BASILIO CITTADINI

BASILIO CITTADINI
(2 Agosto 1845 – 21 Novembre 1921)

«Io sacrifico la propaganda delle mie idee alla conciliazione e alla concordia fra i miei fratelli di Patria.»

Il secondo personaggio illustre della nostra carrellata è una figura cara alla frazione di Pilzone, Basilio Cittadini.

Nato a Pilzone d’Iseo (quando il paese era ancora comune autonomo), frequenta il Collegio di Lovere con vivace ingegno, tanto da entrare a nove anni nella prima classe di latino. Prosegue successivamente la propria formazione scolastica a Brescia e presso il seminario diocesano a Torino. Interrotti gli studi nel 1866 per partecipare come caporale di artiglieria alla III guerra d’indipendenza, lavora in seguito come giornalista, fondando “La Voce dei Giovani” a Brescia e collaborando con la “Gazzetta di Brescia”. Editore de “La Riforma”, svolge l’attività di corrispondente parlamentare per “Il Secolo”.

Come la maggior parte dei giornalisti italiani dell’epoca, Cittadini si contraddistingue per gli ideali repubblicani, pur senza scadere nel settarismo mazziniano. Giunto a Buenos Aires nel 1869 su consiglio del compaesano Gabriele Rosa, entra a far parte della redazione de La Nazione Italiana, la quale tuttavia cessa le pubblicazioni a causa della terribile pandemia di febbre gialla che miete, nella sola capitale argentina, ben 18 mila vittime a cavallo tra il 1870 e il 1871. Durante tale emergenza, egli forma una commissione di sanità pubblica popolare per aiutare le numerose vittime del flagello: come riconoscimento per l’abnegazione dimostrata, riceve una medaglia d’argento e una d’oro, che gli sono assegnate rispettivamente dal governo argentino e dal municipio di Buenos Aires.

Con la fine dell’epidemia, ha gestito il giornale L’Italiano per alcuni mesi, e nel 1872 diventa responsabile della testata “L’Operaio Italiano”. Nominato agente per l’immigrazione dal governo di Nicolàs Avellaneda, riparte per l’Italia, convincendo 50 famiglie della madrepatria ad emigrare nelle province argentine del Chaco e dell’Entre Rìos.

Rientrato in Argentina nel 1876, fonda il quotidiano La Patria, il quale nel 1883 cambia nome in La Patria Italiana per differenziarsi da La Patria Argentina dei fratelli Gutiérrez. Alla guida della nuova testata, sebbene mancasse di buoni collaboratori, Cittadini riesce a prevalere sul mercato nonostante le violente lotte con gli altri giornali.

Tra il 1877 e il 1878 partecipa alla redazione del settimanale satirico Il Maldicente. Dalla direzione de La Patria Basilio Cittadini conduce numerose battaglie a difesa dei connazionali emigrati: tra le più celebri la protesta contro il massacro di coloni italiani condotto vicino a Lima durante la guerra del Pacifico, la campagna a favore delle scuole italiane, l’inchiesta (molto redditizia in fase di stampa) contro i maltrattamenti inflitti durante l’epidemia di colera sugli immigrati italiani nel Lazzaretto di Martìn Garcia nel 1885.

Rientrato in Italia, viene chiamato alla direzione de La Provincia di Brescia, dal quale tornò a distinguersi per alcuni feroci pronunciamenti politici. In quegli anni, tuttavia, La Patria Italiana è costretta a rifondarsi sotto il nome di La Patria degli Italiani: Cittadini torna in Argentina nel 1896 e in pochi anni (1902), riesce a far confluire nel nuovo quotidiano altre due testate italiane, L’Italiano e L’Italia al Plata.

Forte del nuovo slancio editoriale, Cittadini arriva ad estendere il suo pubblico oltre l’arco dei lettori della piccola e media borghesia di Buenos Aires: da qui l’importante copertura concessa al movimento di ribellione agraria nota come El Grito de Alcorta nel 1912. Proprio all’inizio di tale sollevazione, Cittadini abbandona la direzione del giornale e riparte per l’Italia.

Ritorna a Buenos Aires nel 1916 e vi muore cinque anni più tardi. Decorato dal governo italiano con l’onorificenza di Grande Ufficiale, in virtù del suo riconosciuto impegno in difesa dei diritti della comunità emigrante, ricopre numerosi incarichi in enti culturali e mutualistici: diventa presidente dell’Unione Operai Italiani (che annoverava Mazzini come presidente onorario), segretario della Banca d’Italia e del Rìo de la Plata, presidente dell’Associazione Dante Alighieri per undici anni, professore di letteratura classica al Colegio Nacional de Buenos Aires.

Suo figlio Bruno Cittadini diverrà un importante giornalista sportivo e un altro dei suoi figli, Tito Cittadini, sarà ricordato in Argentina per i meriti in campo pittorico. La figlia Ines sposerà il Conte Favara di Sinopoli, tra i primi scienziati scopritori e sperimentatori dei raggi X.

Il 5 Novembre 1922 gli viene dedicata la piazza di Pilzone, con l’apposizione di una targa di marmo e un profilo in bronzo. In Buenos Aires è presente, inoltre, una via a lui intitolata.

(Nella foto: Basilio Cittadini con la famiglia)

Michele Consoli

Biblioteca Comunale di Iseo

Fonti:

Cuneo N., Storia dell’emigrazione italiana in Argentina 1810-1870 , Garzanti Ed., Milano, 1940.

Doré G., Un quotidiano italiano a Buenos Aires (1911-1913) , in Fernando Devoto – Gianfausto Rosoli (comp.), “Immigrazione italiana in Argentina”, Ed. Biblos, Buenos Aires, 1985.

Frigerio J., Italiani in Argentina. The Lombards, Asociación Dante Alighieri de Buenos Aires, 1999.

Moretti A., Basilio Cittadini, in: Moretti A. – Guarnieri F. (a cura di), Pilzone. Frammenti di storia, arte e devozione, Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia, 1998, pp. 125-143.

Petriella D. – Sosa Miatello S., Dizionario biografico Italo-Argentino, Asociación Dante Alighieri de Buenos Aires, 1976.

Scardin F., Vita italiana nell’Argentina – Impressioni e note, due volumi, Buenos Aires, 1899.Sergi J., Storia degli italiani in Argentina , Buenos Aires, 1940.

Sergi P., Patria di Carta. Storia di un quotidiano coloniale e del giornalismo italiano in Argentina, Pellegrini, Cosenza (Italia) 2012.

Zuccarini E., Il lavoro degli italiani nella Repubblica Argentina, dal 1516 al 1910 – Studi, leggende e ricerche, La Patria degli Italiani, Buenos Aires, 1910.