Una delle frasi simbolo del secondo ventennio è stata “Non faremo prigionieri”. La pronunciò Cesare Previti al Messaggero prima delle elezioni del ‘96 perse dal Polo. Niente fu più significativo di quello stato d’animo, che metteva a frutto più sentimenti: la disinvoltura, l’impunità, il rancore. Vincendo, nelle intenzioni di Previti e del Polo stesso, si sarebbe spianato il campo dai comunisti, tutti e subito, dai disturbatori d’ogni quiete berlusconiana, e anche dai fastidiosissimi paladini della Costituzione.
«Non faremo prigionieri» si attaglia, in verità, più al nostro tempo che a quello passato. Questo è il tempo degli inconsapevoli, dei miracolati, degli amici di corte che sgavazzano al banchetto dell’amico potente. E’ il tempo in cui apparenti democratici si dotano di strumenti di tortura politica, dove “o ci stai o son guai”, è il tempo del bar nell’espressione più plastica e iconografica che conosciamo, dove si raccontano – esagerando – le proprie prodezze. E’ il tempo scomparso dell’indelicatezza, parola che non esiste più nel dizionario di lingua italiana, depennata per manifesta inferiorità, sminuzzata nel tritacarne della protervia che tutto risucchia e ingloba, che tutto rende osceno, sino al punto celeste di definire l’esistente con la sola parola possibile: Normalità.
Quante cose sono accadute in questi ultimi cinque anni nel nostro paese e sono state considerate “normalità”?
La lista è lunghissima, ed ormai questo non è più il tempo di dilungarsi in stucchevoli elenchi. Ma c’è di più, purtroppo: “NON FAREMO PRIGIONIERI”…. Questa frase è stata fatta da un più o meno noto esponente clusanese di cdx subito dopo la vittoria risicatissima delle scorse elezioni amministrative di Iseo. Ed è stata subito arroganza, disinvoltura, impunità e rancore, nel fedele rispetto delle origini della frase.
Siamo ormai giunti al termine di questa legislatura ed ognuno degli aventi diritto avrà finalmente l’onere e l’onore di giudicarla. In questi giorni si registra una iperattività dell’attuale Giunta: cantieri aperti, asfaltature in ogni dove, lisciate di pelo alle associazioni, controlli e poi controlli ancora, a “stanare” evasori, furbetti, ristoranti e B&B “fantasma”.
Per carità… non è una novità, fa parte del gioco. Le elezioni sono alle porte, è inevitabile, succede anche negli altri Comuni, forse un po’ meno e con meno sfrontatezza, ma succede.
Tutto ciò da molto fastidio, ma rischia di diventare l’ennesima promessa non mantenuta dall’attuale sindaco, il quale subito dopo la vittoria elettorale del 2019 aveva affermato che si sarebbe subito messo al lavoro per risolvere i problemi del paese, primo fra tutti il lungolago che crollava, sottolineando che non avrebbe fatto come chi l’aveva preceduto, non avrebbe cioè procrastinato tutto ai due mesi prima delle elezioni per propaganda elettorale. Promessa disattesa, evidentemente e “senza dubbiamente”, come direbbe Cetto La Qualunque.
Ma cosa manca e cosa serve davvero a questo nostro bel paese?
Sul gruppo FB “Iseo da migliorare” un iseano ha posto una riflessione:
“Elezioni alle porte, i vari partiti e raggruppamenti si stanno riunendo per preparare nomi e programmi. Noi che abitiamo questo Comune e che ci troviamo su un sito che intende migliorare Iseo, possiamo dare idee perché questo avvenga? Io penso che ognuno di noi abbia le proprie sensibilità, i propri bisogni, i propri interessi. Ecco, l’espressione libera e partecipata di queste idee non può che fare bene al futuro del nostro Comune quantomeno può servire ad indicare quali sono le problematiche che più ci stanno a cuore…”
Io non giudicherò l’attuale Giunta per le opere fatte e quelle non fatte.
E’ certamente importantissima la conoscenza del territorio, ancora di più la progettualità e la visione. Su tutto però io metto e metterò la trasparenza, l’umanità e magari, se proprio ci fosse un gran colpo di coda (o di altro) di trovare una mosca bianca, il riconoscimento della meritocrazia.
Tutto ciò è mancato in questi 5 anni, particolarmente l’umanità, l’empatia. Quel “non faremo prigionieri” unito alla filosofia salviniana del “Senza se e senza ma”, del “Prima si fa poi si dice” e di quel “Avanti tutta!” che ha spesso richiamato alla famosa ruspa che doveva passare sui diritti degli altri per soddisfare le bramosie di potere dei governanti, ha creato ansia, disagio e una crepa profonda nella comunità, non si può non far notare.
Vorrei che questo tempo passato e perduto restasse solo un brutto ricordo. Vorrei che chiunque salirà tra meno di 90 giorni a Palazzo Vantini abbia come faro e stella polare la democrazia e l’ascolto. Che sia civico, di sinistra, di centro e anche di destra (purchè rinnovata), il prossimo mandato politico dovrà avere rispetto del ruolo istituzionale rivestito, del Consiglio Comunale, delle minoranze, della comunità.
Sopra a tutto vorrei che si facesse strada una persona che faccia da Spiegone trasparente e senza secondi fini, che ci illuminasse su come sono andate le cose davvero, come stanno ora e cosa sarà domani di Iseo. L’iseano non ha bisogno di chissà cosa, ma di tornare a sentirsi rappresentato e di sentirsi parte di qualcosa.

