Correva l’estate del 2008 o, per meglio dire, Anno Domini MMVIII. A quei tempi il timone del Grest parrocchiale era saldamente nelle mani del vulcanico don Mario Bonomi. Con i suoi modi spontanei e giullareschi (chi ricorda il suo tuffo in piscina, completamente vestito, l’ultimo giorno?) l’allora curato riusciva a calamitare una miriade di ragazze e ragazzi, un vero e proprio stuolo di giovani che serberanno sicuramente un ricordo vivido di quella fertile esperienza.
Durante la fascia pomeridiana, la carovana di don Mario era solita ritrovarsi presso un terreno (oggi purtroppo ceduto a privati) tanto brullo quanto caro alla comunità oratoriana, che vi si trasferiva anche in virtù della sua prossimità con le piscine di Sassabanek.
Orbene, in quell’afosa estate del 2008 il “pratolago” (nome ovviamente coniato dall’estroso curato) ospitò temporaneamente la Santa Sede. Non si trattava ovviamente della vera Sede Apostolica, ma di un’esperienza un po’ goliardica che incredibilmente riuscì a raggruppare una trentina di bambini e ragazzi, proseguendo per un certo periodo anche oltre il contesto oratoriano.
Tutto ebbe inizio da una cartina dell’Italia del XV secolo. Alcuni di noi, all’epoca più o meno studenti delle scuole medie, rimasero affascinati dalla dicitura: “STATO PONTIFICIO” che attraversava in obliquo il centro dello stivale. Incuriositi, chiedemmo delucidazioni a don Mario, il quale con molta pazienza ci impartì una lectio magistralis, partendo dal Patrimonium Sancti Petri per concludere con la spiegazione dei Patti Lateranensi del 1929. Fu soprattutto sull’ultima parte della spiegazione che la nostra fantasia cominciò a galoppare, fino a quando Enea Garosio, scrutando l’ambiente circostante, non ebbe l’illuminazione.

PRATOLAGO “PONTIFICIO”
In un angolo del pratolago giacevano accatastati numerosi paletti, solitamente utilizzati per delimitare il campo di gioco durante i tornei di calcio pomeridiani. L’intuizione di Enea fu geniale: recuperarne alcuni e, con l’aiuto delle nostre salviette e dei nostri teli mare, fondare una sorta di piccolo accampamento che ci affrettammo a battezzare CITTÀ DEL VATICANO, esponendo al vento la bandiera con le chiavi incrociate di san Pietro (stampata da Google). Già l’indomani, tuttavia, l’afflusso di altri bambini e ragazzi che con i loro teli andarono via via integrando la “tendopoli”, impose ai fondatori (Michele Consoli, Piero Visini, Luca Bruno, Aurelio Zatti, il già citato Enea Garosio, Luca Ceccon, Nicola Ongaro e Fausto Zatti) la necessità di dare un’organizzazione a quella piccola comunità. Grazie alla sorniona complicità del solito don Mario, ai quali ci rivolgemmo per una seconda consulenza, il “nostro” Vaticano riuscì a ricalcare, a grandi linee, l’organigramma di quello reale.
Il primo organo ad essere costituito fu il Collegio Cardinalizio. Stabilito il numero iniziale di cinque porporati, la scelta fu abbastanza rapida: ad indossare la porpora furono designati Michele Consoli (decano del Sacro Collegio), Piero Visini (patriarca di Venezia), Luca Bruno (arcivescovo di Napoli), Nicola Ongaro (arcivescovo di Firenze) ed Enea Garosio (Camerlengo). Per tutti gli altri l’assegnazione degli incarichi fu momentaneamente rinviata in attesa dell’elezione del Papa.
“Extra omnes”
Il terzo giorno, allontanati tutti dalla tendopoli, il Sacro Collegio si “rinchiuse” al suo interno per l’elezione del pontefice secondo le precise disposizioni di don Mario che, microfono in mano, teneva la telecronaca del conclave sotto la tettoia. Dopo uno scrutinio andato a vuoto (la fumata nera venne annunciata con lo sventolio di una maglietta scura), la seconda votazione portò all’elezione del sottoscritto.
“Habemus Papam!”
L’ “Habemus Papam” fu pronunciato dal card. Bruno in un latino un po’ claudicante ma efficace. Come nuovo pontefice, una volta indossati gli abiti talari (un accappatoio bianco un po’ stretto) mi avvalsi nuovamente della collaborazione di don Mario nella scelta del nome, optando profeticamente per … LEONE XIV !!!
Fu elaborato quindi lo stemma del pontificato e venne definita capillarmente l’organizzazione:
- Leone XIV (Card. Consoli): Papa
- Card. Fausto Zatti (elevato improvvisamente al cardinalato): Segretario di Stato e Arcivescovo di Milano (forza Milan!)
- Card. Piero Visini: Decano del Sacro Collegio, patriarca di Venezia
- Card. Luca Bruno: Governatore della Città del Vaticano, arcivescovo di Napoli
- Card. Nicola Ongaro: Prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica, arcivescovo di Firenze
- Card. Enea Garosio: Camerlengo
- Card. Luca Presti, arcivescovo di Torino (in forza della comprovata fede juventina).
- Mons. Aurelio Zatti: Cappellano del Corpo delle Guardie Svizzere
- Mons. Andrea Ongaro: responsabile della vigilanza sulla disciplina e sui comportamenti
- Mons. Luca Ceccon: responsabile della sorveglianza sugli accessi e sugli ingressi in Vaticano
- Mons. Adalberto Conter: vescovo di Brescia
- Frate Samuele Cittadini e frate Matteo Stefini: Evangelizzazione (in buona sostanza reclutare adesioni)
- Don Andrea Bonfadini: elemosiniere di Sua Santità (gestiva le caramelle e/o le merendine messe in comune)
- Ordine delle Suore Pratolaghine: madre Jessica Esposito (superiora), Veronica Consoli, Irene Sigorini, Elisa Sigorini, Lluvia Caramatti (che prese il nome di suor Maggiorana), Federica Foresti, Anna Zanola.
- Guardie svizzere: Nicola Garosio (Comandante), Mattia Belotti (Vicecomandante), Filippo Parzani, Stefano Marini, Tommaso Bianchin, Omar Esposito, Flavio Visini, Alessandro Nazzari, Guglielmo Ravelli, Edoardo Sbardolini, Andrea Di Giovinazzo.
Va da sé che la quasi totalità dei membri non aveva la più pallida idea di come far funzionare l’apparato. Ciononostante la cosa fu presa sul serio, al punto che non solo le gerarchie vennero rispettate e osservate, ma si registrò una vera e propria attività burocratica della quale custodisco gelosamente alcune tracce riportate in questo articolo (bolle pontificie, corrispondenza, proclami). In particolare, fu emanata una solenne scomunica nei confronti di tre ragazzi (Fabio Bruno, Andrea Turelli e Victor Garzon) che autoproclamatisi Quarto Reich, compivano veri e propri assalti ai ragazzini qua e là per il pratolago (Un ulteriore presagio, se pensiamo ai ripetuti appelli di pace già pronunciati dal nuovo pontefice). I malcapitati, per sfuggire alle angherie del triumvirato di cui sopra, finivano ben presto con l’aggiungersi alla tendopoli vaticana, ricambiando l’ospitalità arruolandosi nel corpo delle guardie svizzere. Ciò fu provvidenziale per respingere efficacemente l’attacco sferrato dal Reich il quale, a suon di pallonate, minacciava ritorsioni contro il Papa.
Di quell’estate serbo nel cuore l’ingenuità e la spensieratezza tipiche dell’età preadolescenziale. Conservo, tuttavia, il rammarico di non aver mai immortalato con uno scatto la pittoresca “comunità vaticana”. Salvo qualche reperto cartaceo, custodisco soltanto qualche immagine sfocata di volti amici, uniti tra una partita di pallone, un tuffo in piscina e la semplicità di una merenda con pane e Nutella. Un’esperienza di gruppo così spontanea e irripetibile che ancora oggi, a più di quindici anni di distanza, affiora nei nostri discorsi, tingendo di nostalgia le nostre risate.
MICHELE CONSOLI (alias LEONE XIV)

Dedicato a tutti i cari amici di quell’estate
Punto d’Incontro nr.120


