Dietro il successo di un artista, dietro la buona riuscita di un concerto o di uno spettacolo di qualsivoglia genere, c’è sempre l’enorme impegno e l’incessante lavoro di una vera e propria equipe di esperti che operano nel cosiddetto backstage, più noto come “dietro le quinte”. Molteplici sono le figure che compongono lo scenario: si pensi solo, tra quelli forse più noti, al produttore e al direttore artistico, al direttore di scena, ai macchinisti, agli operatori, ai tecnici luci e audio, ai fonici, agli assistenti ai camerini, ai responsabili e assistenti sartoria, alle truccatrici, ai parrucchieri… la lista è davvero lunghissima e variegata.
Qualche giorno fa, ho avuto il piacere di fare un’interessante chiacchierata con l’iseanissima Roberta Casa la quale, per una quindicina di anni, ha avuto l’opportunità e la fortuna di ricoprire uno dei ruoli menzionati prima, ossia quello di “assistente ai camerini” per molti famosissimi cantanti italiani e stranieri. Sono assolutamente curiosa di saperne qualcosa di più, magari riesco a cogliere qualche pettegolezzo o qualche singolare aneddoto… snocciolo subito alcune mie domande a Roberta e scopro che tra i cantanti con cui ha lavorato ci sono anche due dei miei preferiti, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti.
Ma procediamo con ordine…
Ciao Roberta, innanzitutto grazie per avermi dedicato un po’ di tempo. Com’è nata l’idea di intraprendere questo lavoro?
Avevo 30 anni quando mi è capitato, io lo definisco sempre così, un vero e proprio “colpo di fortuna”. Ero stanca di lavorare in albergo, davo una mano ai miei genitori nella loro attività, ma a quell’età si ha voglia di trovare qualche stimolo nuovo, di fare esperienze diverse. L’occasione giusta è arrivata quando ho conosciuto alcuni tecnici che lavoravano con il gruppo dei Litfiba e che mi invitavano spesso nel backstage dei concerti. Mi hanno offerto di ricoprire il ruolo di assistente ai camerini e non ci ho pensato due volte. Ho fatto la valigia e ho iniziato questo percorso che mi ha dato l’opportunità di conoscere tanta gente, di lavorare con artisti di un certo calibro e di girare il mondo…una bellissima esperienza di vita. Il mio primo tour è stato con Franco Battiato. Mi hanno dato in mano 500 mila lire e mi hanno detto che con quei soldi avrei dovuto arredare il camerino di Battiato. Ti lascio immaginare il mio stato d’animo… ero agitata e preoccupata, non è facile azzeccare i gusti delle persone e poi era la prima volta per me. È andata molto bene e quello è stato il mio trampolino di lancio. Da lì ho capito subito che era un lavoro che mi poteva piacere. Battiato, oltretutto, è una persona simpaticissima, mi faceva sempre ridere, è molto bravo a raccontare barzellette.
Ma più nello specifico, di cosa si deve occupare un assistente ai camerini?
Mamma mia, di un’infinità di cose…ti dico solo che io giravo con ben 6 bauli pieni: in uno vi erano tante varietà di tappeti, in un altro oggetti di arredamento, in un altro ancora cuscini di diversi colori e poi lampade, candele, teli…di tutto e di più. Solitamente si deve arrivare sul luogo del concerto intorno alle 10-11 di mattina, si scelgono da subito le stanze dove sistemare l’artista e la sua band e, da quel momento, parte tutto l’allestimento del camerino e la cura di ogni dettaglio. L’artista, che solitamente arriva nel pomeriggio, deve poter trovare un ambiente caldo ed accogliente, che lo faccia sentire a proprio agio. Il suo camerino deve diventare un po’ come il salotto di casa sua!
Ma l’assistente ai camerini prevede, spesso, anche altro, i noti imprevisti dell’ultimo minuto. Ed ecco, allora, che di corsa ti dovevi sbrigare a cucire un orlo, a stringere una gonna, a stirare i vestiti di scena, il tutto a ritmi impressionanti, una gara contro il tempo.
Hai iniziato con Battiato, con quali altri artisti hai lavorato? Ci sveli qualche dettaglio in più di loro, qualche particolarità che li caratterizza?
Ho lavorato con Renato Zero, Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Anna Oxa, Ligabue, Cesare Cremonini e, la mia preferita tra tutti, la splendida Fiorella Mannoia, con cui ho lavorato per ben sette anni, dal 2002 al 2009, e con la quale è rimasta tutt’ora una bellissima amicizia.

Ci racconti qualcosa di loro?
Fiorella Mannoia, come ti dicevo, è una persona squisita, autentica, molto attenta al proprio staff tecnico, conosce tutti i nomi delle persone che lavorano con lei. È così come la si vede, com’è in camerino lo è anche fuori. Ci sentiamo spesso. Un’altra bella persona, modesta e molto simpatica, è Renato Zero. Io lo definisco una “macchietta”. Un artista schietto, senza peli sulla lingua. La sua particolarità sono i molteplici cambi d’abito ad ogni concerto…si cambiava in media ogni due canzoni. Ricordo le corse per vestirlo e ricordo quella volta che gli dovevo infilare una scarpa ma non riuscivo e lui, simpaticamente, si è voltato verso di me e ha esclamato con il suo accento romano: “Ma cara che c’hai, le mani di ricotta!”. Un artista eccezionale, unico nel suo genere. Laura Pausini è una grande lavoratrice, instancabile, bravissima oltre che sul palco anche nella promozione dei suoi dischi, in Italia e all’estero. Lavora molto in Sudamerica, dove va spesso a fare interviste in televisione e in radio, anche la mattina molto presto. Merita davvero tutto il successo che ha ottenuto. Posso parlarti poi di Anna Oxa, una cantante che possiede una bella personalità e un carattere molto forte, di Cesare Cremonini, altra persona molto bella nella sua semplicità o di Ligabue, una persona timida, riservata e gentile. Grandi talenti, che poi impari a conoscere e di cui apprezzi peculiarità e sfumature di carattere. Devo spezzare una lancia a favore dell’artista made in Italy. Ho lavorato anche con artisti stranieri come Lenny Kravitz, Ben Harper, Aerosmith, ed ho constatato che l’artista d’oltralpe è molto più esigente. Non ti dico certe richieste, assurde, come l’avere rose di diverso numero e colore in ogni camerino, liste di un certo tipo di acqua e di determinati alimenti, persino l’allestimento in camerino di postazioni di playstation per i figli e così via.

Certo non si può dire che non ne hai viste davvero di tutti i colori. So che da un paio d’anni sei tornata a Iseo e hai ripreso con l’attività di origine. Come mai la scelta di lasciare quel mondo?
Ad un certo punto mi sono resa conto che era arrivato il momento di smettere. L’esperienza fatta era stata stupenda ed appagante, ma volevo tornare nel mio bel paese ed aiutare mio fratello. Mi sono detta: vorrei avere anche delle piante da curare, che non siano solo piante grasse, tenere un gatto e, soprattutto, tornare ai miei affetti di sempre, alle care, vecchie amicizie che andavano ricoltivate. Un lavoro di quel genere genera tantissime soddisfazioni, ma comporta anche innumerevoli sacrifici. È una vita frenetica, si è sempre in giro, è necessario avere un grande spirito di adattamento, perché ti trovi a convivere con tante persone, spesso diverse da te. E poi non puoi avere una famiglia. Ora sono felice qui, conservo tanti bellissimi ricordi di un frammento di vita favolosa, però ti dico la verità…se potessi prendermi un mesetto, non di più, un mini-tour lo rifarei volentieri!
Grazie Roberta, da parte mia e da parte di tutti i lettori di “Punto d’Incontro”.

