(….. – 26 Settembre 506 circa)
«Guarda San Vigilio, questa famiglia che hai generatocon la parola di verità e con i sacramenti della vita […]»
Sono scarse le informazioni attendibili inerenti la vita del santo, se non che sia stato vescovo della diocesi di Brescia durante il V secolo, nominato dall’arcivescovo di Milano Eustorgio, tra gli episcopati di Sant’Ottanzio e San Tiziano. Come per tutti gli antichi pastori della chiesa bresciana, non si hanno notizie sulle sue origini, e questo ha fatto sì che più volte venisse confuso con altri santi omonimi, quali ad esempio Vigilio di Tapso, Vigilio di Trento o Vigilio di Lectoure, antica diocesi francese ora soppressa. Monsignor Antonio Fappani, voce autorevole nel panorama culturale provinciale, lo indica come presente in ben cinque libri manoscritti risalenti ai secoli XIII e XV e in quattro ordini litanici primitivi. Tra questi ultimi vengono segnalate in particolar modo le litanie monastiche bresciane del codice Regio Vaticano risalente al X secolo e quelle dei Frafmenta Liturgica, riportate in una pergamena del XIV secolo e passate ai Canonici Lateranensi di Bologna.
Si pensa che il Santo abbia raggiunto Iseo con il probabile proposito di evangelizzare la riviera Sebina, fino a spingersi in valle Camonica, in un periodo particolarmente instabile in quanto prossimo al disfacimento dell’Impero Romano d’Occidente. Fu sepolto nella chiesa da lui fondata ad Iseo, secondo la normale disciplina del tempo.
In tale luogo le sue reliquie furono oggetto della massima venerazione da parte della popolazione fin dai tempi antichi. La Pieve, tuttavia, fu intitolata a Sant’Andrea e ciò è dovuto, secondo la tradizione, ad un gesto d’umiltà dello stesso patrono, anche se è verosimile pensare che Vigilio scelse Sant’Andrea in quanto santo protettore dei pescatori e delle acque.
Nell’VIII secolo parecchie ossa, tra cui il teschio e un braccio, furono trafugate e portate nella parrocchiale di San Lorenzo a Brescia, dove sul monumento funebre fu posta l’epigrafe: “Hic beatissimi confessoris Vigilii Brixiae Episcopi conditum est solemnitate corpus.” In risposta, gli iseani scrissero sulla lapide: “Vigilii Sancti Antistitis Brixiae hic ossa quiescunt, excepto capite et brachio sinistro clandestine asportatis”.
Nel 1002 i resti mortali del Santo vengono riuniti a quelli del predecessore Ottanzio, per poi essere nuovamente traslati il 6 Maggio del 1763. In quell’occasione, i teschi dei due vescovi furono collocati in due nuovi busti, mentre le ossa vennero sistemate dietro l’altare maggiore di San Lorenzo, all’interno di due piccole urne.
Le reliquie scampate al trafugamento di San Lorenzo, e rimaste nella primitiva pieve di Iseo furono a loro volta spostate nell’arca marmorea nel 1633, sotto l’altare maggiore, e successivamente ricollocate nell’altare laterale in occasione dell’intervento neoclassico di Rodolfo Vantini con la scritta “Ossa Sancti Vigilii Episcopi Brixiae hujsus Ecclesiae Fundatoris et Patroni Posita Anno 1833“. La cappella ospita inoltre la statua del santo, opera di Giacomo Sozzi, e gli affreschi di Giuseppe Teosa.
Soltanto nell’Aprile del 1951, tra solenni festeggiamenti, il teschio di San Vigilio fu riportato ad Iseo. All’interno della Pieve, San Vigilio è raffigurato anche nel dipinto “Il compianto sul Cristo morto e i Santi Vigilio, Andrea, Lorenzo” di Antonio Gandino nelle testate delle navate.
San Vigilio è festeggiato come patrono dalla comunità di Iseo il 26 Settembre, presumibilmente il giorno della sua morte: per l’occasione, durante la domenica più prossima alla festa, si celebra una solenne processione nella quale viene esposto, oltre al teschio e alle ossa, un reliquiario d’argento a forma di braccio benedicente, contenente l’omero destro del santo. È tradizione che tale braccio venga esposto anche in altre parti dell’anno per richiedere l’aiuto del santo contro la siccità.
Non a caso, nel dialetto locale, è riscontrabile l’espressione “El la té compaign del bras de San Vigilio” (Lo tiene come il braccio di San Vigilio) riferito all’atto di prestare particolare cura o riguardo nei confronti di qualcosa di caro o prezioso. Piatto tipico del periodo dei festeggiamenti patronali è il “nedròt coi vérs”, l’anatra con le verze. Si ritiene abbia vissuto in un fabbricato posto nell’antica “contrada dom”, presumibilmente l’odierna Casa Panella in Via Duomo, la quale ospita nella propria facciata una statua a ricordo del Santo, addobbata in occasione della festa patronale.
A San Vigilio si deve l’edificazione del Santuario della Madonna della Ceriola a Monte Isola, sui resti di un antico tempio pagano: proprio per il suo impegno pastorale sul territorio lacustre, a lui è intitolata la zona pastorale diocesana del Sebino.
(Nella foto: Statua marmorea di S.Vigilio, Pieve di S.Andrea Apostolo Iseo)
Michele Consoli
Biblioteca Comunale di Iseo
Fonti:
Archetti G., S. Vigilio e la Pieve di Iseo. Note storiche per lo studio di una Chiesa locale nel Medioevo, Iseo (Bs) 2007.
Donni G., La Pieve di S. Andrea in Iseo, in “Quaderni di Vita Parrocchiale di Iseo”, Rovato 1991.
Falsina L., La pieve di Iseo, in “Quaderni della Biblioteca Comunale di Iseo”, Iseo 1977, pp. 6-14.
Guerrini P., La Pieve di Iseo, in “Memorie storiche della Diocesi di Brescia”, Brescia 1934, pp. 161 – 178.
Rosa G., S.Vigilio Vescovo di Brescia. Ricerche Storiche, Brescia, Codignola, 1874.
Valsecchi A., Archeologia Urbana in Iseo, Notizie Archeologiche Bergomensi, 2009, p. 139 – 165.
Per la ricetta del Nedròt coi Vers: https://www.comune.iseo.bs.it/…/eno…/anatra-con-le-verze

