Lettera aperta al Sindaco di Iseo

Lettera aperta al Sindaco di Iseo

Caro Signor Sindaco,
lo scorso 8 luglio ho compiuto 55 anni, e qualche giorno prima, precisamente il 27 giugno, sono diventato nonno. Indubbiamente 12 giorni speciali, da mettere nel mio diario personale tra i più belli della mia vita. Ci voleva. Francamente ci voleva proprio una bella iniezione di fiducia e felicità sincera.


La sera prima del compleanno mi è capitato di rileggere una bellissima poesia di De Andrade, che certo lei, persona colta, conoscerà e apprezzerà.
Il titolo della poesia è “Il tempo prezioso delle persone mature”, e dice questo:

Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto. Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma. Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente… Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute. Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità. Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego. Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati. Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso. Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli. Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli. Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta… Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana, che sappia sorridere dei propri errori. Che non si gonfi di vittorie. Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo. Che non sfugga alle proprie responsabilità.
Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà. L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta. Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone… Gente alla quale i duri colpi della vita, hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima. Sì… ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare. Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono… Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora. Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza. Spero che anche il tuo lo sia, perché in un modo o nell’altro ci arriverai…”

Potrei fermarmi qui, perché so che lei, da persona intelligente qual è, ha già capito dove voglio andare a parare, e spero che nel suo intimo un poco di rimorso di coscienza ce l’abbia per tutto ciò che è accaduto in questo nostro paese e per tutto quello che, purtroppo, succederà .

Ma vado avanti, perché voglio raccontarle di come ho deciso da qualche tempo di assaporare il più intensamente possibile le caramelle che mi rimangono, delle quali la famiglia e il primo nipote sono quelle alle quali tengo di più, e di non sprecare il tempo che mi rimane anzi, di recuperarlo addirittura. In che senso?

Io con mio padre non ho mai avuto un gran rapporto. Mio padre fa parte di quei padri degli anni 60, che col duro lavoro, di giorno e di notte, hanno fatto tutto per il futuro dei propri figli, che si sono costruiti una casa dal nulla. Tanti sacrifici per il figlio e la sua sicurezza economica, ma purtroppo tutte queste ore di lavoro hanno fatto sì che venisse meno il rapporto umano: la classica coperta corta.

Io sono figlio unico, quindi sono stato iper protetto dai miei genitori, quasi sicuramente perché le loro condizioni di salute sono sempre state precarie al punto di rischiare di non vedermi crescere, quindi sono stato coccolato oltre misura, come penso gran parte dei figli unici.

Lei conosce benissimo la mia situazione famigliare in quanto siamo stati per anni suoi mutuati: padre poliomielitico, invalido, madre che ha conosciuto nella sua vita tre tumori con altrettanti interventi chirurgici importanti, il primo, devastante, nel 1972, quando io avevo solo 4 anni.
Ricordo mia madre tutte le sere recitare il rosario, perché aveva fatto un voto: “Il Signore e la Madonna mi hanno salvato la vita quando tu eri piccolino, e io ho promesso che da quel giorno non avrei saltato un rosario”.

E così è stato fino alla fine, fin quando la demenza ha avuto il sopravvento. E mi ricordo quando diceva: “Prego ogni giorno perché il Signore e la Madonna mi concedano di vederti fare la comunione”. E poi la cresima, e poi vedermi sposato, e devo dire che in questo le sono andato incontro sposandomi presto. E poi di vedere un nipotino, e poi magari anche un altro. Di nipotini ne ho dati due, e ha visto crescere pure quelli, fino alla maggiore età del più piccolo. Non è riuscita a diventare bisnonna, ma quando se ne è andata non ho potuto proprio prendermela con nessuno, perché, come diceva lei “il Signore e la Madonna sono stati fin troppo buoni con me”.

Mio padre invece è diventato bisnonno, e sono sicuro che ne è orgoglioso e felice di questo. Non posso affermarlo con certezza proprio perché io e mio padre fino a poco tempo fa ci siamo parlati pochissimo, perché lui era impegnato col lavoro, era impegnato a costruirmi un futuro, era impegnato a garantire a me e ai nipoti una vita serena e sicura, almeno economicamente. Un bel fardello, non c’è che dire, che ho sempre faticato a sopportare, perché a causa di tutto questo ho sempre fatto fatica a sentirmi realizzato, nonostante abbia provato, con discreti risultati, a uscire dalla mia zona di comfort per fare qualcosa di mio.

Ricordo il giorno in cui è andato al ricovero. Quattro settembre 2020. La pandemia aveva decimato la lunghissima lista di attesa ed era stato possibile addirittura ricoverare mamma e papà nella stessa stanza. Loro, due canarini inseparabili da quando si sono conosciuti, potevano concludere la propria esistenza ancora insieme. La mamma era entrata qualche giorno prima, ricoverata in ospedale con problemi tali da non poter essere più gestita a casa, al suo rientro è andata direttamente al Cacciamatta, senza quasi neppure accorgersi, che la demenza era ormai in fase avanzata. Il padre invece era lucidissimo e deciso a stare insieme a lei, anche a costo di separarsi dalla sua amata casa che aveva costruito dal nulla, nel 1972. Una villa trifamigliare con ampio giardino, garage sotterraneo per 4 vetture, in via Mier trav.2, una delle vie più belle, tranquille e curate di Iseo, località che in quegli anni decideva di prendere la direzione turistica. Facendo due conti, penso che il suo valore oggi sia tale da essere davvero la sicurezza mia e dei miei figli che per anni andava dicendo.

Davvero commovente quel 4 settembre: 15 minuti prima di portarlo al ricovero entro nel suo appartamento, lui è lì, seduto con al fianco la borsa già pronta, che guarda il giardino fuori dalla finestra. Sembra che non tradisca emozione, mentre invece io sono emozionato per lui. Penso a quello che sta pensando, che quelli sono gli ultimi 15 minuti dei 50 anni della sua vita passati in quella casa, la sua casa. Penso che in quei 15 minuti gli staranno passando davanti tutti i giorni vissuti insieme, le gioie, i litigi, i clienti dello studio dentistico e odontotecnico, la ristrutturazione, le cene di natale con i parenti, i buffet prima della comunione, cresima e matrimonio miei. La serata sull’ampia terrazza con la gallina lessa e la musica quando mi sono sposato, e chissà quanto altro ancora.

Prima di partire mi dice solamente: “mi raccomando la casa, tienila da conto, e se non ci riesci, vendila, non lasciarla andare male”. Non una lacrima, solo tanto orgoglio e tanta dignità.

Eh sì, questa è purtroppo l’opinione che mio padre ha sempre avuto di me: “se non riesci…”, “non sei capace…”, “chissà cosa combinerai…”, “dove pensi di andare, cosa pensi di fare…”.

La mia autostima andava sottoterra e quel timore che lui aveva, quasi una certezza, che una volta che lo portavo al ricovero lo avrei dimenticato. Quando sono rimasto a casa, dopo 26 anni di lavoro, dall’azienda fallita, nel 2016, e ho deciso di proseguire la mia strada trasformando una passione in lavoro con il giornale Punto d’Incontro che parlava del paese e con EventiMacramè, che nel mio intimo (e ancora ci credo) voleva essere quel qualcosa in più sotto forma di eventi e concerti con grandi artisti sempre per il mio paese, mio padre mi disse:

“Lascia perdere Iseo, lascia perdere gli iseani, lascia perdere il Comune, che da lì riceverai solo delusioni”.

Io, finchè ci ho creduto e finchè ho potuto, gli ho sempre risposto che se la sua casa era passata da un valore di 75 milioni di vecchie lire a oltre un milione di euro, non era dovuto solo all’inflazione, ma anche a un paese che, diventando turistico e valorizzandosi nel tempo, era diventato meta ambita per tantissima gente, per le sue bellezze, per la sua vivibilità, per il suo essere a misura di persona, e per questo il mio desiderio era di dare quel qualcosa in più che io, nel mio piccolo, sentivo di poter dare, come senso di riconoscenza.
Perché quella casa, l’aveva sempre detto, rappresentava la mia sicurezza, il futuro mio e quello dei miei figli, e forse anche di mio nipote.

Mia madre è morta nel gennaio 2021, pochi mesi dopo il ricovero. Da quel giorno mio padre è rimasto solo, e da quel giorno io mi sono ripromesso di farlo ricredere riguardo me. La casa è sempre più bella e curata. Ho investito tempo e denaro per realizzare al piano terra due case vacanze che, considerando che il Comune di Iseo mi ha “obbligato” a terminare la mia avventura con i concerti, è diventato il mio vero lavoro, insieme a quello editoriale di Punto d’Incontro.

Ogni mercoledì vado a trovarlo mio padre. E’ sempre lucido, sempre autoritario, sempre polemico (ho preso qualcosa da lui a quanto pare), sempre diretto. Usando un eufemismo, il solito rompiballe.

Mi chiede sempre dei miei figli, e mi chiede sempre della casa. Io ogni settimana gli porto delle fotografie nuove, per fargli vedere il giardino tagliato di fresco, le rose sbocciate, le ante dipinte. Gli dico che faccio tutto io, ma lui mica ci crede perché… io non sono capace. Gli spiego che le case vacanze vanno bene, ma lui mica ci crede perché… io non sono capace.

Io penso invece che mio padre sia contento e forse orgoglioso di come sto portando avanti la casa, anche se non lo ammetterà mai. Ogni settimana gli chiedo se vuole fare un giro in carrozzina fuori, che lo porto a fare un giro per vederla ancora dal vivo e non in fotografia, ma lui con un velo di tristezza e rassegnazione mi risponde sempre:

No, a casa senza la mamma non ci torno più, non la voglio vedere la casa se non c’è la mamma. Ti chiedo solo di averne cura… e se non ci riesci… vendila, perché i giardinieri, i pittori e tutto il resto costano

Poi un giorno succede una cosa: vado a trovarlo come ogni settimana, mi siedo al tavolo, e lui tira fuori 4 fogli a righe scritti fitti, fitti.

Prova a dargli una lettura… se ci riesci”. Stavolta però quel “se ci riesci” era dovuto al fatto che pensava che la scrittura fosse indecifrabile e i pensieri confusi. Gli chiedo che cosa è, e per la prima volta lo sento parlare con trasporto e gli vedo gli occhi lucidi, fino poi ad arrivare a piangere:

Sono entrato qui insieme alla mamma, e lei è morta pochi mesi dopo, che non mi riconosceva neanche più. Io piangevo, perché pensavo di finire la vita insieme, avevamo ancora tante cose da dirci, e invece lei non mi riconosceva più. Ha fatto tanto, tutto per me. Sposare uno come me, nelle condizioni in cui ero, mi ha sempre voluto bene, e ha sempre sofferto tanto. Poi è stata ricoverata qui la zia José, mia sorella. Io ero contento, perché almeno potevo ricordare con lei i giorni andati, invece anche lei non era più in sé, si è lasciata morire, se ne è andata quasi subito. Stessa cosa la zia Tina, sorella di tua mamma. L’altro giorno pensavo che non è rimasto più nessuno, non ho più nessuno col quale parlare del mio passato, della mia vita. Ho 88 anni, e io ho dentro un macigno che mi voglio togliere. Voglio far capire la vita che ho vissuto, che è un film. L’unico modo per farlo è scrivere la storia della mia vita. Ma io non sono capace, mentre invece tu si, tu sei bravo a scrivere… mona”.

Era la prima volta che mi faceva un complimento. Potevo non accettare?
Così, di comune accordo, come complici abbiamo stabilito una procedura:

“tu papà durante la settimana scrivi sul quaderno, io vengo a trovarti e una volta che finisci un quaderno lo riscrivo e lo trasformo in romanzo. Man mano scrivo ti porto i fogli romanzati, così mi dici se va bene o se devo cambiare qualcosa”.

Da quel giorno ogni giorno e ogni ora erano dedicati alla scrittura, con le infermiere che si avvicinavano curiose per cercare di capire cosa stesse scrivendo di così impegnato da essere completamente assorto fin quasi ad addormentarsi. Inizialmente erano preoccupate e chiedevano anche a me:

“Ma cosa sta facendo Giovanni? E’ sempre preso a scrivere, tutto il giorno, e quando ci avviciniamo nasconde tutto e ci dice che lo sapremo più avanti”.

Alla fine ha scritto 8 quaderni, che probabilmente, facendo media, si trasformeranno in un romanzo di almeno 600 pagine, visto che io ad oggi sono arrivato a romanzare solo due quaderni che si sono trasformati in 140 pagine A4.

Al romanzo ho già dato il titolo: IL GIOVANE GIOVANNI –
E’ una storia di dignità, di silenzi, di dolore, di sentimenti di ogni tipo che escono potentissimi dalle pagine di questi quaderni. Il ricordo di persone, fatti, misfatti, leggende, bugie raccontate a fin di bene, ansie, preoccupazioni e speranze. E’ proprio un vuotare il sacco nel segno del ricordo ma, come dice un mio cantante preferito “Il passato ci prova, sta giocando una carta impossibile per tornare di moda, ma non sa che il tempo è irripetibile”.

E io, ogni volta che torno a casa da queste “sedute” con mio padre, e sistemo per l’ospite successivo la casa vacanze che una volta era di mia mamma di mia papà, mentre l’altra casa vacanze era di mia nonna, mi fermo spesso e mi immagino ancora presenti quelle figure, quelle voci, quelle risate e quelle feste di natale, i cugini, le zie, le serate insieme davanti alla tv a guardare Rischiatutto, Scommettiamo, Portobello, Giochi senza frontiere, e le commedie in dialetto bergamasco, che mia nonna era originaria di Parzanica, e le cene di san Silvestro con le stelline scintillanti da accendere in giardino allo scoccare della mezzanotte… e mi commuovo nel pensare che quelle emozioni non torneranno più.
Le ritroverò probabilmente dal quarto quaderno in poi, e farò fatica a rimanere insensibile.

E’ una sensazione stranissima ma bellissima: attraverso quelle pagine sto recuperando il tempo con mio padre, sto imparando a capirlo. E non sono sempre rose e fiori, perché ci sono anche pagine dolorose e durissime. D’altronde si sa, le persone invecchiando tornano bambini, e come tali, nella loro innocenza, non hanno peli sulla lingua.

E proprio come un bambino di 88 anni, mio padre ora non sta nella pelle, mi dice che le infermiere del Cacciamatta vogliono leggere, mi dice che qualcosa ha fatto loro vedere e gli dicono che è tutto commovente e incredibile. Gli dicono che bisogna per forza farne un libro, qualcuna addirittura un film. Gli dicono che vogliono leggere il GIOVANE GIOVANNI al più presto, durante l’ora di lettura che fanno settimanalmente nella sala delle animazioni.

E il bello è che io non posso dargli torto, perché man mano scrivo, mi rendo conto di quante cose non ci siamo mai detti, di quanto sentimento c’è in quei ricordi. Capisco i suoi comportamenti burberi da dove arrivano, il senso di rivalsa, l’orgoglio di essersi fatto da solo, e di aver raggiunto una certa agiatezza, di aver costruito quella casa che oggi è la mia casa e io voglio difendere con tutte le mie forze da ogni pericolo, in suo nome.

Lui mi pressa, mi mette fretta. Alterna momenti di grande disponibilità con frasi del tipo “scrivi molto bene, sei davvero bravo”, ad altri di inaudita durezza dicendomi “morirò prima di vederlo il libro. Hai scritto così poco in questi giorni? Cosa avrai mai da fare?”.

Io gli rispondo che ho tanto da fare, la casa e il giardino da curare, le case vacanze, il giornale, e per scrivere ci vuole anche l’ispirazione e una certa serenità, che in questo periodo di certo non ho. E lui mi chiede perché non ho la serenità e io cerco di far finta di nulla. Poi è lui, che legge i giornali, a chiedermi:

“Ma che storia è quella lì dell’idrogeno? Ma dove fanno l’impianto? Possibile che lo facciano in una paese turistico e così vicino alle case? Noi siamo attaccati, non è pericoloso?”

E qui come faccio a rimanere sereno, caro Sindaco? Io provo a rassicurarlo, gli dico che se fanno un impianto di produzione di idrogeno a 50 / 100 metri dalle case di una località turistica, vuol dire che avranno fatto tutti i rilievi del caso, che gli ingegneri e i tecnici ci sono apposta per fare in modo che le cose vengano fatte in sicurezza. Gli dico che il Comune farà un incontro pubblico per informare e rassicurare la gente, soprattutto chi abita così vicino, del resto hanno fatto anche gli incontri pubblici per la raccolta differenziata, figuriamoci se non li fanno per una cosa così importante.

Ma gli incontri pubblici non si fanno, le rassicurazioni non arrivano, i documenti non si riescono ad ottenere. Vengono fatte le richieste di accesso agli atti in Regione e presso Ferrovie Nord, ma nessuno risponde, e i mesi passano. Le minoranze di Iseo fanno interpellanze e da queste la sua maggioranza, signor Sindaco, scappa continuamente, sprezzante e senza dignità. Diventa una battaglia politica, da una parte i fascisti, dall’altra i comunisti. Del cittadino, che vuole solo rassicurazioni, non gliene frega niente a nessuno, e la sua maggioranza, signor Sindaco, non perde occasione per deriderlo e per mancargli di rispetto.

Io mi trovo costretto a perdere il tempo prezioso e a spendere le mie preziose caramelle per riconcorrere articoli di giornale, informarmi sul web, fare raccolte firme per richiedere un incontro pubblico, verificare delibere comunali e regionali, per scoprire che la sua Giunta, signor Sindaco, e lei, Signor Sindaco, avete deliberato questa assurda operazione ancora più di un anno fa. E poi, nonostante il vostro impegno a tenere i documenti nascosti, riesco a trovare le relazioni tecniche e ambientali di via Ninfea, confinante con via Mier trav. 2, redatte dal collegio dei Geometri di Trento (di Trento!), le faccio valutare da tecnici specializzati e esperti in materia e scopro che sono palesemente fuorvianti, per non dire di peggio.

La relazione tecnica ambientale classifica la zona in questo modo:

Il contesto in cui si vuole inserire il progetto, nonostante la connotazione di luogo con una forte percezione naturalistica e visiva, si presenta come un’area periferica con carattere fortemente commerciale e industriale, che nulla ha a che fare con la percezione di paesaggio ameno descritte dai vincoli imposti sulle aree stesse”.

Praticamente via Ninfea risulta come una zona semiabbandonata, e anche se vi è un vincolo paesaggistico non se ne avverte l’esistenza. Oltre a un’infinita serie di locali, bar, negozi, studi analisi, studi tecnici, nella relazione vengono completamente “dimenticate” una via tra le più belle e curate di Iseo (scusate se mi ripeto) con sei unità residenziali confinanti con l’area dell’impianto (la più vicina a soli 40 metri), comprendenti 13 nuclei famigliari, e 2 case vacanza. Eppure signor Sindaco dovrebbe conoscerla bene quella zona, visto che per anni vi ha esercitato la professione di medico di base. Dove era con la testa quando ha deliberato? Quali sono i reali motivi per i quali ha deliberato? Vogliamo parlare delle opere compensative in cambio della “svendita” di tale area?

E così, si arriva al momento dell’intimidazione che vorrebbe portare alla rassegnazione:
Stai attento Gianluca, ci sono interessi molto alti in ballo. Ci sono 338 milioni di Pnrr che devono spendere PER FORZA, anche se lo sanno tutti che questa cosa sarà un flop. Ma sono ordini che arrivano da molto in alto, c’è Salvini, c’è la Regione, c’è Fontana…

Già, Fontana. Ho avuto sempre una pessima opinione verso la sua persona, ma sinceramente non pensavo fosse così ignorante e arrogante. Quando è venuto a Iseo per la conferenza dei servizi, da farsi rigorosamente a porte chiuse, e soprattutto senza il pubblico, senza domande scomode e senza una conferenza stampa, ho capito che siamo nelle mani di gente che dell’ambiente, della sicurezza, di un paese, di una località turistica, non gliene frega proprio niente. A questa gente interessa solo l’ambizione, il potere, il partito, e una politica che non è più politica, ma una vera e propria cloaca.

E lei signor Sindaco, questa cloaca l’ha accettata, col sorriso a trentadue denti che ha mostrato in quella famosa conferenza dei servizi a porte chiuse, dove però un cittadino esperto del settore e preparato, peraltro tutt’altro che comunista, è riuscito a imbucarsi, vi ha fatto alcune domande, e non ha ottenuto alcuna risposta, solo irritazione da parte dei parrucconi che aveva a fianco, e del governatore di una Regione che quel giorno ha sparato tante di quelle fregnacce da vergognarsi:

“ci ha scelto l’Europa”…. “l’idrogeno è idrogeno”…. “se critichiamo anche l’idrogeno…” …. “LE COSE PRIMA SI FANNO, POI SI SPIEGANO”… “se avessimo dato ascolto a tutte le osservazioni dei cittadini e di legambiente oggi la Lombardia non sarebbe il motore dell’Europa…”

Parole al vento, ma di risposte manco una. A parole ci sono tutte le autorizzazioni del caso, ma di documenti non se ne fa vedere manco uno, e dieci giorni dopo, dal Sole 24 ore, noto giornale di disinformazione (sono ironico, ma questo è quello che pensa il suo vicesindaco non eletto) si viene a sapere che SONO IN ARRIVO LE REGOLE PER LA SICUREZZA DEGLI IMPIANTI DI PRODUZIONE DI IDROGENO, LE DISTANZE ECC…

Quindi, in buona sostanza, al fin della fiera, sono già stati comprati i treni a idrogeno, è già stata appaltata la costruzione dell’impianto (solo a Iseo, perché SOLO ISEO HA DELIBERATO IMMEDIATAMENTE, mentre Brescia e Edolo no, Darfo no… SOLO ISEO di cui lei è Sindaco, Signor Sindaco), ma non si conoscono ancora le regole, le distanze di sicurezza ecc…

E’ questo il famoso PRIMA SI FA, POI SI DICE di Fontana? Mi sa di sì.
Non sto poi a dilungarmi sull’utilità e la convenienza dei treni a idrogeno sulla Brescia-Iseo-Edolo. Parlate di “decarbonizzazione”, ma non sapete neppure di cosa state parlando, anzi, lo sapete bene, e lo fate deliberatamente, la disinformazione la fate voi, alla grande proprio, perché il cittadino meno sa e meglio è, come ai tempi del fascismo insomma.

Che brutta giornata che è stata quella della conferenza dei servizi signor Sindaco, proprio brutta. Culminata il giorno dopo da quella fotografia pubblicata sui social dal gruppo ISEO SICURA che l’ha candidata come Sindaco e che lei quindi rappresenta.


Una fotografia, e la vede qui in allegato, che mostra alcuni cittadini in presidio pacifico sotto il municipio, il giorno della conferenza dei servizi. Quasi tutti hanno un foglio in mano. La fotografia sul post è accompagnata da questo sprezzante commento:

…si sono dati appuntamento, hanno fatto l’appello, erano tutti presenti i nostri amici della minoranza. Spiace, nonostante l’impegno a esser presenti, che non tutti siano riusciti ad essere ripresi”.

Quanto disprezzo e quanta ignoranza in queste parole, e che mestizia.
Io in quella foto non vedo avversari politici, ma semplici cittadini. Li guardi bene Signor Sindaco, li riconosce anche lei. Sono le stesse persone che nei tempi più duri del covid, in privato o con le proprie associazioni, hanno dato tutti loro stessi per aiutare il paese, con la Croce Rossa, con la Protezione Civile, fuori dai supermercati, nelle raccolte dei viveri, nella consegna delle medicine.

Sono le persone che lei ringraziava sinceramente e di vero cuore nelle sue commoventi (non sono ironico) dirette dal Comune, quando informava del decorso della pandemia, faceva l’elenco di quello di cui c’era bisogno, mentre il suo governatore cercava disperatamente di indossare la mascherina nel modo giusto. Tutto questo dopo aver letto le pagine più commoventi de “La Peste” di Camus.

Sono le persone che, oggi come ieri, hanno messo da parte convinzioni politiche e partitiche e si sono unite per pensare solo al bene del paese.

Gente che oggi chiede rispetto, e se bada bene a ciò che c’è scritto sui fogli che alzano, non ce ne è uno contro l’idrogeno o contro l’amministrazione, perché tutti chiedono semplicemente UN INCONTRO PUBBLICO, DI ESSERE INFORMATI, DI ESSERE RASSICURATI.

Io queste persone oggi le ringrazio, per tutto quello che hanno fatto e stanno facendo. Perchè sono andate oltre la loro appartenenza politica e il loro ruolo istituzionale che, badate bene, non è solo di centro sinistra, ma anche di centro destra, anzi, forse più di centro destra, ed è questo che forse vi da più fastidio, il fatto che molte persone stiano aprendo gli occhi sui vostri comportamenti irrispettosi e irriguardosi. Grazie a chi si è esposto, a chi è stato intimidito ma ha continuato a far valere le proprie ragioni, perchè crede ancora nel buon senso delle persone e delle cose.

Io, lo ammetto, avverto oggi un senso di forte rabbia e impotenza di fronte a tutta questa decadenza morale che la sua Giunta ha portato in questo paese, da lei non me lo sarei mai aspettato, da altri sì.

Da mio padre dovrò andare nuovamente con la coda tra le gambe, da sconfitto, e dovrò dirgli che “non sono stato capace” di difendere la sua casa dalla cattiveria, falsità e arroganza della mala politica dei poteri forti e dalla FALSA NARRAZIONE di chi, ancora oggi, taccia di disinformazione coloro che osano far valere le proprie ragioni, ma quando si tratta di spiegare dove sta la “disinformazione” scappa via come un vigliacco e si nega a confronti e incontri pubblici.

Mi si prospetta l’idea di costituire un COMITATO PER L’IDROGENO, che darebbe più forza alle richieste del singolo cittadino. Ma io non ho voglia, come diceva Andrade “di spendere le mie ultime caramelle in riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente… Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana, che sappia sorridere dei propri errori. Che non si gonfi di vittorie. Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo. Che non sfugga alle proprie responsabilità. Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà. Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza”.

Qui si dovrebbe piuttosto costituire un COMITATO PER IL RISPETTO DEL CITTADINO, che in questi ultimi anni ne ha subite di tutti i colori. Siamo di fronte a un “tragico” paradosso: in un paese “normale” è il Sindaco e l’amministrazione che rappresenta a tutelare il cittadino. Qui invece bisogna che il cittadino perda le sue caramelle preziose per trovare il modo di informarsi, documentarsi, organizzarsi, per tutelarsi dalle azioni scriteriate dell’amministrazione che magari ha pure votato.

Caro signor Sindaco, sento nuovamente dire, e sarà la trentacinquesima volta, che si vuole dimettere. No caro Sindaco, adesso va fino in fondo, la responsabilità se la prende tutta. Tutto questo è grazie soprattutto a lei, che doveva rappresentare il suo paese, doveva tutelarlo, doveva difenderlo, DOVEVA INFORMARLO.

Non è andata proprio così. Il suo sorriso a 32 denti e il suo discorso introduttivo alla conferenza dei servizi di fianco a Fontana e compagnia brutta, non li dimenticherò molto facilmente, e mi torneranno a mente tra due, tre anni, quando vedremo i primi risultati della scelta scellerata che ha fatto, quando, glielo dico tranquillamente, si scoprirà che i treni a idrogeno sulla nostra tratta avranno costi insostenibili e zero convenienza, e probabilmente falliranno. Ma lì subentrerà la mano iseana che fin da subito è artefice di questa cosa, che sento dire che sarà addirittura il prossimo candidato sindaco per la lista ISEO SICURA. Spero cambierete almeno il nome della lista, perchè in questo paese di sicuro non c’è proprio più niente.

Considerando in che mani siamo, spero nella fortuna, in una botta di culo, e che l’impianto non creerà problemi. Ma i 338 milioni spesi per una cosa inutile, qualcuno li dovrà pagare prima o poi, e scommetto che non sarà la Regione Lombardia e neppure Fontana….

Sono felice però di una cosa: nonostante tutte le cattiverie che ho dovuto subire in questi anni dalla sua giunta e da certi ferventi seguaci indottrinati (direi rincoglioniti più che indottrinati), riesco ancora a tenere vivi i veri sentimenti e valori della vita, riesco a capire quali esempi devo seguire, e riesco ancora a emozionarmi, almeno in questo sono ancora capace.
Buon lavoro, Signor Sindaco, e “grazie” di tutto.

Gianluca Serioli

PUNTO D’INCONTRO nr.109