La prima volta che mi capitò in biblioteca di sfogliare il libro di Fulgenzio Rinaldi, fui colpito dallo stemma di Iseo. Soprattutto dalle due ipsilon, una lettera dell’alfabeto poco o nulla usata in italiano.
In quegli anni, fine 60, gli amministratori di Anagni chiedevano informazioni di un certo “Bonaventura de Yse”, frate architetto che progettò la reggia papale di quella città nel medioevo. Giuseppe Vitali, allora giovane bibliotecario appassionato di storia locale, mi diede la risposta:
I “de Yse” altri non erano che i nobili Oldofredi, signori e padroni del castello di Iseo.
Rimaneva il mistero della ipsilon. Forse perchè gli Oldofredi erano di origini nordiche? Fantasia galoppante la mia, che dava un’interpretazione più complessa ed accattivante del valore della Y.
Iseo era ed è al centro di tre direttrici militari e commerciali del tempo, ossia Brescia, Valle Camonica e Franciacorta. Barbarossa ne capì l’importanza e la mise a ferro e fuoco perchè aveva osato resistergli. Giacomo Oldofredi, per lo stesso motivo, la circondò di mura e di una rocca possente e, per quei tempi, inespugnabile, il così detto Castello Oldofredi.
Iseo divenne città in pietra, con torri possenti capaci di conservare fino ad oggi i segni di un mondo scomparso (via Pieve, via Sombrico, via del Campo, vicolo Millefiori).
Cosa rimane oggi della centralità di Iseo? L’aspetto commmerciale, mentre quello militare viene sostituito dal turistico. Questa nuova funzione raggiunge il suo apice negli anni 30, con i treni popolari, il lungolago, e più avanti negli anni il lido, Sassabanek, dal territorio verso Iseo.

