La mata dè San Piero

La mata dè San Piero

(il mostro del lago)

Vi è un’antica consuetudine, oggi non più così osservata, nella giornata del 29 giugno, il giorno di S. Pietro. Veniva proibito ai bambini di nuotare nel lago per la leggenda della mamma di S. Pietro, che si diceva si aggirasse tutto il giorno sott’acqua alla ricerca di qualcuno da trascinare all’inferno. Essa rappresenta per il lago d’Iseo gli spiriti della acque, che appaiono in determinati momenti, rendendo pericolosi alcuni giorni per la pesca, la navigazione, o il nuoto.

Il 29 giugno si poteva star seduti sul muretto che lambiva l’acqua, bagnare i piedi ma attenzione a non nuotare e nemmeno camminare in acqua. La mamma di S. Pietro era lì invisibile, pronta a prendere le gambe e trascinare in mezzo al lago il malcapitato, senza ritorno. Se non trovava nessuno, scatenava un fortissimo temporale, che poteva essere anche la terribile Sarneghéra, per rovesciare barche con pescatori o passeggeri.

Questo perchè, spiega la leggenda, la madre di S. Pietro in vita era stata una donna molto cattiva; non aveva mai compiuto una buona azione e alla morte andò quindi all’inferno.

San Pietro riuscì con le sue preghiere ad ottenere da Dio di poter portare con sé in Paradiso la madre almeno nel giorno della sua festa, il 29 giugno. Fu allora buttata dal Paradiso una lunghissima corda che arrivava fino all’Inferno, in modo che essa potesse arrampicarsi fino a raggiungere il figlio. Si attaccarono con lei alla fune altre anime dannate, desiderose di uscire dal quel terribile luogo. Quando la madre del Santo se ne accorse cominciò furiosamente a scalciarle, e lo fece con tanta forza, insistenza e accanimento che scivolò con loro nuovamente all’Inferno.

La corda venne allora ritirata e non le fu più concesso di risalire. Lei, piena di odio e rancore, da quel giorno, il 29 giugno, festa del figlio, per vendicarsi esce dall’inferno e si aggira sul fondo del lago, causando terribili temporali che mettono in pericolo tutti i naviganti e cerca pure di afferrare le gambe dei bagnanti per trascinarne almeno uno all’Inferno.

Dal libro: “Parole e storie d’acqua dolce”

Rosarita Colosio