Il bar del mattino

Il bar del mattino

La gente abitudinaria dei bar del mattino dice sempre buongiorno quando arriva, anche se non c’è nessuno. Si porta da casa i suoi problemi, ma li lascia fuori dalla porta, insieme all’ombrello (quando piove).

La gente abitudinaria dei bar del mattino sa qual è il suo posto dove sedere, e se lo trova occupato da un estraneo si rovina la giornata. Condivide i quotidiani in un ordine stabilito da regole non scritte, e nella attesa consulta il cellulare, scorre con l’indice su e giù salvando contenuti ritenuti interessanti o curiosi.

La gente abitudinaria dei bar del mattino sa quando alzare la voce e quando far finta di nulla, per non accendere inutilmente la polemica. E’ esperta del tutto, praticante del necessario, professionista nell’emettere sentenze provvisorie.

La gente abitudinaria dei bar del mattino è la prima a sapere per chi suona la campana, ed è specializzata nello spiegare che “era la sorella di coso, quello che ha sposato la cugina di quello che aveva il negozio, il fratello della cognata che è morta lo scorso anno, che suo nonno ha fatto i soldi e c’ha le case”.

La gente abitudinaria dei bar del mattino, quella un poco più attempata, ordina cappuccio e brioche solo se è buono l’indice glicemico provato prima di uscire di casa.  Parla con profondità di anarchia, solidarietà, onestà, speranze e libertà. Impara nuove parole e nuovi aggettivi, condanna l’inglese, che prende sempre più piede sull’italiano nei titoli delle pagine dei giornali.

La gente abitudinaria dei bar del mattino si occupa di geopolitica, di scienza, tecnologia, cucina, sport, di marketing, della storia di un paese e, naturalmente, delle sue pubbliche disfunzioni e manutenzioni. Si lascia coinvolgere dagli scotöm  svolazzando con finta disinvoltura tra accenti gravi e acuti, dieresi e dittonghi.

La gente abitudinaria dei bar del mattino è deputata a regolare e stabilizzare i tavolini lasciati balenghi da qualche giovinastro la sera prima. Conosce tutto e ha sempre ragione, anche se a ben guardare ognuno ha opinioni diverse. Come un Diogene anacronistico e frustrato cerca con sempre più fatica  buone notizie tra  i fogli dei giornali, trovando però solo le briciole della brioche mangiata poco prima da quello con la glicemia a posto. Tira sospiri amari e docili “vaffa” leggendo le notizie negative, che invece abbondano.

Infine… allo scoccare delle otto, uno alla volta ci si alza, si paga il proprio caffè, si saluta tutti e si va, chi verso il lavoro, chi verso le proprie abitudini, non prima di essersi ripresi i propri problemi lasciati fuori dalla porta, o nel porta ombrello.

Gianluca Serioli

Punto d’incontro nr.119