4 marzo 1975, martedi. Amici a tavola (cus di Santicolo), ospite gradito Bacco. Tra due giorni è giovedi grasso. Quando ero gnaro io, bruciavano le vecchie. Mi ricordo di Mussolini e la Petacci. Segue dotta (?) disquisizione sul significato dell’evento. Dai romani ai pagani si bruciava la fine della brutta stagione, le streghe (Pisogne e la Valle), la guerra, il fascismo; in pratica il simbolo delle cose che devono finire. Domanda: cosa dobbiamo bruciare oggi simbolicamente ad Iseo? La raccomandazione, madre del clientelismo.
I raccomandati per antonomasia si trovavano alla Nazionale e all’Ospedale. Al rogo! Al rogo! Pensiero ed azione, come insegnavano le sacre barbe. Il giorno dopo, in un vecchio laboratorio, al posto delle insegne vengono assemblate le due vecchie.
Il ferroviere con sottobraccio una vistosa RACCOMANDATA per il sig. Direttore e l’infermiera con la RACCOMANDATA per il sig. Presidente. Nottetempo ignoti (?) appendono le due figure tra le piazze Statuto e Garibaldi. Il mattino seguente si scatena il finimondo politico-istituzional-nazional-sanitar-sindacalista! Il Sindaco, tartassato da telefonate dall’alto, ordina l’immediata rimozione delle vecchie.
Si mette in moto la “scaalcàda”: vigili transennanti, geometri telefonanti, denunce a Carabinieri, Polizia, FBI, CIA, KGB! Solerti operai del Comune pronti con le scale a togliere queste figure, vergogna del paese. Sono ormai le 11, alla faccia della tradizione, questa sera niente vecchie. Questo il prologo, ma la commedia continua.
Deus ex- machina, entra in scena un personaggio a salvare le vecchie dall’ignonimia di non finire come tradizione comanda: Franco Fava, “el ragionier”. Furente come mai visto, si scaglia contro la stupidità al potere. Compromesso: le vecchie verranno bruciate senza il simbolo della raccomandazione. Per Fava “xe pegio el tacon del buso”. Alle 4 del pomeriggio colloca sotto le vecchie un grande cartello con una poesia:
CARNEVALE: OGNI SCHERZO… NON VALE
Nello spirito del giovedì grasso si voleva bruciare qui in emblema davvero senza intendimento basso e senza voler creare alcun problema un “preferito” e una “raccomandata” come simbolo del “clientelismo” che dei politici è la miglior trovata dopo quella del parassitismo.
E poiché qui ad Iseo, meno male!, la clientela si colloca soltanto negli “Spedali” e nella “Nazionale” i nostri esibivano per vanto vistosissime buste indirizzate ai signori Presidente e Direttore che distribuiscon le “beneficiate”.
Non c’era affatto però, nell’inventore della trovata, la minima intenzione di alludere all’illustre “bustarella” (peraltro di italiana tradizione) ma soltanto di dire chiaro e tondo che anche qui ad Iseo può dolere che viga il costume un poco immondo da parte dei politici al potere di mandare al lavoro i “Galoppini”, i loro figli, il nonno, la cognata, con la “Tessera” infilata nei taschini ed in mano una “tal raccomandata”.
Peccato!!! A qualcuno (che qui sbaglia) è bruciata in anticipo la coda che proprio non speriam fatta di paglia e con piglio dispotico e man coda, ha strappato, così, per rappresaglia le buste incriminate, ma di moda.
Lasciando le buste al loro posto, noi avremmo bruciato con piacere solo l’emblema del “Clientelismo”. Senza le buste, ahimè, con dispiacere, bruciam, con non voluto vandalismo, i protetti (in effigie) del potere.
Iseo 6 marzo 1975 – giovedì grasso f.f.
Penso che tutti gli iseani, dai dieci anni in su, abbiano letto questa poesia. Una processione scendeva da via Mirolte, arrivava da font a Cap, dal Dom, dai vicoi, e la sera ritornò a veder bruciare le due brutte figure. La tradizione era quasi salva, ma le brutte figure, come si evince dalla poesia di Fava, non erano rappresentate in piazza solo dalle due vecchie messe al rogo.

