Balzac una volta scrisse:
“se vuoi essere veramente universale, parla del tuo paese”.
Spesso la giovane età e una particolare sensibilità portano a soffrire e a pensare che la vita si svolga altrove, che un piccolo paese come quello in cui vivo, Iseo, sia lontano da una presunta vita “vera”.
Osservando tra le pieghe del tempo e guardando bene ciò che mi circonda, mi accorgo che, proprio come sosteneva Manzoni, il centro può essere ovunque, poiché il centro viene calibrato mentalmente. Nell’introduzione al suo immenso capolavoro, I Promessi Sposi, l’illustre scrittore accusa gli storici di analizzare solo “le spoglie più sfarzose e brillanti”, immortalando, così, solo le imprese di principi e signori. Scrive allora un romanzo dedicato alla storia, quella con la “s” minuscola: piccoli paesi, genti sconosciute, le cui vicende si fondono indissolubilmente in un rapporto di reciprocità con la Storia.
Forse non è necessario spostarsi. Si hanno sempre due dimensioni di viaggio: lo spazio e il tempo. Effettivamente Iseo è un paese ricco di curiosità: patria natìa di Gabriele Rosa, eroe del Risorgimento, luogo di passaggio e di studio di Leonardo da Vinci, custodisce tra chiese, vicoli e palazzi il ricordo di guerre, pestilenze, miracoli e segreti.
La storia di questo paese si ritrova spesso sintetizzata nei depliant turistici, ma molti eventi sono tuttora sconosciuti alla popolazione locale. Molti non sanno (e questo l’ho dedotto dalle espressioni incredule delle persone cui spiegavo a cosa stessi lavorando) che lui, proprio lui, è stato a Iseo per una scappatella con l’amante. Settembre, qui al lago è il mese più bello (o dolce per dirla alla T.S. Eliot). La temperatura è gradevole e le giornate, velate d’oro, terminano lentamente incendiate dal tramonto. Sembra roba da pubblicità per coppiette romantiche, ma settembre è davvero così. Comunque, il settembre in questione è quello del 1921. Una coppia di amanti giunge in questa malinconica cittadina. La coppia è formata da Benito Mussolini e Margherita Sarfatti.

Mussolini nel ’21 non era ancora né capo di stato né duce. Era un uomo di 38 anni, in procinto di organizzare le prime azioni delle squadre fasciste. Mancano ancora 13 mesi alla Marcia su Roma ( 28-10-22). La sua compagna di viaggio, Margherita Sarfatti lavorava con lui già da tempo per Il popolo d’Italia. Fervente sostenitrice del fascismo, nonostante fosse ebrea (ma nel 21 le leggi razziali sono ancora lontane), la Sarfatti era la musa ispiratrice del futuro duce. Esperta d’arte, promotrice del movimento artistico Il Novecento, sarà lei a trasmettere al duce la passione per la romanità e la cultura classica.
Un uomo e una donna, ignari dei propri destini, raggiungono Iseo, accompagnati da un manipolo di fur-fanti, per dirlo alla D’Annunzio. Erano tutti di ritorno da una manifestazione aerea tenutasi a Montichiari, tutt’intrisa d’eroismo da secondo futurismo post-bellico.
Il Morganti in Due o tre cose che so di lei, si diverte a fantasticare sul suo arrivo a Iseo da futurista tutto d’un pezzo: “con casco di cuoio e occhialini, con una squillante torpedo che mi piace immaginare blu”.
Ma perché proprio Iseo? Forse per ragioni di sicurezza. Ipotesi a parte, la coppia sceglie un’antica casa aristocratica del centro storico in cui si affittavano camere, verosimilmente situata in quello che oggi si chiama vicolo Archetti.
L’antica casa era abitata da anziane donne lacustri, piuttosto diffidenti per definizione e probabilmente assillate da mille paranoici interrogativi su quella strana compagnia guidata dal romagnolo. Con notevole dispendio di energie per trattare con tali baldi giovani, le due anziane li sistemano nella cantina, mentre alloggiano i due amanti in camere separate, come da loro richiesto “per la salvezza delle apparenze”.
Dapprima un dubbio poi un’allarmante certezza interrompono la ristabilita calma delle due anziane signore. Sgomento e imbarazzo. Una delle due proprietarie realizza di aver nascosto tutti i risparmi di famiglia sotto il letto assegnato al futuro duce. Tutto, ma proprio tutto ciò che le due anziane possedevano per garantirsi la sopravvivenza nella miseria del primo dopoguerra, giaceva sotto il corpo assopito di quel giovanotto romagnolo.
Presa dal panico, l’anziana signora decide di agire. Si arrampica allora sulle scale con uno slancio forse mai avuto prima, o per lo meno negli ultimi 30-40 anni, e irrompe nella camera dell’ospite.
Come detto, le due camere servivano per salvare le apparenze. Nel totale imbarazzo l’anziana signora realizza di aver interrotto i due giovani amanti “proprio sul più bello”. Poco si sa della reazione di Mussolini. Alcuni racconti lo descrivono sorridente anche se piuttosto sorpreso dall’intrusione della costernata padrona di casa.
Possiamo solo immaginare le parole di scuse che la donna dovette inventarsi per risolvere l’imbarazzante situazione.
Negli anni seguenti, venne murata una targa commemorativa proprio in quella stanza, nelle vicinanze del letto incriminato.
La storia ha poi fatto il suo corso. Le violenze, la guerra e il dopoguerra. I partigiani erano seriamente intenzionati a cancellare tutte le tracce del potere del duce. Si racconta che alcuni di essi minacciarono di incendiare l’intero edificio se quella targa non fosse stata distrutta. Seguì una battaglia a colpi di manifesti, vinta dai partigiani che la fecero rimuovere, cancellando definitivamente la memoria del suo passaggio a Iseo. Qualche anziano ricorda ancora qualcosa, ma con gran confusione, anche gli storici del paese forniscono notizie vaghe, a volte spiccatamente di parte, sia dell’una che dell’altra.
Indizi e ricordi a parte, rimane un documento scritto: una lettera autografa di Mussolini, dedicata ai fascisti di Iseo. La lettera è datata settembre 1921, firmata Mussolini e carica di quei paroloni ridondanti sempre cari al duce. Mussolini saluta Iseo e i suoi abitanti: con queste linee voglio lasciare un attestato di grazie, per la cordialità schietta, semplice e fraterna colla quale mi avete ospitato nella vostra bella Iseo. Sono lieto di essermi fermato nella vostra città e vi assicuro che serberò vivo ricordo del nostro inaspettato incontro. Vi esorto a tenervi in file serrate per la nostra battaglia che continua e che ha un obiettivo solo: la grandezza del popolo italiano. Per i fascisti di Iseo, alalà.
La microstoria naviga lungo le rotte della Storia, ma è vero anche l’inverso. Continui sono gli intrecci che trasformano piccoli paesi in luoghi ricchi di vita “vera”.
Ogni luogo si estende in superficie, in profondità e in altezza. Case, piazze, prati e vicoli non si limitano alla tridimensionalità spaziale. Come nell’intuizione avanguardista dei cubisti, la realtà si sviluppa in quattro dimensioni. La quarta dimensione è il tempo: la realtà nel suo stesso divenire. Ovunque.

