30 Dicembre 1963 / 2023
Un compleanno mancato
Spiace molto constatare che a differenza di paesi limitrofi, che stanno festeggiando gli anniversari di fondazione delle proprie biblioteche (Provaglio d’Iseo ha organizzato una mostra per il 50esimo della Beppe Fenoglio), il nostro paese non abbia scelto di fare altrettanto con la propria. Chissà che con il tanto agognato Museo della Città (di cui si parla invano almeno già dal 1996) non arrivi anche una maggiore consapevolezza dell’importanza della Biblioteca.
«Adunanza ordinaria di prima convocazione – seduta pubblica
OGGETTO: ISTITUZIONE BIBLIOTECA COMUNALE POPOLARE
L’anno millenovecentosessantatre, addì trenta del mese di dicembre alle ore 20,45 nella Sala delle adunanze consiliari. Previa l’osservanza di tutte le formalità prescritte dalla vigente legge comunale e provinciale, vennero oggi convocati a seduta i consiglieri comunali […]»
Con questo asciutto incipit di verbale, sessant’anni or sono, inizia la storia della Biblioteca Comunale Fulgenzio Rinaldi di Iseo. Il tono burocratico e sbrigativo, del resto, si confà al clima di attesa e transizione che caratterizzavano l’Iseo dell’epoca. La fondazione della biblioteca civica, infatti, giunge solamente a dieci giorni dal repentino cambio di amministrazione, con l’elezione a primo cittadino di Luigi Geroldi (19 dicembre) in sostituzione del dimissionario dottor Nino Archetti. Lo stesso verbale restituisce il sapore della provvisorietà del momento, ben visibile là dove la mano del segretario comunale Bonometti inserisce vistose correzioni nell’elenco dei consiglieri comunali e dei relativi incarichi.
La delibera, ad ogni modo, è motivata dai più chiari e nobili intenti:
«[…]Premesso che la biblioteca è un servizio pubblico e che perciò il Comune ha il dovere di assicurare a tutti i cittadini i libri moderni di cui hanno bisogno per l’informazione, la formazione civica morale, sociale e professionale per il buon impiego del tempo libero. […]»
La biblioteca civica si presenta come un elemento di assoluta novità nel panorama culturale iseano: prima di allora il paese aveva conosciuto soltanto l’esperienza della Biblioteca Popolare Circolante, tuttora esistente, nata in seno alla Società Operaia di Mutuo Soccorso il 20 maggio del 1875.
Prima ancora del grande sviluppo delle biblioteche pubbliche, intensificatosi in Italia a partire dagli anni 1970, in relazione alla legge n.382/1975 sull’ordinamento delle Regioni (che, in attuazione dell’articolo 117 della Costituzione, trasferiva alle Regioni le competenze sulle biblioteche di ente locale e sullo sviluppo della scuola dell’obbligo e della scolarizzazione) Iseo compone il primo nucleo del futuro patrimonio librario, incamerando la donazione fatta dall’Ente nazionale per le biblioteche popolari e scolastiche, pari al valore di circa 500 mila lire. Il Comune, si legge negli atti del consiglio comunale, si assumeva l’onere dell’acquisto […]di volumi di formazione professionale secondo le esigenze della popolazione locale […] e dichiarava di impegnarsi ad […] erogare una tantum per l’acquisto di volumi riguardanti arti e mestieri locali la somma di L.20.000 […] e ad […] erogare una tantum la somma di L.50.000 per le attrezzature della biblioteca[…].
Vale la pena sottolineare come la delibera vincolasse il comune ad un incremento librario annuale:
[…] tutto ciò premesso e considerato che le spese per la biblioteca sono da ritenersi obbligatorie […]
In allegato alla delibera viene fornito il primo dei vari regolamenti dei quali, nel corso degli anni, s’è dotata la biblioteca. L’applicazione completa del suddetto regolamento, tuttavia, subisce un ritardo di un anno; soltanto nella seduta dell’otto marzo 1965, infatti, il consiglio comunale provvede alla nomina della Commissione Biblioteca Comunale (indicata anche come Commissione di Vigilanza), organismo di controllo e gestione introdotto dal regolamento del ’63. Curioso notare come gli allora amministratori, il cui dibattito vantava un livello tra i più alti mai avuti ad Iseo (ricordiamo i sindaci Geroldi e Franceschetti, gli assessori Fava, Bino, Bonardi, Quarenghi, i leader delle opposizioni Fantoni, Antonioli e Bicci), abbiano rivolto la propria attenzione al numero dei componenti della commissione, oggetto di una serie di modifiche, nonché alle modalità di nomina. Volendo entrare nel merito, il regolamento del 1963 affermava che i membri della commissione dovevano essere scelti tra […]persona colte e qualificate, aventi speciale competenza e interesse per i libri e le biblioteche […].
Primo presidente della biblioteca, nonché ispiratore stesso della sua nascita, è il professor Enzo Quarenghi. Assessore all’Istruzione e alla Cultura negli anni ‘60, la sua è una figura di tutto rispetto nell’ambiente culturale iseano e bergamasco. Alla presidenza si sono poi avvicendati Ferruccio Mori, Angelo Rinaldi, Mino Botti, Paola Bolis, Paolo Piccoli, Alessandro Stucchi, Stefano Cristini, Girolamo Lazzaroni, Anna Regosa, Michele Consoli e Antonio Bellogini.
Fin dalla nascita, nonostante i buoni auspici dei vari inquilini di Palazzo Vantini, il problema di un’adeguata sistemazione ha rappresentato una costante nella storia della biblioteca. Originariamente ubicata nei locali del municipio, subisce un primo trasloco già nei primi anni di attività. Si legge alle pagine 90 – 91 del Piano di attività per il quadriennio 1966 – 1969 del Comune di Iseo:
[…] per la biblioteca comunale sarà inoltre necessario un incremento della spesa annua fino alla cifra di un milione. Il problema della sua sede definitiva è risolto solo provvisoriamente dall’attuale sistemazione presso la Società Operaia che garantisce indirettamente l’unificazione di tre biblioteche. Verrà accresciuto il patrimonio librario, se possibile, in relazione alle esigenze specifiche degli studenti che potrebbero esimersi da spese sproporzionate alle possibilità familiari ed aprendo il catalogo ad una serie di pubblicazioni di tipo scientifico e tecnici. E ancora, nelle pagine precedenti: […] l’utilizzazione dell’edificio storico dove attualmente si trovano le carceri prevedendovi la sede della Biblioteca Comunale e della sala – auditorium per manifestazioni culturali, convegni, conferenze e dibattiti.
A partire dagli anni ’70 la biblioteca si trasferisce negli ambienti del Castello Oldofredi, acquistato dal Comune e fatto oggetto di un massiccio intervento di restauro e sistemazione dell’edificio, quest’ultimo seguito personalmente dall’indimenticata figura dell’assessore Giacomo Antonietti. Si può ripercorrere tali momenti sfogliando le pagine del Pianto di Attività per il Quadriennio 1977 – 1980, edito dal Comune di Iseo, alle pagine 48 – 49:
[…] dal 1970 al 1975 il Comune ha lavorato perché, prima con l’acquisizione al pubblico di una struttura in mano ai privati e poi con le prime opere di restauro, trovasse una sede adeguata la biblioteca comunale e con essa si realizzasse anche una struttura che diventasse un naturale centro civico, al cui interno garantire la più ampia libertà di espressione culturale alla società iseana ed al comprensorio […] e ancora […] La biblioteca ha una sede particolarmente qualificata. E la Biblioteca ha anche un consiglio di gestione voluto da un regolamento che ha tenuto conto di tutte le istanze di presenza e di qualificazione emerse dal basso. […]
I nuovi spazi, nonostante un secondo spostamento tutto interno al castello risalente ai primi anni duemila, non riusciranno mai a soddisfare le esigenze e i bisogni di una biblioteca moderna.
Gli anni ’70, si rivelano un decennio di grande slancio, con l’avvio di una lunga serie di pionieristici convegni culturali d’ampio respiro che vedono la biblioteca partner d’occasione di enti e istituzioni del territorio sebino e franciacortino, nel solco degli intenti fissati da Antonietti:
[…] Al consiglio di gestione della Biblioteca va il compito di programmare annualmente una particolareggiata attività culturale, secondo gli stanziamenti disponibili, ma anche lungo la strada di una sollecitazione e vivacizzazione di ogni possibile iniziativa volontaristica: teatro – cineforum – convegni – dibattiti – ecc… in conformità allo statuto vigente.[…]
A partire dal 1971, come prodotto di queste conferenze, prende vita l’esperienza dei Quaderni della Biblioteca, lunga collana (per lo più monografie di storia locale) ancora oggi in fase di pubblicazione. Del tutto simili a pubblicazioni d’altre e maggiori biblioteche, archivi e musei, i Quaderni hanno raggiunto nel tempo un certo rilievo, talvolta richiesti anche dalle università. Di seguito il sommario:
| Quarenghi E. – Prospettive, Allegretti C. – Il buco del Quai e le grotte del Sebino, Arietti N. – L’ambiente biogeografico e la vegetazione del Sebino, Zaina I. – Geologia dell’Iseano. (LUGLIO 1971) |
| Conservazione e valorizzazione delle Torbiere Sebine – Atti del convegno organizzato dai Comuni di Cortefranca, Iseo, Provaglio d’Iseo, Azienda Autonoma di Soggiorno di Iseo, Scuola Media di Iseo, Biblioteca Comunale di Iseo – tenutosi ad Iseo il 22 novembre 1970. Rizzo G.B. – Discorso introduttivo, Blesio – Capponi – Crescini, L’ambiente naturale delle torbiere e sue vicende, Bino – Quarantini – Quarenghi – Tonti – Zaniboni, Le torbiere come bene collettivo, Mazzoncini – Gli strumenti giuridici per la tutela delle torbiere. (NOVEMBRE 1972) |
| Quarenghi E., Tra cronaca e storia, Fappani A., Vicende politiche iseane fra 800 e 900, Bino – Quarantini – Quarenghi – Zaniboni, Storia del monumento a Garibaldi in Iseo, Rossetti – Memorie. (MAGGIO 1973) |
| La poesia dialettale di Franco Fava e Maria Rasca. (OTTOBRE 1973) |
| Note di arte medievale nella Pieve di Iseo. Panazza G., Note di arte medievale nella Pieve di Iseo, Baroncelli U., Note storiche e demografiche su Iseo, Mazzoldi L., Notizie sul dazio del porto d’Iseo, Vaglia U., Contributo alla poesia lacuale del Sebino. (MAGGIO 1974) |
| I nuovi Organi Collegiali della Scuola (NOVEMBRE 1974) |
| Falsina, Mons. Luigi, La Pieve di Iseo (Riassunto storia parrocchiale) Gasparetto R – Luigi R., Jacobus De Ysei Architetto – Ambasciatore. (DICEMBRE 1977) |
| Dedè L., Le antiche famiglie dei vasai della città d’Iseo. (OTTOBRE 1979) |
| Della Valentina G., Il divenire di un territorio. Le contrade di Zanardelli nell’ottocento. (SETTEMBRE 1989) |
| Sgarbi R., Fra’ Bonaventura d’Iseo, alchimista. (DICEMBER 1991) |
| Donni G., I Cacciamatta nella storia dell’assistenza locale. (MAGGIO 1993) |
| Poli Imitatori B. (a cura di), Lettere dal fronte. (NOVEMBRE 1993) |
| Volpi V. (a cura di), Narciso Bonfadini e la cultura del Sebino nel periodo fra le due guerre: resoconti giornalistici della sua attività di conferenziere e di dirigente scolastico. (2004) |
| Volpi V. (a cura di), L’area sacra della Pieve: recupero, scavo, restauro. (2008) |
| Bolpagni G. (a cura di), Giovanni Mattia Tiberino – De Sabino Lacu. (2009) |
| Cavagnini G., La Grande Guerra degli Iseani tra mito e storia. 2015. |
| Volpi V., Per una storia di Iseo. Fatti, fonti, frammenti. (2016) |
| Pedrocchi E., Morti e sepolti. (2019) |
| Bianchi P. – Muffolini L. – Valsecchi A. (a cura di), De Gestis Fredericiimperatoris, quando il Barbarossa prese Iseo A.D. 1161. (2020) |
| Consoli M., Iseani – L’albo d’oro. (2022) |
Scorrendo l’elenco,si nota come la pregevole iniziativa dei Quaderni abbia saputo coagulare attorno a sé alcuni dei nomi più significativi nel settore della storiografia e della ricerca, attivi oltre i confini cittadini: dai naturalisti, che in anni ormai molto lontani affrontarono problemi divenuti poi sempre più sentiti come l’ambiente del Sebino e delle torbiere, a figure di primo piano che approfondirono vicende storiche ed artistiche. Tutte testimonianze d’una stagione editoriale di una certa importanza, se pensiamo che negli stessi anni settanta la provincia poteva avvalersi di analoghe iniziative (alcune malinconicamente tramontate), come le Memorie di Palazzolo sull’Oglio, Memorie della Valtenesi o L’Ogliolo.
Riprendendo nuovamente le pagine del Piano per il Quadriennio 1977 – 1980, negli interventi dell’assessore Antonietti si trova anche cenno ad una riflessione sugli orari di apertura della biblioteca, nell’ottica di fornire un servizio adeguato e credibile: […] per la biblioteca e per il funzionamento a tempo pieno risponde che il Consiglio di Gestione ha giudicato sufficiente un ampliamento dell’orario attuale portandolo a 20 ore settimanali […]
Negli anni ’70, inoltre, la biblioteca viene intitolata a padre Fulgenzio Rinaldi, frate ed erudito del ‘600, già priore del convento cappuccino, situato proprio negli ambienti del castello tra fine ‘500 e fine ‘700. Con gli anni ’80, oltre alla ripresa delle pubblicazioni dei quaderni, si registra la definitiva consacrazione della Biblioteca come punto di riferimento per la storia e la cultura locale; ciò è stato reso possibile dalla fortunata gestione Botti – Quarenghi, entrambi attenti e puntigliosi cultori della materia, tant’è che il lavoro da essi svolto è da considerarsi fondamentale apporto e contributo per la comprensione di aspetti economici e sociali della realtà iseana. Nel 1983 il Comune, quasi a voler restituire l’ospitalità concessa alla giovanissima biblioteca comunale dalla Società Operaia, stipula con quest’ultima un accordo di comodato gratuito per il patrimonio della storica biblioteca circolante operaia. In funzione di questa intesa, la biblioteca della SOMS viene accolta nelle sale al pianterreno del Castello Oldofredi.
Negli anni ’90, grazie all’innesto di nuove leve, nasce il gruppo degli Amici della Biblioteca, fortunata esperienza associativa giovanile che coordina le attività lungo tutto il decennio, sotto la guida di Paolo Piccoli.
Con gli anni duemila, la biblioteca trasla nell’ala del castello in cui è tuttora conservata, e intraprende un doveroso percorso di innovazione tecnologica. Sempre nell’ambito della promozione culturale, è da ricordare il convegno sul recupero, lo scavo e il restauro dell’area sacra della Pieve, provvidenziali per la salvaguardia di un opera fondamentale nel patrimonio artistico locale, ovvero l’Arca Oldofredi. Gli atti della conferenza sono stati poi raccolti in un pregevole quaderno (n.14), durante il mandato di Stefano Cristini.
Risale a poco più di una decina di anni fa l’introduzione dell’attuale logo della Biblioteca. Scelto dall’allora presidente Lazzaroni, viene recuperato da un logo realizzato dall’arch. Zaniboni e pensato inizialmente come simbolo dei convegni ospitati in castello tra gli anni ’70 ed ’80. Grazie all’architetto Lazzaroni, la Biblioteca, in collaborazione con altre istituzioni del territorio, si rende promotrice del recupero e della valorizzazione della tradizione patronale di san Vigilio vescovo, con la pubblicazione di una serie di dettagliati opuscoli a riguardo.
Gli anni della presidenza Regosa (2014 – 2019) si distinguono per una vivace serie di presentazioni librarie ed un impegno nel rilancio del castello come luogo di aggregazione culturale. Tra il 2014 e il 2019, infatti, viene ideato l’evento estivo Letti di Notte, una serie di apprezzati spettacoli letterari al chiaro di luna, tesi a valorizzare il maniero e il suo chiostro. La manifestazione è stato poi interrotta a causa della pandemia e purtroppo non più riproposta.
Negli ultimi anni, sotto la guida del tandem Consoli – De Llera, si è proceduto ad un rinnovo dei locali e al rafforzamento del dialogo con il territorio. In aggiunta, richiamando gli obiettivi indicati da Antonietti nella già menzionata relazione quadriennale, a pag.49:
[…] Compito del Consiglio di gestione sarà anche quello di procedere alla promozione di iniziative per il decentramento del servizio nelle frazioni […]
dall’estate del 2020 è stato attivato uno sportello bibliotecario a Clusane, teso a raggiungere gli utenti della frazione e a tamponarne la cronica emorragia a favore di altre biblioteche limitrofe.
Ultimi, ma non per questo meno importanti, è bene ricordare i cinque bibliotecari che si sono avvicendati nella gestione diretta della biblioteca e dei suoi utenti. Inizialmente il bibliotecario veniva nominato su proposta della commissione, mentre negli anni a seguire la scelta ha seguito il percorso obbligato dettato dall’evoluzione della normativa.
Il ruolo di bibliotecario è stato ricoperto per più di trent’anni da Vittorio Volpi. Distinguendosi per il suo straordinario e singolare eclettismo (forse troppo spesso incompreso), Volpi è stato in grado di immedesimarsi nel concetto stesso di cultura, elevandosi a punto di riferimento per intere generazioni di studenti, ed è stato altresì protagonista di un fitto e proficuo dialogo con il territorio, arricchendo non poco l’offerta culturale della biblioteca. Volendo compiere un balzo indietro, la prima bibliotecaria di cui si hanno notizie certe è Nicoletta Lo Basso, nominata con incarico provvisorio dalla giunta comunale il 5 maggio 1965, con effetto a decorrere dal 1 aprile precedente. Rileggendo la delibera al punto 2, se comparata con i tempi odierni, sorge spontaneo un sorriso:
La giunta […] delibera di assegnare alla stessa (Nicoletta Lo Basso, ndr) un compenso fisso forfettario di L. 5000 mensili […]
Degno di nota anche il dott. Giuseppe Vitali, in seguito consigliere municipale e stimatissimo segretario comunale in diversi comuni della provincia, autore di preziose quanto rare pubblicazioni di storia locale dal taglio quasi accademico (ad esempio, Storia del commercio ad Iseo). A Vitali subentra Caterina Antonioli, docente presso il locale liceo nonché discendente di una rispettabile e storica famiglia iseana di insegnanti, artisti e intellettuali.
Negli ultimi tempi, l’amministrazione comunale ha esternalizzato il servizio bibliotecario, affidandolo ad una cooperativa. Dal 2019, dunque, le funzioni di bibliotecaria sono svolte da Cristina Scaroni, la quale ha proceduto ad un laborioso lavoro di revisione, scarto e riorganizzazione del cospicuo materiale bibliografico, del quale, è doveroso ricordare, fanno parte due importanti fondi quali la donazione Franceschetti e la collezione Consoli – Tonti.
Giunti a questo punto del racconto, si può evincere come la Biblioteca abbia rappresentato per Iseo un punto cardine nel suo percorso di sviluppo socioculturale, e non è possibile prescindere da questo dato se si vuole impostare un’analisi in merito. Mi sovviene, a tal proposito, un pensiero di Margherita Yourcenar:
«Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. Ho ricostruito molto, e ricostruire significa collaborare con il tempo, nel suo aspetto di “passato”, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo quasi verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti.»
Considerazioni personali
Ed eccoci, pertanto, alle considerazioni personali: spiace osservare come l’inverno dello spirito sia stato uno dei caratteri distintivi di chi, in tempi recenti, pur proponendosi come eredi (biologici e culturali) dei grandi vecchi di cui si è parlato sopra, si sia impegnato più in ossessionanti bisticci di natura politica, perdendosi banalmente nelle distinzioni tra autori rossi e autori neri, piuttosto che concentrare le proprie energie nel potenziamento e nell’ammodernamento di una biblioteca che, come già detto, deve ancora essere attrezzata in maniera tale da consentire un accesso molto più agevole di quello odierno.
Le biblioteche soprattutto negli ultimi anni, si sono trovate a doversi misurare da vicino con il mercato, arrivando, per certi aspetti, ad assomigliare più a negozi che luoghi di incontro, piazze del sapere per usare un’espressione di un’insigne cultrice della materia come Antonella Agnoli. Non mi stancherò mai di affermare che una biblioteca di pubblica lettura non può e non deve esistere al di fuori del territorio nel quale opera, ma deve piuttosto proporsi come ente di riferimento per la conservazione della memoria locale. Ciò non significa assumere un atteggiamento campanilistico, apologetico, conservatore, né tantomeno equivale a perdere di vista la mission della promozione alla lettura: pensiamo all’importante valenza che gli studi di storia locale possono avere sotto il piano didattico. Essi, infatti, possono costituire lo spunto per attività educative e di laboratorio in grado di accendere negli studenti l’interesse per la storia e l’approfondimento della conoscenza del loro territorio. Si tratta di un approccio più coinvolgente per i giovani, che possono così entrare in contatto con una grande varietà di materiali storici che sentono vicini a loro poiché relativi al il luogo dove vivono.
Alla netto di queste osservazioni, in sede di nomina della commissione è necessario individuare personalità sinceramente interessate e appassionate al proprio tessuto socio culturale. Per fare questo, va da sé, è inderogabile la correzione del vigente regolamento, limitando al minimo i desiderata delle forze politiche rappresentate in consiglio comunale e favorendo l’ingresso in commissione anche di profili indicati dall’utenza, come già avviene in importanti biblioteche della provincia. Solo compiendo questo passo la commissione potrà efficacemente esercitare le proprie funzioni, senza il rischio di essere scavalcata dalla figura del bibliotecario, il quale deve semmai condividere e supportare gli sforzi, così come affermava Antonietti:
[…] inserire nella pianta organica del Comune un bibliotecario che garantisca il reale svolgimento di quei compiti di animazione culturale, di informazione, di servizio sociale che si intendono svolgere nell’ambito del programma di lavoro della Biblioteca.
Durante il mio mandato, purtroppo, nel tentativo di fare della biblioteca un luogo di scambio del variegato panorama culturale iseano, mi sono trovato molto spesso di fronte ad alcune autorevoli resistenze. Mi sento di ribadire che soltanto la biblioteca civica può farsi promotrice di una divulgazione culturale pubblica, libera, laica, democratica, senza requisiti d’accesso di natura economica o associativa. Non è più il tempo di manifestare gelosie al solo scopo di difendere posizioni acquisite, così come non è altrettanto vero che la cultura debba chiudersi per difendersi. Riporto un’affermazione di Montanelli, tanto violenta quanto efficace:
«Una cultura che perde i contatti col pubblico si sterilisce e muore. Questa è la verità. E la nostra cultura è assolutamente sterile. Noi culturalmente non contiamo più nulla nel mondo. Perché? Perché è chiusa in sé stessa, la cultura ha perso i contatti col pubblico, con la vita. Non c’è più. Sono mummie. Non è più cultura: è mafia.»
P.S. Per la stesura del presente articolo, non è stato possibile reperire ulteriore materiale a causa della scellerata decisione, presa da un funzionario (o una funzionaria), di formattare il disco rigido del vecchio PC della biblioteca, cancellando una quantità preziosa di materiale utile alla ricerca storica. Peccato!

