Iseo, 9 novembre 1812 / Iseo, 25 febbraio 1897
«L’amore che porto al luogo natio mi ha sempre eccitato a ricercare ed illustrare le memorie storiche che lo riguardano, perché si brama conoscere meglio ciò che meglio si ama.»
Gabriele Rosa, scrittore e patriota, uno dei personaggi più importanti, incisivi e completi nella storia della nostra cittadina. Nasce ad Iseo nella prima decade di Novembre del 1812, primo dei cinque figli di Giambattista e Giuseppina Cerroni, i quali gestiscono una panetteria a partire dal 1819. La sua vocazione politica ed intellettuale affiora prepotentemente fin dall’infanzia: curioso del mondo, precoce, sensibile, incantato dall’erudizione, rapito dall’ideale, vitale, ottimista, patisce di profonde malinconie ed è al contempo attratto da qualsiasi manifestazione di bello naturale ed artistico. Nonostante questa passione per la curiosità e lo studio, Rosa conserva un carattere modesto. Intrapresi gli studi ginnasiali, a 15 anni li abbandona in seguito alla morte della madre (1827) e inizia a prestare servizio presso il forno del padre, non senza aver tentato la fuga come gesto di ribellione verso la propria condizione.

Ottenute dal padre alcune ore al giorno di perfetta libertà, Rosa le destina allo studio del latino, del francese, alle letture consigliateli dai compaesani Ippolito Bargnani e Carlo Cernuschi (protagonisti dei moti rivoluzionari del 1796) e da Andrea Nullo membro dell’Ateneo di Brescia.
Nella primavera del 1831 giungono le prime notizie di moti insurrezionali in Emilia. Giambattista Cavallini, uno dei patrioti iseani già coinvolti nei moti del 1821 (al quale, per iniziativa dello stesso Rosa, viene realizzata una lapide commemorativa nel 1893, visibile tuttora in via Pieve), introduce il Rosa nelle file della Giovine Italia. Egli, motivato dall’ideale mazziniano, intraprende un’intensa attività di propaganda e di reclutamento lungo le rive del Sebino, in Valcamonica e in Valtellina, facendo inoltre la spola tra Iseo, Milano, Bergamo e Brescia come latore di lettere e di materiale a stampa, assumendosi i rischi della causa patriottica. Nell’area del nostro lago si conta il maggior numero di adepti che il Rosa riesce a reclutare: tra questi anche l’iseano Uranio Fontana, studente al conservatorio di musica di Milano e successivamente operista e insegnante presso il conservatorio e l’Accademia Imperiale di Parigi.
Tra il 4 e il 5 Ottobre del 1833, in seguito alla confessione dell’apprendista farmacista Carlo Foresti di Tavernola, Rosa viene tratto in arresto per la sua attività cospirativa contro il governo austriaco, sorpreso a letto convalescente dal vaiolo. Accusato d’alto tradimento, è tra gli imputati del processo alla Giovine Italia condotto a Milano da Paride Zajotti tra il 1833 e il 1835. Ammesse le proprie responsabilità, con sentenza del 21 aprile del 1835 viene condannato a tre anni di carcere duro allo Spielberg, la fortezza adibita a carcere (oggi Repubblica Ceca) nel quale il governo imperiale austriaco relega diversi patrioti italiani durante il periodo risorgimentale quali Piero Maroncelli, Silvio Pellico (che narrano la loro detenzione decennale rispettivamente nelle opere: “Addizioni” e “Le mie prigioni”), Federico Confalonieri e Francesco Arese Lucini. Durante la prigionia il Rosa studia il greco e il tedesco da autodidatta. Liberato il 21 Aprile del 1838, rientra ad Iseo nel maggio dello stesso anno, per nulla infiacchito nei propri ideali né nell’amore per il proprio paese. Decide infatti di dedicarsi allo studio degli aspetti pubblici e locali del proprio territorio, al fine di conoscerne le radici ed investigarne le origini storiche, convinto che “dalla storia del proprio nido, (gli uomini) saliranno più chiaramente a quella della nazione e dall’amore della famiglia toglieranno la scintilla per l’amore dell’umanità”.
Trovato lavoro come scrivano in uno studio legale, nel 1842 si sposa con Clarice Borni, nipote del “bülo” (brigante) iseano Giovanni Maria Borni, la quale tuttavia muore di tubercolosi soltanto tre anni dopo, a un anno dalla nascita della figlia Erminia. Nonostante questo infausto evento, Rosa prosegue nelle proprie attività di ricerca. Intrattiene corrispondenza con il letterato Luigi Lechi, attraverso il quale riesce a viaggiare in Svizzera e Francia, viaggi che gli offrono l’opportunità di soddisfare le sue vive curiosità storiche ed etnografiche.
Il primo suo scritto importante viene pubblicato sul numero del novembre – dicembre 1843 della rivista “Il Politecnico” di Carlo Cattaneo, con il titolo “Sull’escavazione del ferro in Lombardia”. Nel 1846 riceve dall’Ateneo di Brescia una menzione onorevole per il suo scritto “L’alchimia dalla sua origine sino al secolo XIV e la Compostella, opera di frate Bonaventura d’Iseo. Dissertazione. Brescia, tipografia della Minerva, 1846.”
Il 15 febbraio del 1848 Gabriele Rosa fa sventolare la bandiera tricolore dal campanile e, con Francesco Cuzzetti e il sacerdote Giovanni Carlo Fontana – Pruner (appartenente al clero patriota e antigesuita), raccoglie presso l’osteria della “Fenice” di Pilzone una sessantina di persone, al fine di preparare l’insurrezione (a ricordo dell’avvenimento è stata murata una lapide sulla facciata dell’edificio, recitante: NEL FEBBRAIO 1848 QUI SVENTOLÒ IL PRIMO SEGNO DELLA RIVOLUZIONE LOMBARDA. ISEO POSE 1888)
Sottraendosi alle sgrinfie della polizia austriaca, si trasferisce a Torino, accolto alla redazione del giornale “La Concordia”. Alla notizia dell’insurrezione di Milano, raggiunge il capoluogo lombardo dove incontra nuovamente l’amico Cattaneo e Cesare Correnti, e viene chiamato a collaborare alla redazione del “22 Marzo” dal patriota e letterato Carlo Tenca. Consumata la furia delle 5 giornate, Gabriele Rosa accetta l’offerta di redigere a Bergamo il giornale “L’Unione”, pubblicato per tre giorni alla settimana tra il 15 Aprile e il 19 Luglio. La linea de L’Unione viene concordata con lo stesso Mazzini, presente a Milano il 7 Aprile. Sensibile alle preoccupazioni federaliste di Cattaneo, Rosa sostiene la necessità di rimandare la scelta della forma di governo della nuova Italia unita al termine della guerra di liberazione dal dominio straniero, pur intendendo la forma repubblicana come punto di arrivo di un processo di rigenerazione morale e politica della nazione al cui compimento era indispensabile la partecipazione delle masse alla cosa pubblica.
In seguito alla sconfitta di Custoza, Gabriele Rosa chiude il giornale e accorre a Brescia, dove assume l’incarico di segretario del generale Saverio Griffini. Nel marzo 1849 partecipa alle Dieci Giornate di Brescia ma, all’indomani della caduta della Leonessa, è costretto a trasferirsi a Caprino Veronese per mettersi al riparo dalle persecuzioni poliziesche. Vi rimane fino al 1866, come precettore dei figli di Teresa Mellegori Sozzi, fervente mazziniana.
Successivamente agli eventi politici del ’48 – ’49, Rosa torna a dedicarsi intensamente alle ricerche storiche ed etnografiche, con una spiccata attenzione per i dialetti e i costumi delle popolazioni lombarde in genere (“Documenti storici posti nei dialetti, nei costumi, nelle tradizioni e nelle denominazioni de’ paesi intorno al lago d’Iseo” è il titolo della sua principale opera dialettologica, stampata la prima volta nel 1850 a Bergamo). I suoi saggi iniziano a comparire su diverse riviste: oltre a “Il Politecnico” e alla “Rivista Europea”, il Rosa avvia una collaborazione con “Il Crepuscolo” (1850 – 1859). Nel 1855, inoltre, viene pubblicato il primo dei suoi contributi nell’Archivio Storico Italiano.
Con la ritirata austriaca dalla Lombardia, ad Iseo sventola il tricolore il 10 Giugno del 1859 (primo in terra bresciana come recita una lapide posta sul palazzo municipale). Rosa entra a far parte della giunta comunale di Bergamo e, ristabilita la propria dimora ad Iseo nel 1866, l’anno successivo viene eletto consigliere provinciale di Brescia ed entra nella deputazione provinciale, restando in carica fino al 1886. All’indomani della morte dell’amico Cattaneo, ne tiene una commemorazione all’Istituto lombardo di scienze e lettere. Forte degli insegnamenti dell’amico, egli considera il Comune come cellula fondamentale della vita democratica all’interno dell’assetto amministrativo dell’Italia unita, dedicandovi diversi saggi tra gli anni 60 e 80 dell’800. In virtù di queste posizioni, si schiera sia contro la lesione dell’autonomia comunale da parte delle prefetture ministeriali, sia contro l’accorpamento dei comuni più piccoli a quelli più grandi, convinto che la partecipazione dei cittadini possa essere più intensa e fruttuosa proprio nei comuni più piccoli. La sua proposta che questi si federassero in consorzi per la realizzazione di opere e la fornitura di servizi costituisce il contributo più originale di Rosa al dibattito sulle autonomie. Nell’ambito di ricerche archeologiche nelle Torbiere condotte con Marinoni, rinvengono manufatti preistorici (punte di frecce) che Gabriele Rosa ha premura di consegnare al Museo di Brescia, non prima di aver scritto in merito alla scoperta. Nel 1875 si fa promotore di una mostra d’arte preistorica, allestita in Brescia.
Negli anni 70 dell’800 Rosa s’impegna nell’opera di organizzazione e di rafforzamento del movimento repubblicano, collaborando a diverse riviste d’indirizzo democratico, quali “Il Preludio” e “La Rivista Repubblicana” di Arcangelo Ghisleri. Non rinuncia, tuttavia, ai propri impegni culturali: relatore della Commissione per la conservazione dei monumenti al Consiglio Provinciale, tra le opere candidate ad essere classificate come nazionali include la tomba Oldofredi (vedi biografia Giacomo Oldofredi). Per ben tre mandati (1874 – 1878, 1882 – 1886 e 1888 – 1891) ricopre la carica di Presidente dell’Ateneo di Brescia. Nel 1874 è primo presidente della sezione bresciana del Club Alpino Italiano (CAI). Nel medesimo anno pubblica, presso la tipografia Codignola di Brescia, le proprie ricerche storiche sulla figura di San Vigilio Vescovo, patrono di Iseo. Il 14 Agosto del 1882 tiene il discorso ufficiale all’inaugurazione del monumento di Arnaldo da Brescia, dopo averlo seguito nelle ultime fasi di realizzazione, pubblicando un opuscolo sulla figura del monaco già nel 1868. Socio onorario della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Iseo, è membro di spicco del comitato per la realizzazione del monumento a Giuseppe Garibaldi, inaugurato l’11 Novembre 1883 nella piazza di Iseo che porta il nome dell’Eroe dei Due Mondi. Per l’occasione, il Rosa pronuncia un discorso celebrativo. Sotto il suo mandato di Presidente della Commissione Amministrativa per la gestione dell’Ospedale Vanzago di Paratico (vedi biografia “Ambrogio Cacciamatta”), quest’ultimo viene assorbito dall’Ospedale di Iseo dopo una faticosa battaglia legale con i Frati Ospedalieri. Per volontà dello stesso Gabriele Rosa anche le donne vengono ammesse alla possibilità di beneficiare del trattamento ospedaliero.
Sensibile alla questione sociale e alle istanze socialiste, viene nominato presidente onorario del Circolo Operaio d’Iseo (1883), pur non rinnegando mai i propri convincimenti liberali, democratici e repubblicani, collocandosi nell’ala sinistra del gruppo zanardelliano. Le sue ultime energie furono dedicate all’edizione delle opere di Cattaneo e, tra il 1895 e il 1897, alla fondazione e alla costruzione del Partito Repubblicano Italiano, diventandone presidente del comitato generale. La sezione iseana del PRI gli viene successivamente intitolata. Tra il 1894 e il 1895 è tra i promotori, insieme a Pietro Bonardi, Giuseppe Guerrini, Samuele e Roberto Rosa, della nascita della Banca del Sebino.
Muore nella sua casa di Iseo in Via Duomo, il 25 Febbraio del 1897. Al centro della facciata dell’abitazione è tuttora visibile la lapide che ne ricorda la scomparsa.
Nel 1900 si costituisce un comitato per la costruzione di un monumento dedicato a Gabriele Rosa, presieduto dal cav. Francesco Rossetti: in due settimane vengono raccolte più di 6 mila lire, alle quali si aggiungono 200 lire stanziate dall’Ateneo di Brescia. Nel 1907 l’Ateneo integra il sussidio con un’ulteriore donazione. Il 15 Settembre del 1912 viene inaugurato il monumento (in foto), opera dello scultore Ettore Ferrari (autore del monumento a Giordano Bruno a Roma). Per l’occasione, il comitato pubblica un’autobiografia di Rosa. Il mezzobusto del patriota iseano si erge sopra un piedistallo e presenta bassorilievi raffiguranti la Libertà vittoriosa, la Difesa della Patria, la Fede, la Fermezza, lo Studio. Sul basamento una scritta recita: A GABRIELE ROSA/PRIGIONIERO ALLO SPIELBERG/CHE LA PATRIA ONORÒ/CON L’INGEGNO COL CARATTERE/COL MARTIRIO SUBLIME/I CONCITTADINI P./MCMXII. Il mondo cattolico non mancò di manifestare severe rimostranze, a volte anche salaci, per la posa del monumento.
La figlia di Gabriele Rosa, Erminia, sposa il patriota iseano Gian Maria Archetti (al quale è dedicata una via di Iseo), compagno d’armi di Carlo Bonardi durante la spedizione dei Mille. Su suggerimento del deputato Ugo da Como, Erminia dona i libri e le carte del padre all’Ateneo di Brescia, presso il quale è tutt’oggi conservato un fondo di circa mille volumi relativi alla vita e alle opere del patriota iseano.
Il fratello Francesco Rosa, sulle barricate durante le Cinque Giornate di Milano e le Dieci Giornate di Brescia, ricopre l’incarico di sindaco d’Iseo negli anni ’60 dell’800.
Il porto di Iseo, presso il quale è sita la statua, è a lui intitolato, così come l’edificio delle scuole elementari, da lui stesso inaugurato il 24 Settembre del 1893. La città di Brescia gli ha intitolato una via nel 1909.
Nel 1948 a Brescia viene fondato il Circolo Culturale “Gabriele Rosa”, di orientamento repubblicano, rivolto a temi della socialità, dell’economia, della cultura in genere, con riguardo alla tradizione popolare laica e democratica. Organizza un fortunato concorso di poesia dialettale: nell’edizione del 1953 si aggiudica il secondo posto l’iseano Franco Fava (vedi biografia). Sorgono diverse delegazioni del circolo a Iseo, Capriolo, Adro, Breno, Darfo e Lumezzane.
Tra il 18 e il 19 Ottobre del 1975, presso la Sala Civica del Castello Oldofredi di Iseo, l’Associazione Mazziniana Italiana organizza un convegno sulla figura di Gabriele Rosa, alla quale partecipano Guglielmo Castagnetti (già senatore e sottosegretario del PRI nonché consigliere comunale ad Iseo), Paolo Gastaldi, Giuseppe Tramarollo, Silvio Pozzani, Pier Carlo Masini, Ugo Baroncelli, Enzo Quarenghi.
Michele Consoli
Biblioteca Comunale di Iseo // Punto d’Incontro
Fonti:
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Gabriele Rosa tra Mazzini e Cattaneo, in: id., L’ideale e la realtà, pp. 9 – 73.
• Associazione Mazziniana Italiana, Gabriele Rosa, atti del convegno svolto ad Iseo nel Castello Oldofredi, Milano, 1976.
• Biblioteca Comunale F. Rinaldi (a cura di), Il Comune, la Scuola e le Associazioni di Iseo celebrano insieme il 150° dell’Unità d’Italia. 1861 – 2011, Iseo, dicembre 2011.
• «Commentari dell’Ateneo di Brescia dall’anno 1808 al 2004» [risorsa elettronica. 2 DVD, contiene la digitalizzazione del periodico in pdf ricercabile], 1845 – 1846, p. 416.
• Cortinovis C., Opere e scritti di Gabriele Rosa (1812 – 1897). Saggio di bibliografia, in Archivio Storico Bergamasco, 1986, vol. 10, pp. 127 – 155, ibid., 1987, vol.13, pp. 323 – 343.
• Donni G., I Cacciamatta nella storia dell’assistenza locale, in «Quaderni della Biblioteca Comunale», 11, Iseo, Biblioteca Comunale, p.7.
• Iseo, scuola primaria dedicata a Gabriele Rosa https://www.quibrescia.it/…/iseoscuola-primaria…/445627/
• Masini P.C., Il pensiero politico di Gabriele Rosa e Il pensiero sociale di Gabriele Rosa, in: id., Eresie dell’Ottocento. Alle sorgenti laiche, umaniste e libertarie della democrazia italiana, Milano 1978, pp.31 – 53 e 55 – 64.
• Onger S. (a cura di), Gabriele Rosa nel bicentenario della nascita. Atti delle giornate di studio, Iseo, Brescia, Bergamo …2012, Brescia 2014.
• Quarenghi E. (a cura di), Gabriele Rosa. Autobiografia prima, Società Operaia di Mutuo Soccorso Maschile e Femminile di Iseo, 1997.
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• Sgarbi G., Gabriele Rosa, in «Nóter dè Isé», primavera 2012, inserto.
• Volpi V., Per una storia di Iseo. Fatti, fonti, frammenti, in «Quaderni della Biblioteca Comunale», 18, pp.182, 195, 196, 200, 205, 211, 213, 218, 235, 236, 245, 246, 279.
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