Nel chiuso della stanza di un ricovero, un novantenne scrive su dieci quadernoni la storia della sua vita. Il figlio la romanza, facendone una trilogia.
Un percorso fatto di disabilità e virtù, emarginazione e agiatezza, cuori buoni e cuori cattivi, spirito di rivalsa e di sacrificio, nella fiducia incondizionata in un futuro migliore, perchè…
“se lavorerai di buona voglia, il frutto arriverà dopo la foglia”
Penso che, nel bene o nel male, ognuno di noi abbia una vita da
raccontare e questa dovrebbe essere messa sulle pagine di un libro, da tramandare ai figli e ai nipoti, di generazione in generazione. Si comprenderebbero, negli anni e nei secoli, il mutare delle stagioni, delle tradizioni, dei modi di vivere, del sociale, della solidarietà e del senso di appartenenza a un paese, alla famiglia ed a tutto ciò che è vita. Ma, soprattutto, come in questo caso tra un padre e un figlio che durante la vita si sono parlati e confidati pochissimo ed hanno avuto un rapporto poco empatico, sarebbe l’occasione per dirsi tutte le cose che non sono state dette, o meglio, per capire tutto ciò che si nascondeva dietro a comportamenti a volte duri, a volte distaccati. Questo libro non è un bilancio di vita, ma semplicemente una straordinaria avventura che ogni giorno scorre davanti agli occhi di una persona anziana che sa di essere ormai prossima al capolinea e che, non avendo più alcun compagno di viaggio di quel tempo alla quale raccontarla (sono tutti passati a miglior vita), il “giovane Giovanni” ha voluto prendere dal proprio cuore e dalla propria mente e metterla per scritto.
Questo libro è il frutto del ricordo di 85 anni di vita, di una persona, oggi ottantanovenne, che nella propria stanza di una casa di riposo, l’RSA Cacciamatta di Iseo, ha voluto “riordinare” e lasciare al proprio figlio, ai nipoti ed a chi avrà la curiosità di conoscere.



