Che poca voglia di fare il soldato

Che poca voglia di fare il soldato

PUTIN… già… PUNTIN… che io non credevo proprio fosse così, e ancora oggi non riesco a crederci. Lo facevo diverso. Certo duro, carismatico, con quell’alone di “dittatura” a girargli attorno, quella espressione granitica, fredda, glaciale, e quell’occhio vitreo, che a dir la verità gli occhi vitrei non promettono mai niente di buono. Però no, non credevo davvero fosse così, e questo oggi mi preoccupa tanto, tantissimo, perchè comprendo ogni giorno di più che dall’essere umano possiamo aspettarci di tutto.

Che brutto millennio! Quante brutte cose ci ha già riservato e chissà cosa ancora ci riserverà. Una preghiera sincera al popolo ucraino, e anche a quello russo, a coloro che hanno dato e daranno la vita per una guerra che sarà come sempre inutile. Giovani e giovanissimi che partono, anzi, devono partire, senza sapere a cosa andranno incontro. Bibliotecari con gli occhialini da quattro diottrie che imbracciano un fucile senza sapere neppure come funziona, per difendere la propria patria e la libertà che ogni popolo, ogni essere umano  dovrebbe avere. Giovani e giovanissimi dal viso  orgoglioso ed insieme smarrito:  Che poca voglia di fare il soldato!

Siano maledette tutte le guerre di questo mondo, e siano maledetti tutti i dittatori. E’ proprio vero, e che tristezza  riconoscere la verità nelle parole di Pablo Neruda: – Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono, ma che non si uccidono”.

Chi l’avrebbe detto che avremmo visto ancora certe scene, chi avrebbe detto che avremmo visto ancora da vicino una guerra e la gente fuggire disperata dal proprio paese, con miseri sacchetti e valigie gonfie di ricordi, e niente più….

Sono passati ormai 60 giorni dall’inizio del conflitto in Ucraina, della così detta “’operazione speciale militare”, dell’operazione di denazificazione…. ma cosa dite mai?

Chiamiamola GUERRA, chiamiamolo GENOCIDIO, che di questo si tratta!

Ancora non sono riuscito a formare un pensiero, a realizzare un’idea su chi abbia ragione e chi no, su chi sia il colpevole e chi l’innocente, forse perché ogni guerra ha sempre e solo perdenti. Dovrei forse informarmi sul Kosovo? Sulla Crimea? E poi ancora… il Donbass, la vecchia Unione Sovietica? Dovrei forse provare a ricordarmi se  anche io da piccolo tifavo sempre per i Cowboys e mai per gli indiani?

Talmente tante cose sono  state dette, veri fiumi di parole, che alla fine ho preferito credere alle favole e a chi di favole se ne intende:

Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra.”   – Gianni Rodari

E’ possibile che chi deve capire non capisca queste semplici parole? E’ possibile che la storia non ci abbia insegnato nulla? Ci sono tanti momenti e tante immagini che mi hanno colpito in questi giorni: la strage del pane, la strage dell’ospedale, Mariupol rasa letteralmente al suolo, gli intensi  scritti di Toni Capuozzo, le facce impallidite dei  nostri nonni ancora oggi in vita, che non possono non tornare al ricordo della seconda guerra mondiale e a quello che hanno visto e provato.

Ma c’è un’immagine che mi ha colpito più di tutte, che circola sul web e che oggi suona come una bestemmia: Putin a cavallo, a torso nudo, fiero e sicuro di se. Una foto non recente, che apparentemente non dice nulla, fin quando l’occhio attento non cade su quella catenina, con la croce sul petto.

Un Gesù Cristo sul petto di un dittatore, di un criminale di guerra.

LETTERA DI UN SOLDATO ALLA MADRE

Mamma, difendo la libertà, ma non ho la libertà di vederti. Vivo, nella prigione fredda del mio cuore, senza più il calore del tuo. 

Non sento più le tue carezze sul mio viso, ma il freddo vento della guerra. Sento mamma di  non avere molto tempo, vorrei abbracciarti ancora una volta, ma sii orgogliosa di me, perché, il mio sangue sarà inchiostro per le penne dei poeti!

Gianluca Serioli

da PUNTO D’INCONTRO nr.98

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