Lasciare un’impronta…

Lasciare un’impronta…

L’altra sera sono andato alla presentazione del nuovo progetto dell’Oratorio di Iseo. Presenti numerose persone, in rappresentanza dell’oratorio (inteso come consiglio direttivo e volontari che da anni si sono messi a disposizione per spingere un carro a volte leggero, altre volte tremendamente pesante), della comunità, dell’amministrazione comunale, intesa però solo come espressione della minoranza. Che io sappia della maggioranza non era presente nessuno, tanto meno il Sindaco, il quale sembrava avesse inizialmente confermato la presenza (vox populi). Da Clusane sinceramente non mi sembra sia venuta tanta gente, anzi, quasi nessuno.

E’ stata una presentazione a tre. Don Giuliano ha introdotto e chiuso la serata, l’architetto Ezio Pedrocchi, il tecnico incaricato dall’Oratorio per seguire l’iter burocratico, la stesura dei progetti, ecc…, ha illustrato non solo il progetto ufficiale, ma anche tutto il percorso, lungo ben 14 anni, che ha portato finalmente ad ottenere il nulla osta da parte della Sovrintendenza, Sergio Alebardi, che si è occupato dell’aspetto economico dell’operazione, ossia i costi, i finanziamenti, i tempi.

Il clima che aleggia non è dei migliori, e non è colpa del caldo. La serata, che dovrebbe manifestare curiosità,  entusiasmo ed emozione, mano a mano che si sviluppa trasuda invece amarezza, preoccupazione, anche rabbia, perché Iseo non è uguale agli altri paesi, e negli ultimi tempi non passa giorno che non si perda occasione per confermare questa considerazione, purtroppo in senso negativo.

Sarò molto sincero in questo lungo scritto, e non mi riesce per niente difficile, perché nella mia vita, almeno fino ad oggi, non sono mai riuscito a fare il paraculo o il leccaculo, ne di Sindaci, ne di Preti, tanto meno Prevosti. Un grosso limite, che mi ha creato non pochi problemi, ma io, nonostante le mille difficoltà, equivoci, disguidi, ingiustizie patite, continuo a sentirmi bene nella mia onestà, trasparenza e soprattutto coerenza. Quindi anche qui sarò sincero e coerente, ed esporrò le mie umili impressioni e considerazioni

Ho visto un Don Giuliano stanco, deluso, “incazzato”, determinato comunque a cercare le residue forze per essere battagliero fino alla fine. Un Don Giuliano che per l’ennesima volta rischia di andare a Roma senza vedere il Papa (vabbè… metafora un po’ così, però si capisce). Un Don Giuliano che sa di essere ormai prossimo alla fine della sua esperienza iseana e che teme di non riuscire a lasciare un’impronta positiva in questo luogo. E che forse capisce (ma questo penso lo abbia capito quasi sin da subito) di non essere riuscito a instaurare un rapporto sincero con la totalità della comunità iseana e particolarmente quella clusanese. Qualche volta per colpa sua, ma certamente NON sempre per colpa sua.

Perché questo clima? Perché questa amarezza? Semplicemente perché l’altra sera è stato presentato ufficialmente un progetto che, alle ore 20 del 13 luglio 2022, sembra che  NON si farà (ma io confido  ancora nel buonsenso e in un finale positivo).

Io non volevo andarci alla presentazione, perché, sempre sinceramente parlando, sapevo di questo muro contro muro tra Oratorio (nella figura di Don Giuliano) e Amministrazione Comunale (maggioranza), ma ero altresì convinto che fosse solo ed esclusivamente un gioco delle parti che si sarebbe concluso a tarallucci e vino, anche perché è evidente a tutti che trasformare un progetto del genere da sogno a realtà sarebbe un fiore all’occhiello di qualsiasi amministrazione comunale, e quella di Iseo ha assolutamente bisogno di mettere a segno qualcosa di buono, utile, funzionale, lungimirante, come si suol dire… di “metterci sopra il cappello”.  Invece no, incredibilmente ho assistito ad una serata nella quale non credevo ai miei occhi e alle mie orecchie.

Capisco che Don Giuliano riesce a fatica a contenere l’amarezza da un gesto apparentemente insignificante, che ai più probabilmente è sfuggito: quando l’arch. Pedrocchi arriva all’ultima pagina dell’illustrazione del progetto, questi si accorge che in realtà si tratta della penultima slide, perché all’ultima c’è una citazione di Don Bosco, a concludere la presentazione.

“Ah sì, poi c’è una citazione di Don Bosco, però vabbè, ecco, la presentazione è finita”… chiosa Pedrocchi, ed è qui che invece Don Giuliano lo sollecita più volte, dicendogli a bassa voce: “Leggila, devi leggerla”.

E allora Pedrocchi la legge, questa citazione, che dice:

“Prima d’intraprendere una cosa, ci accertiamo che è volontà di Dio che la cosa si faccia. Avuta questa certezza, noi andiamo avanti: parrà che mille difficoltà s’incontrino per via, ma non importa; Dio lo vuole, e noi stiamo intrepidi in faccia a qualunque ostacolo”.

Qualcuno potrebbe leggere questo atteggiamento come un atto di arroganza del Parroco, io invece ci ho letto proprio la sofferenza di un uomo, prima ancora che di un prete. Un uomo che in questi giorni ha pensato continuamente a tutto ciò che ha fatto in questi 14 anni per arrivare ad un passo dalla meta, che ora vede di nuovo sfuggire. Alle difficoltà incontrate sulla via, che ce ne sono state tante, e sono state pure elencate. Una sequela di modifiche di progetti, bocciature, varianti, ripresentazioni, accettazioni da parte di Sovrintendenti che poi venivano sostituiti, e quelli che subentravano la pensavano diversamente, e quindi si ricominciava da capo, il tritacarne della burocrazia. La bocciatura del progetto dei parcheggi interrati, per la questione acquedotto e falde acquifere, con Brescia Mobilità che dopo 5 anni ha rinunciato, si è tirata indietro, e l’Oratorio ha visto sfumare la ristrutturazione completa della palazzina, delle aule. 14 anni di docce scozzesi, in cui la politica e la burocrazia hanno sempre prevalso sulla ragione, con circa 15.000 euro spesi solo per consulenze, progetti. Polemiche tenute nascoste per quieto vivere, a denti stretti, sempre pensando che prima o poi il sole sarebbe arrivato.

Ed il sole è arrivato, con la Sovrintendenza che finalmente ha dato parere favorevole al progetto, ed eccoci qui a vederlo questo progetto:

Il Progetto

Il progetto è bello, non prevede scavi, nessun pericolo per la falda acquifera. Prevede un bar e 8 aule per una metratura che andrebbe più o meno a raddoppiarsi rispetto alle aule attuali, piccole, vetuste e difficilmente raggiungibili da persone disabili (scale ecc…). Una dislocazione della struttura per nulla invasiva, che si sviluppa nella parte bassa dell’oratorio (quella del campo sportivo) eliminando le barriere architettoniche a cui ho appena accennato.

Nella forma riprende il disegno del Vantini della piazza Garibaldi di Iseo e più ancora la Piazza del Mercato di Rovato, con porticati a generare una sorta di anfiteatro, ad affacciarsi sull’area sportiva, dove verrebbero realizzati un campo da calcio a 7, un campo di pallavolo (o pallacanestro), e un’area giochi per i più giovani. Nel pieno centro della struttura, quasi ad assumere il simbolo di seme (della ragione e della cultura), è prevista una sala polivalente di 300 posti, che potrebbe essere utilizzata come teatro (ma non si può dire teatro perché fa paura), incontri, convegni, riunioni ecc…

Sopra la sala polivalente, al posto del tetto, era stata proposta la realizzazione di un piccolo anfiteatro, a guardare verso il Santuario della Madonna della Neve, ma anche qui, mai pronunciare la parola anfiteatro, che fa paura, ed infatti la Sovrintendenza l’ha bocciato chiedendo la posa di un normale tetto.

La palazzina del centro giovanile tornerebbe all’originale, con l’eliminazione del porticato. Al primo piano verrebbe realizzata l’abitazione del curato e a quello inferiore, dove ora c’è il bar, troverebbero destinazione gli uffici e la segreteria dell’oratorio e una sala riunioni.

Più guardavo il rendering del progetto (che vedete in fotografia sopra ), più mi veniva in mente lo Sferisterio di Macerata, e pensavo a come sarebbe stato bello lì dentro farci… vabbè, non diciamo niente, che mette paura dire quello che avrei potuto fare, che peggioro solamente le cose, anzi, prometto sin d’ora che qualora venisse autorizzato il progetto dal Comune, io lì dentro non ci metterò piede e non farò mai nessun evento che possa portare prestigio a Iseo, se questo può servire, lo prometto.

Ma allora, di fronte a tutto ciò, perché questo progetto, allo stato attuale, non può essere realizzato? Cosa è successo?

Faccio mie le parole di Andrea Zuccoli per spiegare cosa è successo:

“Dopo 14 anni, abbiamo un progetto approvato dalla Soprintendenza (bestia nera di qualsiasi intervento nei centri storici), da quasi un anno reso noto al Comune, e finanche finanziato per quasi la metà a fondo perduto dai fondi dell’8 per mille della CEI. Sembra una fortunata coincidenza astrale, ma essendo un oratorio, direi meglio la Provvidenza o la benevola volontà di Dio. Purtroppo, tutto questo NON SI FARA’.

Non si farà perché dopo che questo progetto è stato illustrato al Comune di Iseo (a Sindaco, Vicesindaco e agli uffici tecnici) fino da settembre dello scorso anno, in almeno 3 diverse occasioni, con vari approfondimenti, l’Amministrazione Comunale (??) di Iseo ha mandato alla Parrocchia una lettera. L'”Amministrazione Comunale” scrive dopo un mese dalla presentazione del progetto al protocollo comunale, ma singolarmente appena due ore dopo che è stata data notizia della convocazione della Comunità per la presentazione del progetto.

E’ una lettera tutta “politica”, che non affronta il tema sul piano tecnico evidenziando eventuali incompatibilità con le norme edilizie in vigore che ne potrebbero (se presenti) impedire l’approvazione.

Entra invece pesantemente nel merito delle scelte progettuali, IMPONE la ristrutturazione del vecchio fabbricato, VIETA la sua eventuale vendita (di cui peraltro non si è mai parlato), sottilmente MINACCIOSA laddove accenna alla mancanza di “attuazione urbanistica” del tendone delle feste e conclude dicendo esplicitamente che servono ULTERIORI CONFRONTI PER TROVARE UNA ARMONIA PROGETTUALE CHE (CI) CONSENTANO DI PROCEDERE ALLE APPROVAZIONI NECESSARIE.

Per qualche motivo “L’Amministrazione Comunale“ vuole decidere dei beni parrocchiali come se fossero suoi, stabilire cosa deve essere venduto, cosa deve essere ristrutturato e come. Motivi oscuri, non dichiarati, perché quelli esposti nella lettera sono pomposamente vacui, palesemente pretestuosi, talvolta inesatti (storicità dello scalone, uso dello scalone per le processioni).

Per qualche motivo, alla “Amministrazione Comunale” di Iseo questo progetto NON PIACE, occorre ridiscuterlo, ripensarlo in modo completamente diverso.

E siccome il progetto che l’”Amministrazione Comunale” vuole è completamente diverso, e non intende approvarlo per motivazioni “politiche” e non tecniche –nulla è stato scritto sul piano tecnico-, si ricomincerà a confrontarsi con la Sovrintendenza.

E siccome tra poche settimane verrà adottato il nuovo PGT si dovrà fare i conti anche con quello: il progetto presentato è conforme alle regole di quello attuale, ma di quello nuovo non si sa nulla, potrebbero essere diverse (anzi sono pronto a scommettere che lo saranno in modo che quanto previsto non possa essere realizzato).

Quindi il progetto presentato quasi due mesi fa in Comune non sarà approvato prima della approvazione del nuovo PGT.

Quindi i lavori non potranno iniziare entro l’anno, condizione necessaria per avere il finanziamento a fondo perduto di € 700.000 della CEI.

Quindi si dovrà ricominciare tutto da capo: come in un perverso gioco dell’oca si torna al 2008.

Quindi Iseo continuerà ad avere un oratorio fatiscente e inaccessibile ai disabili e un tendone per le feste precario.

Quindi Iseo continuerà a NON avere una sala civica per 250 posti a disposizione di tutti, ambienti nuovi ed accessibili a disabili ed anziani.

Quindi Iseo rinuncerà ad un finanziamento a fondo perduto di € 700.000

Quindi Iseo chissà quando potrà avere un nuovo oratorio, perché certi treni, al pari di certi finanziamenti, passano una volta sola. Peccato”.

Io la lettera completa, firmata “amministrazione comunale” (assurdo modo di firmarsi), l’ho letta, e posso solo aggiungere che anche questa volta, come non mai, la politica non solo ci ha messo lo zampino, ma è proprio entrata a piè pari.

Si continua a ostentare fiducia pubblicamente, ma la conclusione della serata di Don Giuliano fa capire molto sullo stato d’animo e sulla conclusione che rischia di avere questa vicenda:

“Quello che fa specie è che dai contenuti della lettera inviata dall’amministrazione comunale non emerge alcun ostacolo legislativo, ma solo affettivo. Si parla dei salesiani, di una storia lunga 70 anni. Ma la palazzina e il piazzale sopra l’oratorio non verranno venduti, rimarranno lì, magari a disposizione delle associazioni, o per altri utilizzi sempre e comunque collegati alla finalità pastorale. Il passato è importante, ma dobbiamo pensare anche al futuro, soprattutto dobbiamo pensare al futuro. E non posso neppure lontanamente pensare di tornare alla Sovrintendenza a chiedere ulteriori modifiche, perché mi darebbe un calcio nel sedere. E poi c’è anche la CEI, che lo scorso anno ci ha dato l’ok per il contributo a fondo perduto di 700.000 euro. Essendo in piena pandemia avevamo chiesto di procrastinare di un anno, ed ora non è proprio pensabile rimandare ulteriormente, perderemmo il contributo. L’oratorio non ha colori politici, qui vengono i figli di  famiglie di destra e figli di famiglie di sinistra”.

Al termine della serata, l’annuncio di una raccolta firme (che proseguirà anche nei prossimi giorni) a sostegno di una lettera che il Parroco invierà all’amministrazione comunale (maggioranza). Ma l’ultima frase di Don Giuliano mi ha dato modo di pensare.

Mi sono soffermato qualche istante a sentire alcuni commenti, a confrontarmi con conoscenti, ed ho potuto constatare pareri quasi unanimi. Dico quasi, perché qualcuno ha voluto sottolineare alcuni errori fatti dal Parroco in passato che hanno probabilmente “minato” il rapporto con una parte della comunità, e poi il concetto di “oratorio”, che per qualcuno si riduce ancora ad una sorta di “circolo” dove non tutti possono avere voce in capitolo, e che la serata di presentazione ha visto la presenza sempre e solo di persone legate all’oratorio, mentre si doveva trovare il modo di “fare uscire” questa cosa, di coinvolgere l’intera comunità, che probabilmente comincia solo ora ad interessarsi, in virtù di articoli apparsi sui giornali o di un’attività social che in questi giorni si sta intensificando sul tema. Ma sono ancora tanti quelli che non sanno e non conoscono la cosa, e probabilmente non sono neppure interessati.

Ecco perché ho deciso di scrivere tutta questa “pappardella”, diventata un romanzo. Perché il sottoscritto ritiene di essere tutto tranne che una persona filo oratorio, la così detta “gente di chiesa”, e quindi posso esprimere in un certo senso un pensiero “libero”, non di parte.

Non ho figli in età da oratorio, e al momento non mi sembra ci sia in programma di avere dei nipoti. Non ho quasi mai frequentato la vita da oratorio, tranne che per il catechismo “obbligatorio”, un anno, forse due di “colonia” (oggi la chiamano Grest), e le partite a portine, dove facevo parte della compagnia delle “pecore nere”, quelli che ai tempi di Don Ermanno, entravano di nascosto a giocare, scavalcando la ringhiera, quelli che lasciarono il biglietto anonimo sul portone contro Don Ermanno. Le ultime due volte che sono stato a messa era il 13 gennaio 2021, giorno del funerale di mia madre, e poche settimane fa, per il matrimonio di mia nipote. In chiesa comunque ci vado, a modo mio, ho il mio modo di credere e di pregare insomma.

Nel 2009 ho fatto parte della lista civica Iseonelcuore. Sì, la lista che più di tutti ha osteggiato la realizzazione del parcheggio interrato e vanificato la ristrutturazione dell’Oratorio. Addirittura fui proprio io ad esporre le ragioni di Iseonelcuore (non Pernigotto), nella serata di confronto organizzata in Castello Oldofredi. Ancora oggi quella decisione ci viene rinfacciata, citando Pernigotto come l’assassino politico di quel progetto. Io faccio finta di niente quando sento questi discorsi, ma mi ricordo perfettamente quei giorni, mi ricordo che, a differenza di oggi, allora c’era il parere negativo dell’Arpa, c’era il problema della falda acquifera, c’era la sicurezza di una comunità da salvaguardare, e se si riproponesse oggi la stessa situazione io sarei ancora di quell’idea. Questa volta però no, questa volta ci sono tutti i pareri positivi, tranne uno, quello del Comune, che però, come ha detto Don Giuliano, non è un giudizio negativo di caratteristica “legislativa”, bensì “affettiva”.

In virtù di tutto ciò, uno come il sottoscritto non dovrebbe neppure passare di fianco ai muri dell’Oratorio, dovrebbe starsene bene alla larga. Invece, quando ho chiesto la disponibilità del campo sportivo (unica area utilizzabile ad Iseo per eventi di una certa portata) e la collaborazione dell’Oratorio, per i concerti del 2016 (Vecchioni) del 2017 (Celentano), del 2020 (Nomadi), e del 2021 (Noa, Finardi, Concerto benefico), ho sempre avuto l’appoggio, non solo morale, ma anche organizzativo e di fatica. Ho sempre ricevuto il benestare di Don Giuliano, di Don Nicola, e del Consiglio direttivo. Certo, non è stata una collaborazione gratuita, ma ho ricevuto davvero tanta collaborazione e tanto sostegno. In qualche caso quell’episodio mi è stato rinfacciato, ho dovuto mandare giù qualche boccone amaro, ma alla fine il benestare è sempre arrivato. Avevo chiesto la disponibilità anche per questa estate, per il 10 agosto, ma mi è stato risposto che “fino al 27 giugno il consiglio direttivo non poteva riunirsi e dare una risposta in merito”….. e il 27 giugno, ora capisco, era la data in cui si sarebbe dovuto presentare il progetto dell’Oratorio.

Quindi anche io, convintamente, la mia firma l’ho messa, perché purtroppo io ci vedo molta politica in questa cosa, e ci vedo per l’ennesima volta l’assenza del Sindaco, il quale in campagna elettorale aveva fatto un video promozionale molto eloquente riguardo l’oratorio. E’ ancora sulla pagina di Iseo Sicura, basta fare il filtro a maggio 2019. Diceva questo:

““Oggi l’Oratorio deve tornare un centro di aggregazione, come già lo è, ma deve essere potenziato. Noi abbiamo alcune interessanti idee sulla rivalutazione dell’Oratorio, soprattutto sulla fruizione di spazi di natura sportiva che oggi sono carenti. Possono essere aperti sia ai ragazzi che lo frequentano tutti i giorni sia a coloro che più ragazzi non sono. Sicuramente questo è uno dei punti in cui tenderemo maggiormente ad incidere, perché crediamo nei centri di aggregazione dei nostri giovani, e l’oratorio storicamente lo è”.

Ho firmato convintamente perché spiace constatare che si tende a guardare una faccia o l’altra della medaglia, ma non si guarda all’utilità che potrebbe avere la realizzazione di questo progetto. Sono passati 14 anni, e siamo alle prese con una piaga sociale giovanile da non trascurare, che mi sembra peggiori sempre più, accentuata anche dalla pandemia e da tutte le conseguenze del caso. Abbiamo tutti bisogno di una ripartenza, di sognare in grande, ed in questo senso una struttura del genere può essere solo migliorativa.

Proprio questa mattina, sul Bresciaoggi, in prima pagina, nella rubrica “La Leonessa”, c’era un articolo titolato “Il look degli oratori e l’abito del monaco”.

L’articolo diceva questo: “Forse l’abito non fa il monaco, ma un look moderno può invece tentare di fermare la fuga dagli oratori. Ci sta provando Iseo, investendo due milioni in una nuova struttura. Una scommessa di buona volontà di fronte ad oratori che si svuotano per mancanza di sacerdoti, dall’impronta social, dal turn over di curati imposto dalla carenza di vocazioni, ma soprattutto per i giovani più attenti all’effimero che alla sostanza. Per troppi ragazzi l’oratorio è un luogo dove andare a giocare a pallone e ritrovarsi solo per poi sciamare verso la movida notturna. Per chi ha superato gli anta, l’oratorio ha invece il sapore genuino della spuma e del ginger, delle partite infinite a ping pong. Nel loro animo risuonano ancora le battute innocenti, gli scherzi da prete del curato, ma anche le lezioni di catechismo. E anche se a maggio andavano al Rosario solo per poter baciare pudicamente la fidanzata nascosti nel parchetto, qualcosa gli è rimasto dentro. Forse servirebbero centri giovanili virtuali su Tik Tok, ma sarebbe una sconfitta. La Chiesa invece non si arrende e prova ad avvicinarsi ai giovani con oratori moderni, educativi e creativi al tempo stesso. Una sfida incoraggiante”.

In conclusione, vorrei che il Sindaco, uomo di cultura, riflettesse su tre cose:

La prima, il fatto che la realizzazione di questo progetto potrebbe portare solo benefici anche all’attuale amministrazione, che di questi tempi mi sembra ne abbia bisogno.

La seconda, si chiama “lungimiranza”, ossia la capacità di vedere oggi gli sviluppi di un’area e di un progetto proiettati sugli anni futuri, sia per l’oratorio, sia per la comunità. E se non ce la fa (ma ce la fa, perchè è intelligente) accetti consigli dalle persone che non hanno interessi ne politici, ne di ripicche verso chicchessia , ne di altro ancora.

La terza, riflettere sul concetto di “lasciare un’impronta”. Lasciare un’impronta, positiva ovviamente, dovrebbe essere la legittima ambizione di ogni amministratore, di una qualsiasi cosa, un’associazione, una squadra di calcio (o di qualsiasi altro sport), un manager, un insegnante, un Parroco, un Sindaco.

Nella vita non contano i passi che fai, né le scarpe che usi, ma le impronte che lasci (Anonimo)

Per tutto questo, da “pecora nera” (sia per l’oratorio che per l’amministrazione attuale), spero che ci sia un lieto fine e che prevalga una volta tanto il buon senso, quello della comunità. In caso contrario qualcuno dovrà prendersi la responsabilità e metterci la faccia, come del resto abbiamo fatto io e Iseonelcuore 12 anni fa.

Gianluca Serioli