“Quello che non possiamo accettare è che questa riforma privatizzi ulteriormente il servizio sanitario pubblico, arrivando a stabilire che le case di comunità e gli ospedali di comunità possano essere costruiti dal pubblico , ma poi gestiti dal privato. Siamo arrivati al punto che, essendo la Regione obbligata ad istituire i distretti, le case di comunità e gli ospedali di comunità, ha inserito nella legge che anche queste strutture potranno essere gestite dal privato. MA IL PRIVATO I SOLDI LI FA SULLA MALATTIA, NON LI FA SULLA SALUTE. PER IL PRIVATO LA PREVENZIONE E’ UN’ANTAGONISTA”.
Queste le dure e dirette parole rivolte da Vittorio Agnoletto (Medicina Democratica) all’assessore della Sanità lombarda, Letizia Moratti, nei giorni scorsi durante la manifestazione sotto il Palazzo della Regione Lombardia.

Che fine farà dunque il sistema sanitario pubblico? E che fine farà l’Ospedale di Iseo?
E’ questo ciò che si domanda il comitato locale istituito in difesa del nosocomio iseano e composto da Ciocchi Orsolina, Lucia Danesi, Nadia Zatti, alle quali si è aggiunta Ines Moretti, in rappresentanza del Consorzio dei campeggi Lake Iseo Holidays.
“Perché il servizio ospedaliero pubblico a Iseo è fondamentale non solo per i residenti e per le comunità del circondario sebino, ma anche per i turisti ed i villeggianti. Si consideri che in estate si registrano almeno 400.000 presenze in più nei campeggi e nelle unità ricettive alberghiere, e potrei fare decine di esempi di turisti che non solo usufruiscono di servizi primari come il pronto soccorso, ma anche di servizi dialisi e anche di chemioterapia” – evidenzia Ines Moretti.
“Vorremmo sapere quando ripartiranno i servizi primari, particolarmente per gli anziani. Oggi per qualsiasi tipo di servizio primario, dalle analisi alle radiografie, bisogna prendere appuntamento, e spesso il centralino dirotta sull’Ospedale di Chiari. Quello che più preoccupa è che è in atto da tempo una azione di impoverimento tale da far percepire chiaramente la volontà di fare “morire” lentamente una struttura che, lo ribadiamo, è fondamentale e indispensabile per Iseo e per i comuni limitrofi” – rimarcano Ciocchi Orsolina e Lucia Danesi.
L’opera di sensibilizzazione del Comitato è partita tre anni fa in concomitanza con la chiusura del reparto maternità, con sit in, raccolte firme, comunicati, conferenze stampa, richieste di incontri e altre iniziative; ma va detto che sono ormai trent’anni che l’Ospedale di Iseo è al centro di innumerevoli discussioni e polemiche in merito alla sua destinazione, particolarmente da quando è avvenuta l’unione con Chiari.
Negli ultimi anni però la situazione è “silenziosamente” precipitata o, peggio ancora, è stata fatta precipitare. Sembra quasi di assistere alla scena del Titanic, dove l’orchestrina suona serenamente, mentre la nave affonda. Ecco, qui non ci sono orchestrine, ma pare di capire che ci sia qualcuno che se la canta e se la suona a piacimento, con incontri che in realtà non sono pubblici ma riservati, con la “sfilata” dei soliti noti e della politica “monocolore”, come sarà per esempio l’incontro che si terrà il prossimo 7 marzo al Castello Oldofredi sul tema “LEGGE DI POTENZIAMENTO DELLA SANITA’ LOMBARDA” .

“Vorremmo che ci fosse più partecipazione da parte di tutti” – insistono le Leonesse – “Anche se abbiamo raccolto tantissime firme, vorremmo che la comunità fosse più partecipativa e si unisse a noi, manifestando dissenso e soprattutto chiedendo alle istituzioni cosa ne sarà del nostro ospedale. Chiediamo risposte alla Regione, alla Provincia, ai 37 sindaci dei comuni del nostro territorio che a suo tempo avevano firmato la mozione. E chiediamo risposte al sindaco di Iseo, che solo due anni fa, in campagna elettorale, aveva fatto dichiarazioni ben diverse rispetto a ciò che sta accadendo oggi al presidio ospedaliero Sebino, alla maggioranza e anche all’opposizione, che vediamo piuttosto silenziosa”.
Concludiamo ancora con Vittorio Agnoletto:
“Il ministero dell’economia ricorda che la legge 502 del 1992, sulla Riforma sanitaria nazionale, prevede che vi sia una priorità del pubblico, e un utilizzo del privato che venga governato da un assessorato che governi i fenomeni e non che come accade da Formigoni in avanti lasci fare ciò che più interessa e che più piace. Non hanno imparato nulla da questi due anni di pandemia”.
Gianluca Serioli

