Alberto Glisoni

Alberto Glisoni

L’allegro elaboratore di idee

Ma quante cose ha fatto e quante cose ancora farà e s’inventerà Alberto Glisoni? Chi lo conosce, e sono in pochi a non avere il piacere, sa di cosa parlo. Alberto oggi per tutti, specie gli sportivi, è detto “Il Gliso”. Per gli iseani è ancora conosciuto come “Algebra” e lo scotom non è per nulla una offesa, ma un abito che calza a pennello.

Perchè Alberto è la classica persona che non sa stare ferma, ne fisicamente, ne mentalmente. E’ uno che osserva, pensa, realizza… e a quel punto sai già che è troppo tardi per fermarlo, e non è giusto neppure fermarlo. E’ un diario di bordo costantemente aperto: ogni pagina coincide con un’idea, un’iniziativa, un’invenzione, una proposta, un’avventura che ha sempre un lieto fine, anche quando le cose non vanno come dovrebbero, perchè l’importante è averci provato senza lasciare nulla di intentato. Alberto è la giusta espressione del voler conoscere, imparare, capire come funziona una cosa e come potrebbe di conseguenza funzionare meglio: è qui che entra in gioco “Algebra”, un simpatico ed allegro pensatore elaboratore di idee.

Il gioco del Billo, la petizione per riportare il trampolino dei Platani, il monumento di Garibaldi con un sistema ad elevazione pneumatica (presentato al Maurizio Costanzo Show) che farebbe fuoriuscire dal tufo l’eroe dei due mondi su richiesta di turisti e curiosi (dietro pecunia… eccerto). Progettazione e realizzo di sistemi artigianali di riciclo dei rifiuti. Risoluzioni urbanistiche e ambientali legate ad annose problematiche del territorio iseano (in questi giorni con le ipotesi di eliminazione del passaggio a livello di Addis Abeba e soluzioni per la salvaguardia di lago e Torbiere).

Una sana partecipazione alla vita politica del paese (con la moglie Grazia che è ricordata ancora oggi per il suo determinato ed apprezzabile modo di fare opposizione quando era rappresentante della minoranza a Palazzo Vantini). Le imprese ciclistiche nelle gran fondo (qualcuna l’abbiamo fatta insieme, padroni di non crederci), la scoperta della MTB e l’organizzazione di gare CSI con la moglie Grazia. La Rampigolem, la Vignalonga, la puntuale e VOLONTARIA pulizia dei sentieri ad ogni Gimondibike… e tantissimi aneddoti che a raccontarli ci vorrebbero decine di pagine.

Da qualche tempo il nostro si è buttato nel mondo dello sport per disabili, con la pratica sportiva della Handbike, e anche lì ci sta mettendo del suo, tanto che, c’è da scommetterci, sarà pioniere di nuove cose. Ma è giusto che questa nuova avventura ve la racconti lui:

Io e la Handbike

Mi chiedono spesso come e quando nasce la mia passione per la handbike, la bicicletta con tre ruote che si aziona con la forza delle braccia, al ché comincio la mia maratona di spiegazioni. Dopo anni di partecipazione a gare in Mtb o con la bici da strada la moglie esprime un desiderio:

“Vorrei partecipare anche io alle gare in bici”.

Vista la sua disabilità ci comperiamo un tandem e partecipiamo ad alcune granfondo su strada, a Bergamo alla Felice Gimondi poi la Franciacorta a Clusane. Nel frattempo dopo anni di richieste riesce ad entrare nel circuito del paraciclismo partecipando individualmente a gare per paraciclisti.

Causa una caduta in una gara internazionale si acutizza il problema al bacino che non le permetterà più stare in sella. Dovete sapere che il mondo del paraciclismo si divide in due categorie dove o pedali con le gambe o con le braccia e le bici sono ovviamente differenti.

Nelle manifestazioni rimaniamo incuriositi dalle Handbike e Grazia senza problemi ne prova una per veder se le può piacere e se riesce a governarla. E’ stato amore a prima prova, una società bresciana le presta un modello in alluminio e la tessera tra le sue fila. Quasi tutti i fine settimana sono dedicati alle gare; con la Handbike ci sono molte gare in giro per l’Italia e pure all’estero si va a competere. Velleità di classifica non ce ne sono visto che nella sua categoria ci sono nomi importanti. La passione aumenta di gara in gara, io nel frattempo ho tirato i remi in barca sia nel gareggiare che nell’organizzare gare, ora si pensa alla moglie che per anni mi ha seguito nelle mie imprese, adesso sono io che le dedicherò il mio tempo. Uscire in allenamento e dare istruzioni alla moglie su come si va in hand è un po’ problematico se non l’hai mai usata, allora decidiamo di acquistarne una usata anche per me.

Ora si fa sul serio, si provano percorsi sia pianeggianti che ondulati per ottenere il massimo. Gareggiando all’estero scopriamo che in alcune gare partecipano i normodotati con classifica propria, e qui scocca la scintilla. Mi cimento anch’io, e anche se siamo in pochi comincia anche per me il divertimento. Ho la possibilità di competere e confrontarmi con i campioni!

Quando sei in bici la disabilità la si mette da parte e si manovella a tutto spiano, l’agonismo è puro, non si trascura nulla: allenamenti mirati bici molto performanti, una giusta alimentazione fino ai preparatori che ti redigono le tabelle da seguire. Niente è più dato al caso, le gare non sono più come fino a 10 anni fa, un misto di goliardia e di dilettantismo.

Nel 2017 l’Unione Ciclistica Internazionale apre ufficialmente ai normodotati la possibilità di partecipare a quasi tutte le gare: io e Grazia naturalmente le faremo tutte! Io vengo considerato l’apripista di questa specialità e mi sto dedicando allo sviluppo e divulgazione della pratica ai normodotati. Alcuni si stupiscono della mia scelta, forse perché non conoscono ancora la Handbike, ma vi garantisco che è divertente. Sono molti gli sport dove si usano le braccia: dal canottaggio al basket, pallavolo, rugby ed alcune specialità di atletica, ma mentre questi sport si sono adattati per i disabili, la Handbike è uno sport nuovo nato appositamente per loro.

In Italia e all’estero

Dal 2017 le categorie sono passate da 5 a 7: abbiamo le 5 classiche in base alla disabilità, partendo dalla H1 con disabilità più marcate fino alla H5 che sono gli amputati e che utilizzano la bike chiamata “inginocchiata”, quella che per intenderci usa Alex Zanardi. Si aggiungono le due nuove categorie dedicate agli Open HO, con bici sdraiate, HO2 con le inginocchiate, sia maschili  che femminili. Nella stagione 2017 ho corso con la handbike sdraiata. Purtroppo correvo quasi sempre da solo e nelle poche occasioni che avevo degli avversari ho sempre conquistato la prima posizione di categoria. Nelle gare all’estero invece sono sempre stato battuto da un giovane tedesco molto forte che corre con la hand in ginocchio. Viste le sue performance decido pure io di testare il tipo di bici.

Decisamente più scattante e vantaggiosa nelle salite, meno veloce sul piano per motivi di aerodinamica (il busto rimane più esposto all’aria rispetto a quelle sdraiate). Nello stesso anno ne trovo una di seconda mano, la uso in alcune gare dove non ci sono avversari normodotati per correttezza nei loro confronti in quanto i miei avversari normo usano di solito bici sdraiate. Nelle gare dove uso la nuova bici, oltre alla classifica di categoria, riesco a scalare anche le classifiche assolute.

La “Glisospinta”

E così cosa succede? Succede che come al solito il Gliso spariglia le carte: tutti gli handbikers che usano questa bici solitamente si legano con una cintura che li fissa al seggiolino. Io invece decido di non legarmi, permettendo così di fare il fuorisella come nel ciclismo ma nel frattempo scopro che con dei gesti particolari posso anche aumentare la forza impressa sulle manovelle alzandomi sulle ginocchia. Battezzerò questo gesto come la “Glisospinta”.

Ultima modifica alla bike è stato togliere il seggiolino e sostituirlo con una sella da bici. In questo modo si facilita molto la salita e discesa dalla handbike: mentre prima dovevo infilare le gambe sotto il seggiolino che occupava tutta la seduta ora con una sella da 10 cm entro ed esco senza problemi e posso pure tenere le scarpe che prima mi era impossibile utilizzare per via dello spazio. La curiosità dei miei amici handbikers è tanta ed ogni volta scrutano la bici per vedere se c’è qualcosa di nuovo.

Le mie gare oggi

Da quando corro con questa bici ottengo maggiori risultati. Come per il ciclismo, se riesci a partire nelle prime posizioni riesci a fare gara altrimenti sei sempre solo a rincorrere i primi. Ho conseguito una vittoria assoluta a Visano nella bassa bresciana con degli avversari di tutto rispetto.

A giugno ad una cronoscalata a Reggio Emilia ho conseguito il secondo posto assoluto dietro al Campione del Mondo e Oro a Rio niente meno che Paolo Cecchetto che vince sia in salita che sul piano ed è il più tecnico di tutto il movimento. E’ stata un’emozione stupenda saper di aver battuto atleti che solitamente mi danno “la paga”. La salita fa la differenza anche se il mio peso è ancora da “limare”.

Domenica 17 giugno a Cassino si è svolta la 2ª tappa del Giro d’Italia Handbike gara a circuito con una bella salita di 1800 metri. Anche qui ho ottenuto un’ottima seconda posizione assoluta, dietro ad un H5 di nome Fabrizio Bove che corre con una bici come la mia, ma lui è nettamente più forte… e comunque mi teme e cercherò nel limite del possibile di batterlo.

C’è da sapere che

Molti mi chiedono se si fa fatica a pedalare con le braccia. E’ evidente che c’è una netta differenza tra braccia e gambe, ma la fatica penso sia la stessa, cambia solo la velocità. Quando ti alleni per una qualsiasi specialità il limite si sposta sempre in avanti e i miglioramenti sono evidenti. Altra domanda classica che ricevo è inerente alla velocità che si può raggiungere. Dipende sempre dalla disabilità: ci sono state volate anche ai 65 kmh. A Cassino gli ultimi 200 metri li ho fatti ai 50 all’ora in volata.

Aspettative? Vorrei promuovere la specialità della Hanbike ai normodotati, è troppo bella e siamo ancora agli inizi. Il giorno che le Handbike avranno costi sopportabili il movimento crescerà e ci saranno gare dedicate anche solo ad essi.

La “Kuaterbike”

Un momento, un momento!

Quasi dimenticavo una “piccola” cosa. Quando uscivo con Grazia e guidavo la sdraiata mi dicevo: “io ho le gambe buone ma in questo sport non le sfrutto, un vero peccato”.

E così cosa succede? Succede che il Gliso come al solito ci pensa su, progetta e realizza: mi costruisco una bici molto speciale.

Dopo vari prototipi statici da usare in casa, nasce la “Kuaterbike” una bici sdraiata che mi permette di pedalare sia con le braccia che con le gambe nel modo sincrono sia di braccia che di gambe. La pedalata sincrona ormai è adottata da tutti in handbike, altrimenti se si va in modo alternato avendo la trazione anteriore la bicicletta comincia a sbacchettare a destra e sinistra seguendo l’alternanza dei pedali. Dopo la costruzione del prototipo, che risulterà eccessivamente pesante, mi fisso un obiettivo: percorrere 2017 km in una settimana attorno al mio lago facendo 32 giri.

Partito un lunedì nei primi giorni di giugno 2017 mi fermerò al compimento del 29° giro a causa del ritorno di una Vertigine parossistica posizionale benigna che mi aveva colpito pochi mesi prima. Obiettivo mancato per soli tre giri, cioè 185 km, ma in compenso posso vantarmi di aver percorso 1850 km cioè Mille Miglia marittime in una sola settimana.

Ora è evidente a tutti quello che mi manca: battere Alex Zanardi!

Impresa praticamente impossibile… ma stiamo parlando del “Gliso”…

Gianluca Serioli

Punto d’Incontro nr.68 / Luglio 2018