Noi che ci trovavamo al Roxy Bar

Noi che ci trovavamo al Roxy Bar

“La Dolce Vita” di Federico Fellini era uscita da qualche anno e ancora veniva programmata sugli schermi di periferia, Gigliola Cinquetti  non aveva l’età, Caterina Caselli non voleva essere giudicata da nessuno, Lucio Battisti era convinto che non sarebbe stata un’avventura, Vasco Rossi era un ragazzino.

Il Melone, vecchia osteria di Iseo in vicolo delle Portelle  con annesso il canonico giuoco di bocce, era già stato uno dei primi locali ad avere un televisore. Di sicuro il primo ad avere  un archetipo di video proiettore che ti consentiva di vedere la TV su uno schermo di tela. La definizione, ovviamente in bianco e nero, era quello che era,  ma per quel tempo era fantascienza. Il Melone dunque  era gestito dalla “Mariuccia”.

Iseo, come sempre allora, era un vulcano di attività e iniziative e la Mariuccia decise di dare una svolta innovativa alla sua attività. Ottenuta la disponibilità in affitto di un paio di locali di proprietà della Società Operaia di Iseo in quella che allora si chiamava via XX Settembre (oggi viale Repubblica) decise di aprire un bar.

Il nome era un po’ strano e a noi ricordava un pacchetto di sigarette che fumavano i tipi tenebrosi come Fred Buscaglione: si chiamava ROXY BAR.

La Mariuccia aveva qualche anno più di noi, non era una top model, ma di certo comunicativa e simpatica ed aveva, per dirla con il Manzoni, 

“…quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo”.

Insomma, la Mariuccia di maestoso aveva il decolté che offriva generosamente allo sguardo degli avventori. Inutile dire che il locale divenne subito “in” e noi iniziammo in massa l’esodo dall’  “Alba Bar” del lungolago, (altra storia da raccontare).

Piccolo il locale bar, una saletta al piano ammezzato con finestra che dava sul vicolo Barcarole, un Juke-box dal quale potevi ascoltare un De André, poco conosciuto, che raccontava la storia della povera Marinella e avvertiva Piero di stare attento per non finire sotto “…mille  papaveri rossi”.

Cinque o sei divanetti e relativi tavolini, una novità per allora, dove ci si trovava a parlare, parlare e discutere su come cambiare il mondo. Gino Paoli non ha inventato nulla! Ad Iseo eravamo già avanti.

Ovviamente era frequentato anche dai “grandi”, tra gli altri ricordo Juccio, il Drago, il Popo, che alla chiusura proponevano immancabilmente di andare a Venezia a bere un caffè. L’autostrada Serenissima era da poco in funzione e con il  transito limitato di allora e, soprattutto senza limiti di velocità, era fattibile. Da loro abbiamo imparato a giocare a Chemin de fer e a bere J&b e Glen Grant.

È lì che nacque l’idea della classica partita scapoli-ammogliati, ma non si trovava l’accordo sul dopo partita. Banale la solita cena ai Tésor o alla Santissima; finalmente qualcuno, non ricordo chi, ebbe un’idea:

“…e poi ci troviamo tutti a bere del Whiskey al Roxy Bar”.

Trentacinque, quarant’anni dopo su iniziativa di alcuni intraprendenti giovani iseani viene  montato un Palatenda in via per Rovato per spettacoli ed altre manifestazioni. Tra queste era previsto un concerto di Vasco Rossi.

Mio figlio (8-10 anni) mi chiede di portarlo al concerto, immediata la mia risposta: va bene, ma chi él  pó lü che?

Palatenda  pieno, un odore acre che non  riuscivo a riconoscere, mio figlio (8-10 anni) vede il mio imbarazzo e mi dice: “…ma papà dove vivi, si stanno facendo una canna”. Incredibile!

Il concerto inizia e dopo alcuni brani, parte Coca-Cola e di seguito Vita Spericolata e quando arriva al Roxy Bar dico a mio figlio incredulo:

… ma allora questo Vasco è già venuto ad Iseo!”

Nella foto: Un momento del concerto di Vasco Rossi al Palatenda di Iseo. Era il 4 agosto 1983

Zio Roby

da PUNTO D’INCONTRO nr.9 del 30/01/2011