Di Maria Elvira Zatti e Michele Consoli
Risalendo da Iseo verso il suo monte, quello che separa la geografia sorridente del lago d’Iseo dalla grigia ed aspra Valle Trompia, si incontra la località di Santa Teresa. La minuscola frazione, che fa da dirimpettaia alla Torre e segue gli altrettanto piccoli insediamenti della Rocca, di Bosine e di Padone è quasi impossibile da trovare sulle cartine, poiché formata da un semplice pugno di cascinali e una distesa di prati sottratti all’avanzare dei boschi. Nonostante le esigue dimensioni, negli ultimi secoli Santa Teresa ha goduto di una discreta importanza nell’area montana del capoluogo sebino. Dal punto di vista religioso, infatti, le genti di Santa Teresa erano solite raccogliersi intorno alla settecentesca cappella omonima (oggi in condizioni fatiscenti), che fu provvidenziale per l’assistenza festiva del monte dopo la rovina e la destinazione ad uso profano della millenaria chiesa di San Martino. I Padri Salesiani ottennero allora dalla proprietaria Maria Nulli, vedova di Ippolito Antonioli, l’uso della cappella e ne tennero regolare ufficiatura per circa tre lustri. Sotto l’aspetto socioculturale la piccola frazione ha ospitato per diversi decenni una scuola elementare cosiddetta rurale.
Per scuola rurale s’intendono quei piccolissimi istituti connotati da una intrinseca povertà materiale, speculare alla penuria economica e culturale dell’ambiente in cui sorgevano. Erano l’espressione di un’Italia contadina, dove si massimizzavano le risorse derivanti dal lavoro bracciantile. Le difficoltà di movimento, la stessa morfologia del suolo italiano, con territori di collina, montagna e costieri imponevano una diversa concezione dei servizi, da quelli sanitari a quelli amministrativi, per arrivare appunto alla scuola. Nelle scuole rurali bastavano pochi rudimenti, per lo più quelle abilità essenziali ai bisogni di quelle stesse comunità che dovevano accollarsi il costo/opportunità derivante dal far trascorre alcune ore tra i banchi ai bambini altrimenti utili in altre occupazioni domestiche fuori dall’aula. Si trattava perlopiù di pluriclassi, ovvero un’unica aula nella quale coesistevano più classi miste, cioè bambine e bambini alla prima esperienza didattica insieme a coetanei già minimamente alfabetizzati, oppure ripetenti.
Cenni storici
Le prime notizie sinora raccolte sulla scuola di Santa Teresa risalgono ad un Regio Decreto del 7 febbraio 1886, relativo alla «[…] parziale riforma dei pii lasciti Cerotello e Zuccoli in Iseo, a favore del locale asilo infantile». Nel testo si legge:
«[…] Veduta la domanda del consiglio comunale di Iseo (Brescia) deliberata in adunanza 11 settembre 1885 per ottenere la inversione a favore delle scuole delle due frazioni denominate monte d’Iseo e Cermignano (Cremignane, n.d.a.) ed a favore dell’asilo infantile dei due legati Cerotello e Zuccoli destinando lire 135 alle scuole e lire 40 all’asilo […]»
Il decreto ammetteva solamente l’inversione a favore dell’asilo infantile, negando la parziale inversione di una rendita a favore delle scuole comunali, non essendo queste istituzioni di pubblica beneficenza. Siamo ancora in un’epoca, infatti, nella quale la competenza in materia di insegnamento e scuole pubbliche era, con non poche difficoltà, a carico del Comune. A fronte della carenza dello Stato nel dotare i Comuni di quei mezzi che avrebbero consentito una reale disseminazione dell’alfabeto, negli ultimi vent’anni dell’Ottocento si ebbero varie iniziative volte a coinvolgere le plebi escluse fino ad allora dal banchetto della cultura. Si trattò di proposte che nascevano sotto una spinta ideologica molto forte dei gruppi radicali, democratici e repubblicani, animati da uno spirito positivistico e non di rado connotato da una forte inclinazione massonica e anticattolica. In questo senso Iseo si dimostrò in linea con il resto del paese: la locale classe dirigente democratico – liberale incoraggiò l’istruzione pubblica elementare, con una spesa di tre lire ad abitante (Brescia ne spendeva allora 4,50). Nel discorso per l’inaugurazione delle nuove scuole elementari di Iseo (24 settembre 1893) il venerando Gabriele Rosa menziona brevemente Santa Teresa:
«[…] Il Comune d’Iseo che, per agevolare la diffusione dell’istruzione popolare spontaneamente aprì scuola rurale mista al monte ed a Cremignane, non poteva tollerare il danno d’una scuola antiigienica.»
Coincidenza volle che fosse proprio un uomo del monte, Luigi Vacchelli di Bosine, il sindaco protagonista di questo grande fermento.
L’edificio
Nonostante gli sforzi, la pluriclasse del Monte (indicato in alcuni registri con la maiuscola alla stregua delle altre frazioni) pagò sempre lo scotto di essere la Cenerentola delle scuole del paese. Le differenze con il capoluogo e le maggiori frazioni erano significative, a partire dall’aspetto architettonico. Dalle annotazioni sui registri scolastici, conservati nell’archivio dell’Istituto Comprensivo Montalcini, si evince come l’aula versasse in una situazione di inadeguatezza cronica, perdurata sino alla chiusura nel 1962. Anna Maria Belli, ultima maestra in servizio a Santa Teresa, scrive infatti nel 1961:
«[…] la frazione in cui insegno si trova a circa sette chilometri da Iseo: è composta da alcuni cascinali separati e distanti fra loro. La scuola fa parte di uno di questi cascinali. L’edificio è di vecchia costruzione ed è in condizioni non molto felici. L’aula è molto ampia e sufficientemente illuminata. È in condizioni non buone. I muri dovrebbero essere imbiancati, il soffitto aggiustato ….
I bambini dunque vivono la loro vita scolastica in un ambiente privo di bellezze e di moderne attrezzature […]»
Un verbale di consegna redatto a mano ci fornisce alcune informazioni circa il materiale in dotazione:
Ministero Educazione Nazionale
Direzione Didattica Scuole Rurali
Anno Scolastico 1942 – 1943
Scuola Mista Gustavo Mariani
Monte di Iseo
Verbale di consegna
Il giorno 20 maggio 1943 ha avuto luogo la consegna al Podestà di Iseo, da parte della sottoscritta insegnante, del materiale della scuola di Monte d’Iseo, ma da elenco seguente:

Le difficoltà didattiche
In questo contesto risultava difficile operare. I programmi didattici erano ridotti all’osso e i maestri, specie se provenienti da piccoli centri, non avevano alcun interesse a scegliere una scuola rurale, non essendo molte volte preparati alla vita che si conduceva nelle comunità agro-pastorali. Non era raro, inoltre, che sorgessero vere e proprie barriere linguistiche tra insegnante ed alunni:
«Ottobre 1936 – Ho cinque bambini nuovi di prima, due maschi e tre femmine. Queste mi sembrano molto sveglie. Non hanno timore a rispondere alle interrogazioni e mi raccontano in una loro parlata speciale mista di dialetto e di vocaboli che vorrebbero essere italiani, i piccoli fatti della loro giornata.»
In tal senso, ancor più significativa risulta la testimonianza di Licia Fanfulla da Sasso Corvaro (Marche), supplente per un breve periodo nell’anno scolastico 1951 – 1952, la quale appuntò tutto il proprio sconforto sul giornale di classe:
«26 – 10 – 1951 Sono finita oggi nella mia nuova sede. Vengo dalle Marche e precisamente da un paese della Provincia di Pesaro e non posso perciò nascondere che sono in pensiero per ciò che riguarda le diverse abitudini e il nuovo ambiente. Alcuni bimbi, abitanti lungo la strada, mi hanno accompagnata alla scuola. Parlano essenzialmente dialetto ed io non capisco nulla. Mi auguro vivamente che sappiano parlare anche un po’ l’italiano. Non credevo che questa frazione fosse così distante dal paese e tanto isolata. Un po’ di malinconia ha invaso il mio animo, ma spero che i bambini, le lezioni cui mi dedicherò con tutta la cura possibile, la facciano svanire.»
Le difficoltà di applicazione dell’obbligo elementare erano ovviamente notevoli. La miseria era tale da provocare, oltre alla dispersione scolastica, la frustrazione dell’insegnante:
«25 aprile (1937)
[…] Finché ci fu la refezione, mandarono regolarmente i ragazzi a scuola. Ora per una scusa o per l’altra, li tengono a casa. Questa mattina mi sono recata presso queste famiglie e le ho avvisate che se non mandano i figli a scuola, scriverò al sig. Podestà.»
Le esigenze inesorabili della vita contadina rendevano difficile la presenza dei bambini, soprattutto per chi viveva a una distanza sensibile dalla scuola. Santa Teresa riapriva i battenti in ottobre, al termine di un mese in cui venivano posti a dimora i semi che avrebbero poi riposato nel silenzio e nel buio dell’inverno. Il 12 settembre, presso la cappella, si celebrava la festività del Santissimo Nome di Maria, che soprattutto nel secondo dopoguerra segnava la fine delle vacanze e il rientro alle proprie abitazioni per quei pochi che salivano dal capoluogo per la villeggiatura. La vita contadina, ad ogni modo, non s’interrompeva di certo con l’inizio della scuola. Così commenta la maestra Pasinelli Baldacchini nell’anno scolastico 1936 – 1937:
«Ottobre 1936 – Ho riaperto la scuola. I ragazzi, a gruppetti, si presentano un po’ timidi ed impacciati, alcuni accompagnati dalle loro mamme, altri soli perché in questi giorni ferve il lavoro della raccolta delle castagne, che è quasi il cespite più importante di questa popolazione […]»
I bambini venivano svezzati sin da piccoli al lavoro campestre. La mungitura ed il conseguente pascolo delle vacche si svolgevano già nelle prime ore del giorno, pertanto l’insegnante non aveva da stupirsi se qualche mattina il sonno riusciva a prendere il sopravvento sugli alunni o se qualcuno arrivava privo del materiale per affrontare la lezione. È nuovamente la maestra Pasinella Baldacchini a restituirci un quadro delle ruvide condizioni di vita nelle quali crescevano i bimbi del monte:
«Dicembre. Ieri è stata la festa di S. Lucia, festa in generale un po’ magra per i miei piccoli, per alcuni poi riuscì una vera delusione poiché nella loro scarpetta non trovarono nulla. Ho tentato di far loro dimenticare queste prime amarezze della vita, dispensando loro qualche dolce e frutta.»
Durante il fascismo si registrò una riforma dei programmi e degli orari. Il pedagogista Lombardo Radice, alle dipendenze del ministero della Pubblica Istruzione diretto da Giovanni Gentile, immaginò la pluriclasse come scuola di campagna in cui l’ambiente naturale nel quale il ragazzo era inserito offrisse occasioni di serenità, svago, inventività, osservazione e scoperta. Essa fu però ben presto inquadrata dal regime, tant’è che nel 1937 l’Opera Nazionale Balilla arrivò a gestire più di seimila scuole rurali italiane. Poco prima dello scoppio della guerra, l’orario delle lezioni di Santa Teresa fu diviso in due fasce: una mattutina, riservata agli alunni di terza e quarta (8,30 – 11,30) e una pomeridiana (13,00 – 16,00). La frequente intitolazione delle pluriclassi ai «martiri del fascismo» confermava il tratto propagandistico e intorno alla metà degli anni Trenta anche la scuola del monte fu dedicata a Gustavo Mariani, camicia nera uccisa a Fucecchio nel 1921. Con l’avvento dell’effimera Repubblica di Salò, oltre al cambio nell’intestazione dei registri, la classe prima viene riportata con il nome «Prima scuola elementare del lavoro».
La fine
Con il ripristino della democrazia e la riparazione della strada del monte, prevista nelle opere di ricostruzione dell’amministrazione del sindaco Lodovico Nulli, la scuola di Santa Teresa riprese le attività nell’anno scolastico 1947 – 1948. I numeri delle iscrizioni, tuttavia, calarono progressivamente passando dai 23 bambini del primo dopoguerra ai 6 del 1961 – 1962, ultimo anno di attività. Le ragioni del crepuscolo della scuola del monte sono rintracciabili nei cambiamenti indotti dalla stagione del boom economico, così espresse dalla maestra Anna Maria Belli:
«[…] I bambini che frequentano la scuola sono sei: Gianpietro e Riccardo in 1 ͣ, Fulvio in 2 ͣ, Annalisa in 3 ͣ, Giuseppina in 4 ͣ e Renato in 5 ͣ.
Appartengono ad ambienti familiari di livello discreto sia economicamente che moralmente. Prima le famiglie vivevano del lavoro della terra, ora invece i componenti maschili di esse hanno trovato un’occupazione più sicura alla Cip Zoo. La Cip Zoo è una società che ha costruito in questa frazione un grosso allevamento di galline ovaiole. Essa reca grandi vantaggi alla frazione. Offre innanzitutto possibilità di lavoro e inoltre permette un notevole traffico automobilistico con Iseo e Polaveno unendo quindi sempre più i cascinali della frazione con i paesi più grandi e da essi con la città. […]»
Di seguito riportiamo l’elenco degli insegnanti che si sono succeduti sulla “cattedra” di Santa Teresa:

Ringraziamo la direzione dell’Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini per averci concesso di accedere all’archivio scolastico. Per esigenze di spazio, nel presente articolo ci siamo limitati a relazionare una parte generale del materiale sinora raccolto. La suddetta ricerca è da considerarsi tuttavia parziale, sebbene le informazioni raccolte risultino già numerose. Il prossimo passo, al fine di colmare le lacune che ancora persistono, sarà quello di rivolgerci all’archivio comunale. Nostra intenzione è quella di ricostruire non soltanto la storia della pluriclasse di Santa Teresa, ma anche quella dell’altra e ben più longeva scuola rurale presente sul territorio di Iseo, ovvero quella della frazione di Cremignane. Il rischio che corrono ricerche come questa è quello di limitarsi ad una “raccolta di carte”, anche se ricca e interessante. Nel nostro caso confidiamo di riuscire, in un secondo momento, a dare anima ai documenti e a trasmettere il valore della scuola, patrimonio materiale e morale di una società, poiché come affermava Piero Calamandrei:
«[…] si può dire che la scuola, a lungo andare, è più importante del Parlamento, della Magistratura e della Corte Costituzionale.»







