Buongiorno DIO, sono io, Valerio!

Buongiorno DIO, sono io, Valerio!

Premessa: quanto viene scritto qui di seguito è frutto di testimonianze e di ricordi personali. Ci saranno probabilmente anche delle inesattezze. Purtroppo il prossimo numero di PUNTO D’INCONTRO uscirà il 4 marzo e andrà in stampa domani. Sarà mia cura raccogliere le testimonianze più importanti, quelle della persona che ha accolto Billy a Iseo  fin dai suoi primi mesi di vita ed è stata l’unico punto di riferimento, fino alla sua dipartita, e pubblicarle su PUNTO D’INCONTRO di Aprile.

Alla luce però di alcune  cose che sono accadute in questi ultimi due giorni, note a tutti o quasi tutti, ritenevo giusto esprimere un ulteriore pensiero, purtroppo come sempre lungo, stavolta addirittura lunghissimo, ma stiamo parlando di una vita…. Portate pazienza, e se non l’avete, andate oltre.

“Ancora un po’ e lo fanno Santo e Patrono. Sono basita. Per me rimarrà sempre un parassita, un inetto”.

Queste, più o meno,  le parole, durissime, che ho letto l’altro giorno sui social (social?), di buon mattino, e sulle quali non ho voluto più tornare, perché non volevo vedere i like sotto quel commento. Perché, diciamolo, la violenza sta proprio nell’avere avuto il coraggio di scrivere e pubblicare sul web un pensiero che non è isolato, non è la convinzione di una sola persona.

Dieci anni fa ho scritto un racconto ispirato a Billy, all’interno di un romanzo che mai riuscirò a finire. Al protagonista, per evitare imbarazzi e per privacy,  avevo dato  un nome di fantasia: GELINDO. Un racconto che ho pubblicato il giorno in cui Billy improvvisamente è venuto a mancare,  che ha commosso molti, è stato gradito da altri, ma probabilmente ha anche generato malessere in alcune persone, spero comunque poche.

In quel racconto dicevo che GELINDO, cioè VALERIO, cioè Billy, “portava con sé un passato ch’era un enigma, un rebus difficile da risolvere, e quando per l’essere umano le cose sono troppo complicate è facile venire catalogati nel girone degli emarginati“. L’essere umano non vuole infatti farsi domande scomode, preferisce comodamente allinearsi al sentito dire. E il sentito dire è che Valerio era un drogato, Valerio era un inetto e parassita, Valerio dava fastidio alle ragazzine, Valerio era una persona cattiva, Valerio aveva iniziato tanti giovani all’uso delle droghe leggere, Valerio al Verziere con quei ragazzi faceva le brutte cose.

Questo commento, di una violenza inaudita, mi ha addolorato, tanto. Ma mi ha anche spinto a farmi delle domande. Se avessi per esempio esagerato in un racconto che, lo ricordo, è inserito all’interno di un romanzo e quindi è romanzato. Mi chiedo se un giorno riusciremo ad aprirci, almeno con noi stessi e la nostra coscienza e troveremo il coraggio di farcele queste domande, cercando le risposte, anche se potrebbero essere dolorose e devastanti per le nostre convinzioni. Soprattutto mi chiedo se davvero noi siamo migliori di Valerio, se io sono migliore di Valerio, o se semplicemente sono stato più fortunato negli eventi della vita.

Quindi, siòri e siòre, decido in questa sede di vestire e investire per l’occasione l’immagine dell’avvocato Azzeccagarbugli, perchè a un certo punto ho capito che al povero Billy qualcuno non vorrebbe concedere ciò che viene concesso anche al peggiore dei cattivi, ossia quello che ho scritto nel racconto:

“Gelindo lo sapeva, lo sapeva che agli occhi di tutti sarebbe diventato la brava persona che non dava fastidio a nessuno solo quando sarebbe finito tre metri sotto terra. Lo sapeva che lui in vita non avrebbe mai potuto giudicare, spiegare, avallare o contraddire, perché lui non aveva studiato, non aveva fatto le scuole alte, e neppure quelle basse”.

Invito loro signori a farsi questa prima domanda: conosciamo il passato di Valerio? Io no, e fino all’altro giorno eravamo in tanti a chiederci quanti anni avesse. Nella mia compagnia dell’adolescenza, erano gli anni 80,  c’era anche lui, ma non era una presenza fissa, bensì apparizione fugace, il tentativo di inserirsi per una partitella a portine e per due risate. Facevamo parte del gruppo delle “pecore nere” dell’oratorio, che a Don Ermanno ne abbiamo fatte tante, anche di cattivo gusto. Eppure proprio Don Ermanno in questi giorni ha pubblicato, sempre sui social, un ricordo semplice e toccante di Billy, che si concludeva così:

“Preghiamo per te… ma tu ora guarda il Volto di Colui che è la perfetta Poesia e che dà vita e ispirazione a noi poveracci qui”. 

Questo post ha collezionato innumerevoli like di consenso, tra i quali ho riconosciuto anche persone che avevano messo lo stesso like sotto il post violento di cui sopra… non capisco.

Il passato di Billy lo sto ricostruendo  in questi giorni, grazie alle testimonianze lasciate da tante persone sotto il post di GELINDO, e grazie alle parole di coloro che negli ultimi anni lo hanno fatto sentire meno solo, dandogli un rifugio più dignitoso del loculo che per anni aveva occupato sotto il palazzo comunale.

Ieri mattina ci sono passato davanti a quella porta, e sapendo la storia che c’era dietro è venuta spontanea un’altra domanda:

Se certe persone anziché giudicare senza conoscere passassero una settimana, solo una settimana, dentro quel corridoio, senza finestre, con la muffa, un lavandino e una brandina, senza nessuno con cui parlare, confidarsi, senza avere qualcuno cui rivolgersi per un mal di denti, di pancia, un attacco di appendicite, una polmonite, per avere delle medicine… cambierebbero forse idea?”.

E ancora: “Se 60 giorni di quarantena, senza poter comunicare con l’esterno, ci hanno cambiato la vita, rendendoci ancora più cattivi, come saremmo usciti da quella porta dopo dieci anni?

Billy per anni ha vissuto lì dentro, per anni è stato solo. Si è costruito un mondo tutto suo, si è rifugiato nella lettura, nella poesia, nei silenzi estivi del Verziere e del Parco Rimembranza, quando tutti erano in vacanza sulle spiagge italiche o presso mete esotiche e costose. Ciò nonostante a chi gli sorrideva rispondeva con un sorriso, a chi lo evitava rispondeva col silenzio. Il suo bisogno di amicizia o di presenza di qualcuno che lo facesse sentire meno emarginato e solo, è stato utilizzato da persone senza scrupoli che nell’immaginario collettivo apparivano come “gente affermata e per bene”.

Testimonianza numero 1: Mi ricordo sul finire degli anni 90, l’allora Sindaco Sanzio Passeri, che con la sua caratteristica balbuzia commentava la posta che arrivava in Comune (il loculo dove abitava Billy era di proprietà comunale)– “eeeecco, di nuo nuo nuovo un’altra ingiu ingiunzioone arri arri arrivata aaalla FINANZIARIA BILLY”.  Che cosa era la “Finanziaria Billy”? Erano imprenditori senza scrupoli che usavano i disperati come Valerio come “teste di legno” cui intestare società fittizie, per fare aprire a suo nome conti correnti e farsi dare assegni che poi avrebbero utilizzato per pagare fatture false e generare il nero. Per questo Billy finì pure in prigione. Ripeto la domanda: “siamo sicuri di essere tutti migliori di Billy?”.

Testimonianza numero 2:Billy era molto discreto, non amava raccontare della propria vita agli altri. Amato da tanti e allo stesso tempo odiato o per meglio dire ripudiato, nascondeva bene la sua tristezza al mondo esterno lo faceva con tanta rabbia, in quei momenti di sconforto prendeva e andava via senza dare spiegazioni”.

E’ proprio vero, bisognerebbe imparare a calzare le scarpe degli altri prima di dare giudizi affrettati. Come ha scritto Niccolò Fabi nella canzone “Io sono l’altro”…. “Quelli che vedi sono i miei vestiti, adesso facci un giro, poi mi dici”.

Testimonianza numero 3:Billy è stato uguale a tutti noi fino al momento in cui aveva un papà, che ha messo incinta la donna che lo ha messo al mondo. Da quel momento, credetemi, non è stato più uguale a noi, e non per colpa sua”. Questa, come detto, è un testimonianza che approfondirò con dovere di precisione sulla prossima uscita di PUNTO D’INCONTRO, perché tutto nasce dal passato, questo è certo.

Testimonianza numero 4: “Inetto? Billy ha fatto tanti lavori. Ha fatto il manutentore, il muratore. Quando c’è stato il terremoto nel Friuli è partito volontario per dare una mano. Poi ha lavorato in ferrovia. Poi è morta la nonna, suo unico punto di riferimento famigliare, e da lì è entrato in un mondo tutto suo, ma non ha mai chiesto niente a nessuno, anche perché non aveva nessuno. Si accontentava di una Gazzetta dello sport, di una colazione offerta dal buon cuore di turno, la partita del Milan al bar, le chiacchiere (e anche le liti) con gli amici di Casa Panella, che ora non c’è più neanche quella. In compenso ne conosciamo di gente inetta e parassita per davvero…”.

Testimonianza numero 5: “Billy dava fastidio alle ragazzine? Non saprei, può essere. Non vorrei essere frainteso, ma anche Billy era un uomo, anche lui aveva pulsioni “umane”, ma a differenza di una persona “normale” non poteva permettersi il lusso dell’innamoramento. Chi lo avrebbe corrisposto? Lui per le ragazze è sempre stata la persona da evitare, da non guardare, il mostro. Ma ce le avete le prove? Io l’unica cosa che so è che ha regalato poesie a tantissime ragazze imbarazzate, e che  il giorno prima della sua morte è entrato in un negozio e ha omaggiato le due titolari di un modesto mazzo di roselline raccolte al Verziere, la sua tana. Era una consuetudine, così come era una consuetudine chiedere – posso invitarti a cena? – posso invitarti a teatro? – sapendo già che la risposta era sempre un declino cortese,  garbato, ma anche imbarazzato. Vogliamo parlare piuttosto delle tante famiglie iseane rovinate da tradimenti e cornificazioni clamorose? Dei figli messi all’angolo e diventati pacchi da portare a destra e a manca?

Siamo sicuri di essere migliori di Billy?.

Testimonianza numero 6: “Billy era un drogato? Esattamente, cosa si intende per drogato? Billy è morto a 68 anni per un infarto. Con gli acciacchi che aveva, la droga se lo sarebbe portato via già da dieci anni minimo. Ma,  ammesso, e non concesso, che avesse avuto un passato da drogato, lo sapete che oggi abbiamo politici che da giovani sono stati ospiti della Comunità di Recupero per disintossicarsi dalla droga? Molto spesso è questione di fortuna, oppure la seconda chance la si dà solo in base al contenuto del portafoglio famigliare? Piuttosto: possibile che nessuno si renda conto di quanta cocaina gira in questo paese e nessuno dice niente? “.

Siamo sicuri di essere migliori di Billy?

Testimonianza numero 7: “Billy cattivo? Assolutamente no, anzi, era fondamentalmente un buono, con tutti i difetti che hanno le persone di questo mondo. Ma lui era di questo mondo? Sì, ma non lo faceva pesare, perché la sua cattiveria, semmai l’aveva, nasceva dalla coscienza di essere stato uno sbaglio, ma lui viveva, non poteva farci niente, se non isolarsi quando capiva di essere di troppo”.

C’è da dire che negli anni della mia adolescenza, la persona cattiva veniva identificata in colei che non andava mai a messa. Nei giorni scorsi ho letto un libro di Brendan O’Carrol dal titolo “Agnes Browne: Mamma”. Si narrava di Agnes, mamma di 7 figli, rimasta senza marito, ucciso da un’auto pirata. Agnes ha tirato su la famiglia da sola, in un contesto sociale di miseria, con l’aiuto disinteressato dei pochi umili amici che aveva, tra i quali Marion, una donna tanto semplice quanto particolare. Del libro mi ha colpito particolarmente questo passaggio:

“Arrivate davanti alla chiesa si fermavano, Marion consegnava ad Agnes ciò che rimaneva della cicca, e saliva la scalinata. Socchiudeva con delicatezza la porta e gridava: “Buongiorno, Dio, sono io, Marion!”. La messa delle cinque del mattino era in pieno svolgimento. I frequentatori abituali avevano fatto il callo a quell’urlo. Il sacerdote non batteva ciglio, sapendo che Marion aveva i suoi motivi per non andare a messa. Era il suo modo di pregare, ecco tutto”.

Marion e Billy erano uguali, a tal punto che Marion è stata uccisa anch’essa da un infarto. Erano uguali perché anche Billy, magari in modo più discreto, ogni volta che passava davanti alla chiesa parrocchiale si faceva il segno della croce, e quando vedeva che dentro non c’era nessuno, entrava, si sedeva sulla panca e parlava in silenzio con Dio. Era il suo modo di pregare, e devo dire che è anche il mio, che da anni vado a messa solo ai funerali, come sarà oggi.

L’ultima testimonianza che scrivo  l’ho avuta proprio ieri, ed è stata una lezione di vita. Sono andato a visitare Billy alla casa funeraria. La mia casa guarda proprio su di essa, e quello che mi ha colpito è stata la moltitudine di gente che vi ha fatto visita, soprattutto ragazzi. Mi sono chiesto: “Possibile che questi ragazzi vanno a fare visita al loro spacciatore? Sarebbe una strana usanza. Non è che al Verziere, oltre a fumare qualche canna, invece di spacciare o fare brutte cose, si faceva tutt’altro, che sò… magari si parlava?”.

La conferma l’ho avuta da un ragazzo, presente insieme a me davanti alla bara di Billy. Il ragazzo aveva gli occhi lucidi, e con dignità stava cercando di spiegare alla persona anziana (88 anni) che negli anni aveva sostituito la nonna di  Billy, che aveva fatto delle fotografie e dei filmati con lui e che se le faceva piacere poteva farglieli avere. Ma il ragazzo non era riuscito a farsi capire, la differenza di età e di generazioni era tanta, così il ragazzo ha desistito e si è messo ad ascoltare il sottoscritto, che a sua volta aveva consegnato una copia di una pagina di PUNTO D’INCONTRO che sarebbe uscito il 4 marzo e che riportava l’ultima poesia  di Billy. Era tanto tempo che non pubblicavo più una sua poesia, e lui se l’era presa con me, anche violentemente. Per qualche mese ogni volta che mi vedeva, anche in presenza di gente, mi diceva rancoroso: “La pagherai… è perché non ti do i soldi? Vergogna, la pagherai!”.  Mi dava fastidio quel suo modo di fare, ma alla fine ho ceduto e gli avevo promesso che sulla prossima uscita sarei tornato a pubblicarlo. Purtroppo la sua poesia sul giornale non la vedrà mai.

Comunque… una volta uscito il ragazzo mi segue, mi ferma:

“Posso disturbarti un attimo? Io volevo chiederti se potevano interessarti dei lavori che ho fatto su Billy. Sai, io e Billy avevamo dei progetti, stavamo facendo delle cose artistiche, filmati e fotografie a tema. Non mi sarei mai aspettato che succedesse tutto questo, ora  non so che fare, potrebbero interessarti? Se vuoi ti faccio vedere un filmato, ce l’ho qui sul cellulare”. 

Ammetto che  sul momento anche io avevo grosse perplessità, avevo sottovalutato la cosa, diciamo che ero stato fatto ostaggio del pregiudizio. Poi ho deciso: “Certo, fammi vedere…”. Ho guardato il filmato, in bianco e nero, niente volti, solo due mani, quelle di Billy che danno le carte sul tavolino del Verziere, sottofondo musicale commovente. Un continuo movimento di mani che distribuiscono e raccolgono le carte da briscola. Le mani poi diventano quattro, che per giocare a briscola bisogna essere almeno in due. Da un minuto e mezzo di un filmato di grande qualità artistica esce un messaggio potente, straordinario: due solitudini in un corpo solo, il vecchio e il bambino, la forza di stare attaccati alla vita e a una società che non ci capisce e neppure considera.

“Questo filmato è bellissimo” dico al ragazzo, e sono sincero. Il ragazzo comincia a sciogliersi, a parlare, a raccontarmi. Ha gli occhi sempre più lucidi ma non vuole piangere. “Quanto tempo che ho passato con lui in quel parco. Avevamo tanti progetti, sogni e idee. Lui leggeva tantissimo, mi prestava i libri, e mi raccontava tantissime cose. Era bellissimo ascoltarlo, ho imparato tante cose da lui. Adesso di lui avrò soltanto il ricordo, non potrò più avere altre immagini e fotografie, ma quello che ho già fatto e che sto facendo vorrei che non andasse perso e che a qualcuno interessasse”.

Penso anche ad altre testimonianze ricevute da altre persone: “Ci siamo conosciuti quando Billy abitava in castello, era un abile giocatore di scacchi e in quel di Milano ha partecipato a un torneo, terminato con 200 mila lire di premio. Il giorno dopo siamo andati a Lignano Sabbiadoro a divertirci. Billy più che un amico era un fratello che data la differenza di età mi ha insegnato molte cose sulla vita”.

Torno al pensiero originale: se in questo mondo si privilegiasse L’ASCOLTO (specie dei giovani) all’apparenza, staremmo tutti più sereni e fors’anche felici.  Sicuramente non avremmo bisogno di psicologi (ormai diventati medici di famiglia) o di sedute di terapie di coppia o di famiglia.

Caro Billy, giovedì scorso le campane a morto per te non sono suonate, lo zaino che avevi con te non si sa più che fine ha fatto, non si sapeva dove ti avevano portato, e c’è mancato poco che non ti  facessero neppure il funerale, non certo per colpa del Parroco, che anzi ha risolto una situazione che si era fatta davvero imbarazzante. Verrai seppellito davvero sotto tre metri di terra, al cimitero di Pilzone “perché là mandano i poveretti senza dimora, senza un passato e che non si sono meritati un futuro” (che non si offendano gli amici pilzonesi – testimonianza numero 9) .

E qualcuno arriverà pure a dire che sei stato fortunato, che non sei finito in fondo al mare come quei poveri migranti disgraziati annegati al largo di Crotone. Che in fin dei conti un funerale te l’hanno fatto e una sepoltura te l’hanno data, anche se sei sempre stato un “ultimo”.  Troppa superficialità e scarsa sensibilità nei tuoi confronti da parte di chi avrebbe dovuto considerarti e darti sicuramente di più, altro che  santificare una persona….  Una superficialità che si fa sempre più grande nei confronti delle “ombre” degli “invisibili”, degli “ultimi”, dei giovani allo sbando che non hanno più i riferimenti famigliari, perchè i loro genitori sono impegnati a vivere la loro vita.

Questo mondo e questa società non sono ancora riusciti a capire il vero significato e valore dell’inclusione. Che non è solo una parola per riempirsi la bocca e pulirsi la coscienza.

Oggi è il giorno dell’addio e io, come tanti altri che in questi giorni ti hanno dimostrato davvero tanta vicinanza e commozione, verrò a salutarti, in quella chiesa che abbiamo conosciuto nei suoi silenzi e nella solitudine. E voglio concedermi totalmente alla suggestione di sentire quella voce che ti ha sempre ascoltato quando ti sedevi su quella panca e che questa volta  ti dirà:

“Buongiorno Valerio, sono io,  DIO. Vieni con me, ti porto in un posto migliore”.

Spero tanto che davvero dall’altra parte ci sia qualcosa, e che sia qualcosa di bello, che ti ripaghi di tutto quello che non hai avuto in questa tua vita che ti sei tenuto comunque stretta.

Io rimango qui, per ora, e aspetto segni di onestà in un luogo che sarebbe dovuto cambiare  in meglio. Osservo e conto sulle dita di una mano i passi in avanti e i gesti di buona volontà, speranzoso nell’estinzione degli analfabeti d’amore.

Mancherai Billy, mancherai a tutta la comunità, anche a chi in un momento di rabbia ti ha giudicato per quello che non sei mai stato.

Gianluca Serioli

PUNTO D’INCONTRO nr.105