Il delfino è lo stile di nuoto più complesso, faticoso e spettacolare. Conoscendolo bene, Giacomo Belussi non avrebbe potuto optare per un’altra specialità. Come Flipper della mitica serie degli anni Sessanta, la sua natura aperta evoca la gioia di vivere, la giocosità ed una socievolezza tipiche dei delfini. Un temperamento che richiede, talvolta, mirati interventi di contenimento, dei quali la vigorosa madre Alessia è sicuramente caposcuola.

Come suo ex maestro, e qui la nostalgia entra a gamba tesa, non posso dimenticare la sua esuberanza, ma sono convinto che senza di quella non avrebbe potuto guadagnarsi un onorevole primato: Giacomo è infatti il più giovane iseano ad aver partecipato alla Traversata del Lago d’Iseo, da quando l’organizzazione ha consentito anche ai più piccoli di prendervi parte.
Classe 2014, ha partecipato la prima volta nel 2025 a soli undici anni, coprendo la distanza tra Predore e Iseo (3 km circa) in 59 minuti, migliorando ulteriormente i propri tempi nell’edizione 2026. Tra i Belussi, del resto, lo sport è di casa. Oltre alla madre pallavolista, è il pallone il grande amore di famiglia. Il piccolo, tuttavia, decide ben presto di non seguire le orme del fratello e del papà, quest’ultimo definito da alcune testate locali come il più forte portiere del calcio bergamasco.
L’acqua, ad ogni modo, è il genius loci del nostro territorio e Giacomo è l’ennesimo iseano che non ha saputo ignorarne il richiamo.
Osservare la piccola calottina verde avanzare lentamente verso la riva, lo confesso, mi ha tenuto con il fiato sospeso. La sconfinatezza dello specchio d’acqua altera proporzioni e distanze, ma Giacomo a sua volta rovescia il punto di vista. I suoi gesti sono simili al volo, il lago sospinge le sue bracciate così come l’aria sostiene le ali degli uccelli. La sua prestazione non è fatta di silenzi, di battiti e respiri, di immagini nero-verdastre sotto il pelo dell’acqua. Il nuoto di Giacomo è invece felicità, colore, è voglia di parlare (probabilmente anche con i pesci) e di salutare genitori ed amici che lo attendono sul lungolago. Non è il cronometro a fare da specchio del suo lavoro, ma il suo grande cuore, colmo di passioni, tensioni, emozioni e paure. Sono proprio questi stati d’animo che il piccolo Giacomo sprigiona una volta arrivato al traguardo, sorridente, incredulo, a tratti commosso. È forse questa spontaneità ad avergli procurato le simpatie di nuotatori ben più vecchi di lui, come il campione olimpico ed europeo Nicolò «Tete» Martinenghi.
Caro Giacomo, anche tu un giorno sarai ai blocchi di partenza di importanti competizioni come Tete, al quale ti accomuna la medesima tinta biondastra. Non so se vorrai emularne anche gli orecchini, ma ‘scùlta mia i vèci, fa come ta ghét òia. Come direbbe il pesciolino Dory di «Alla ricerca di Nemo»:
«Quando la vita si fa dura, sai che devi fare? Zitto e nuota!»

