanne, bensì tentativi di risoluzione benefica, di assoluzione, di redenzione: “Dobbiamo seminare affinché nasca qualcosa di buono. Dobbiamo essere diversi da loro!”.
Semmai la condanna la riserva proprio a se stesso e a quelli come lui, i sensibili, come ne I POETI COLPEVOLI, quando nel tragico epilogo della ribellione dei poeti contro il sindaco che aveva dato ordine di bruciare tutti i libri nella pubblica piazza, si rivolge all’omicida, il poeta Renato Farina:
“Tu eri il più dotato di noi, ma ti sei lasciato vincere dall’odio ed ecco, hai distrutto la nostra speranza di esistere. Dimmi, chi crederà ai grappoli di glicine dei nostri romanzi? Chi ci crederà più adesso?”
Il conflitto interiore, l’innocenza della giovinezza e la natura sono temi che vengono affrontati senza mai cadere nello stucchevole, con una delicatezza e semplicità di chi è abituato a entrare sul palcoscenico della vita in punta di piedi, dote purtroppo sempre più rara. –
“Il più grave peccato di questo mondo è quello di impedire alla gente di essere felice” – e poi ancora – “Mi resi conto di quante catene l’uomo moderno si ricopre, ferraglia inutile che appesantisce il suo incedere e lo accomuna più ad un dannato dantesco che all’essere umano dignitoso creato da Dio – Non esiste l’inferno né esiste la pena inflitta da Dio, perché noi siamo già di castigo a noi stessi. Noi con le nostre rozze mani, con le menti contorte e i cuori avvizziti. – La vita dovrebbe essere una esperienza lieve come il parlottare dei merli all’alba. Oh se potessimo essere tanto lievi e liberi come gli elementi della natura. Potesse la nostra anima essere tanto grandiosa. Se solo potesse”. (SINFONIA D’AUTUNNO)
Sì, in questo libro c’è tutto il pensiero di Lorenzo Gabanizza. La costante riflessione sul senso di ogni cosa, la ricerca dell’isola che non c’è, di un mondo personale da vivere intensamente in ogni sua essenza, come fosse un guscio di protezione, quel concetto di togliere anziché aggiungere tanto caro a lui e al sottoscritto, un ritorno alle origini: “Tutto quello che mi bastava era a portata di mano: i miei libri, i quaderni, un piatto caldo e un letto. Ma non voglio dare una impressione sbagliata di me stesso: non ero un eremita, tutt’altro; se mi capitava la gente giusta potevo passar con loro intere ore di divertimento e bagordi”. (IL CACCIATORE).
L’UOMO DELLA PIOGGIA è l’appiglio che i sensibili cercano per restare attaccati ad un mondo che dovrebbe essere diverso ma non cambia mai. E’ l’amico invisibile che non ti abbandona, che ti capisce, e ti spinge a una nuova giornata. E’ senso di rivalsa, la convinzione di dimostrare a chi è la fuori che io come persona valgo, non sono solo un sognatore. Lorenzo vale, non è solo un sognatore, e lo dimostra con la sua musica, con la scrittura.
L’uomo della pioggia è un’immensa distesa di “Denti di Leone”, scrollati perennemente dai venti dell’ingiustizia terrena, che finiscono frantumati a terra, ma poi ricrescono e si rinnovano, di giorno in giorno, sempre più forti e fieri.
Forse non ce ne rendiamo conto, ma ognuno di noi sul fianco dell’armadio della propria camera ha poggiato un ombrello colorato con sopra tanti piccoli ombrellini disegnati… che ci da la forza e il coraggio di guardare negli occhi l’uomo della pioggia e di chiederci se il bambino che eravamo è contento dell’uomo che siamo diventati. Questo libro è un brodo caldo per l’anima, leggerlo mi ha fatto bene.

Gianluca Serioli
da PUNTO D’INCONTRO nr.97 del gennaio 2022
Immagine di copertina: Lorenzo Gabanizza (pagina personale facebook)

