Ecco perchè amo questo paese

Ecco perchè amo questo paese

Sta per arrivare. Sì sta per arrivare il lungo serpentone che, rumoroso, percorrerà il lungo lago senza sosta. Avanti e indietro. Mentre il cuore del paese è deserto.

Osservo il cielo e creo intrecci immaginari tra le stelle e gli spigoli dei tetti. Attraverso e percorro, in lungo e in largo, la fitta ragnatela di vicoli. Scorci sublimi sono gelosamente custoditi dalla labirintica struttura di questo borgo. In un luogo del genere bisogna saper osare, addentrarsi e perdersi.

Potrebbe forse aiutarvi sapere che fin dai tempi dei Romani, Iseo ha sempre interpretato il ruolo di guida per l’economia locale? Che ha subito le invasioni barbariche, la miseria e la povertà; che è sopravvissuta alle continue baruffe tra Brescia e Bergamo, sin dal XII secolo? Che ha retto l’arrivo di Barbarossa, di Federico II, dei Guelfi e dei Ghibellini, degli Oldofredi e pure di Venezia che, nella sua fase di massima espansione, conquista e sottomette Iseo per quattro secoli.

Le vie di questo paese trasudano storia, le chiese custodiscono segreti e misteri d’arte, tracce di credenze ormai lontane di inquietante bellezza. Chi riesce a perdersi per i suoi angusti vicoli può osservare finestre arabeggianti, mura romane e, spiando in qualche interno, soffitti cassettonati quattrocenteschi di stravagante bellezza.

Questi luoghi hanno rappresentato un’inesauribile fonte d’ispirazione per i tanti artisti che hanno vissuto e lavorato a Iseo tra cui Enrico Antonioli, Nino Botarelli, Mariuccia Nulli, Vittorio Viviani e concedetemelo, il mio amatissimo nonnino Edmondo Migliorini.

Artisti che hanno immortalato ed elevato a simbolo, attraverso la loro personalissima interpretazione, questo paesaggio che ruba l’anima.

E mentre il lungo serpente continua a preferire il lungolago, gli abitanti gelosi, riservati e un po’ superbi come me, si godono gli angoli più isolati e silenziosi. E, per quanto mi piaccia questo modo molto riservato di vivere il paese, devo ammettere che forse sbaglio.

Il turismo per Iseo rappresenta una sfida, non so se la vincerà o se il turismo decreterà la  morte di una parte del paese. Giuro, non ne ho idea.  So solo che quando mi è capitato di accompagnare amici provenienti da fuori Iseo lungo queste viuzze, mi hanno sempre ringraziato per averli incoraggiati e convinti a scoprire l’altra Iseo.

Alcuni si sono innamorati sulla rampa che porta alla Madonna della Neve, altri come me, hanno salvato una splendida civetta dalla grinfie di un gatto all’ombra di piante centenarie e altri ancora hanno scherzato e scattato foto goliardiche nel vicolo del Fico.

Persa in questi pensieri mi ritrovo in vicolo della Malinconia, a pochi passi dalla piazza Principale, Piazza Garibaldi. Questo Vicolo costeggia il Palazzo dell’Arsenale, costruzione che per molto tempo ha ospitato le carceri. Il nome del vicolo deriva proprio dal fatto che il condannato lo percorreva prima di essere rinchiuso.

Forse io sono solo romantica, nel senso più teutonico del termine, e la malinconia di questi luoghi appaga la mia anima e mi fa sentire a casa.

Ho spesso la sensazione che, oltre ai turisti che pensano che al di là di piazza Garibaldi ci siano le Colonne d’Ercole, anche molti iseani non abbiano idea del valore di questo paese. Ma è solo una sensazione…

Io amo questo paese, perché ogni volta che parto alla scoperta del mondo, so che tornando lo ritroverò e, guardandolo con occhi nuovi, ne coglierò sempre la magica bellezza.

Sara Zugni

PUNTO D’INCONTRO nr.12 / Giugno 2011