Addio “Maschiètt”, ci mancherai tantissimo

Addio “Maschiètt”, ci mancherai tantissimo

La notizia è arrivata improvvisa, anche se era tempo che non stava bene. Ed il paese si è stretto in un commovente abbraccio attorno alla sua famiglia, ad Angelo e a Vittoria.

Gianni Pollonini, conosciuto da tutti come “Maschiètt”, se ne è andato, è andato avanti. Un’altra figura rappresentativa del nostro paese, Iseo, ci lascia, e lascia un enorme vuoto.

Innumerevoli i messaggi di cordoglio sui social, innumerevoli gli aneddoti su di lui, innumerevoli i ricordi. Qui val la pena davvero di dire che “Sei un iseano se… sai chi è Maschiètt”, che da oggi purtroppo viene modificato in “sai chi era Maschiètt”. Tutti lo conoscevano, quasi tutti hanno un ricordo di lui.

Il mio ricordo è legato al mio viaggio di nozze, e si deve fare un salto indietro di 30 anni, quando il 18 maggio 1992, di buon mattino, il “Maschiètt” venne a prendere in consegna il sottoscritto e la moglie per portarci con il suo “Ta per uno” (il TAXI Mercedes) a Milano, stazione centrale, dove avremmo preso il TGV per Parigi. Nulla di particolare, non fosse che il 16 e 17 maggio di quell’anno, sempre a Milano, c’era l’adunata nazionale degli alpini, e il nostro eroe era reduce dai doverosi festeggiamenti e probabilmente non era neppure andato a dormire. Ma nonostante tutto era allegro, perchè era sempre allegro. Grazie a lui e al fratello Angelo, via Mirolte è sempre stata meno vuota e meno triste, almeno nei giorni in cui erano presenti nel loro laboratorio, e non invece in quei giorni dove c’era esposto il mitico cartello “Torno subito”, trasformatosi da normale a leggendario quel giorno di tanti anni fa in cui Gianni, sempre con il suo “ta per uno”, dovette fare un servizio all’estero e pensò bene di affiggere l’audace quanto esilarante cartello: “Sono in Germania… torno subito”.

Persona di grande cuore, benvoluto da tutti, orgoglioso alpino, sempre col sorriso, anche nel dolore. Amante delle motociclette, “Guzzista” di ferro: memorabile e bellissima la foto in sella alla Motoguzzi in mezzo a migliaia di tacchini d’allevamento, scattata da Federico Sbardolini, che vinse il premio di un concorso di fotografia di cui, perdonate, non ricordo il nome.  La gigantografia rimase per anni esposta all’entrata del Museo di collezione civica del paese.

Non poteva mancare nel gioco del “Chi él po’ lü che” di Punto d’Incontro, ed a lui ho riservato il mese di ottobre del calendario 2021, con quella innocente foto da scolaretto, foto che voglio mettere un’ultima volta, in suo ricordo.

Ci mancherai tantissimo, ma tanto lo sappiamo che tu… torni subito.

Gianluca Serioli

da PUNTO D’INCONTRO nr.96 in uscita il 18 dicembre

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