TONINO ANTONIOLI

TONINO ANTONIOLI
Siena, 3 marzo 1922 / Iseo, 11 marzo 2007

«Non è importante l’abito che si veste, ma piuttosto quello che nel profondo si vive e che dà luce alle tenebre

Antonio “Tonino” Antonioli nasce a Siena, in una località nella contrada del Montone, detta Bellavista, nei primi di Marzo del 1922, figlio di Andrea e Caterina Mignani. Il padre, originario della Valcamonica, si era trasferito nella città toscana con la sua numerosa famiglia (Tonino è l’ultimo di otto fratelli e sorelle), poiché lì l’aveva condotto il suo impiego di ingegnere del catasto civile. Qui Tonino trascorre un’infanzia colma di emozioni, affetti e sentimenti che alimentano un legame profondo con la famiglia d’origine, per la terra senese e per gli amici di quell’età felice. Appassionato del Palio di Siena, viene introdotto dal fratello Enrico al mai domato tifo per la Contrada dell’Oca, fatto assai strano per un nativo di Valdimontone.

Nel 1931 la famiglia Antonioli si trasferisce ad Iseo per stabilirsi nella vecchia casa paterna di vicolo Cacciamatta, mentre il capofamiglia fa la spola tra Iseo e Siena. Tonino ha otto anni e ha nella voce la parlata senese che plasmerà il suo lessico, e per questo alla scuola elementare di Iseo è fatto oggetto di scherno da parte dei compagni, ma anche d’ammirazione da parte dei maestri. Quel ragazzino senese trapiantato in terra lombarda, la terra dei suoi antenati che ridarà nutrimento ai fondamenti etici e affettivi cui si impronterà la sua vita di uomo, si distingue a scuola per le sue capacità e per l’applicazione allo studio. Si iscrive al Liceo Sarpi di Bergamo con risultati eccellenti e riceve anche una menzione onorevole. Per frequentare il Liceo si reca a Bergamo in bicicletta e vi rimane durante la settimana, ospitato a pigione presso due vecchie signorine che tuttavia trascurano di fornirgli un’adeguata alimentazione. Per la sua fame costante si guadagna dai compagni, ignari delle sue condizioni, l’appellativo di “Ciacco” (il personaggio letterario che Dante incontra all’Inferno, nel girone dei golosi.). Conseguita la maturità nel 1940, viene sollecitato a proseguire gli studi dai suoi professori del Liceo, che ne ammirano le doti intellettuali e, sostenuto in questa scelta dalla famiglia, si iscrive alla facoltà di Filosofia dell’Università di Pavia, dedicandosi così agli studi più consoni al suo temperamento inquieto.

Le vicende della storia incombono e si fanno sempre più angosciose per i tragici sviluppi del conflitto mondiale e della sciagurata alleanza dell’Italia fascista con la Germania di Hitler, in forza della quale il regime trascina l’Italia nel conflitto. Nel 1942 – 43 Tonino, richiamato alle armi negli Alpini, deve allontanarsi dall’università, dalla famiglia e dalla fanciulla con la quale è destinato a dividere la vita, Mariuccia Nulli (sorella di Agape, vedi biografia) conosciuta ad Iseo. Sono in tanti sotto le armi, molti non torneranno, amici fraterni, conoscenti, compagni d’armi, in un’ondata di lutti che segnano l’intera generazione di quei giovani e delle loro famiglie. Fra questi il fratello di Mariuccia, perito nel naufragio della nave Galilea con gli Alpini del Battaglione Gemona. L’8 Settembre del 1943, all’indomani dell’armistizio, Tonino è a Tarquinia: l’esercito e il Regno sono allo sbando, abbandonati dagli alti comandi, ed egli si trova ben presto con altri militari sul treno che li avrebbe portati in Germania come prigionieri di guerra. Nei pressi di Verona egli però, gettandosi dal convoglio, riesce avventurosamente a fuggire e a raggiungere Iseo. Porta con sé il volume dei Canti di Leopardi, che tutt’oggi si trova nella sua biblioteca. Con una legge del 28 Ottobre del 1943 Mussolini costituisce l’esercito della Repubblica di Salò, del quale entrano a far parte, oltre alle milizie dei volontari, i corpi dell’esercito tradizionale. Moltissimi giovani vengono nuovamente richiamati fra l’Ottobre e il Novembre del 1943, fra loro i militari che sono fino a quel momento scampati alle vicissitudini della guerra. Tonino si presenta ritenendo di dover servire negli Alpini dei quali aveva già fatto parte. Mentre altri giovani si uniscono alle prime formazioni partigiane, lui viene arruolato nella LXII compagnia della Divisione “Monterosa”, inviato a Merano, successivamente in Germania (a Feldstein e Mutzingen) poi in Liguria. Infine è di stanza sui valichi delle Alpi piemontesi, al confine con la Francia, dove gli Alpini sono stati inviati a presidiare i confini in previsione dello sbarco degli Alleati in Provenza, che avverrà il 15 Agosto del 1944. Mentre Tonino indossa la divisa degli Alpini sulle montagne di Acceglio e Chiappera (Val Maira) a controllare i confini in attesa dell’arrivo dei liberatori, la fidanzata Mariuccia li attende invece con ansia, e trascorre le sue giornate di sopravvivenza nel campo di concentramento di Bolzano, dove è stata deportata dalle SS, con la famiglia nel settembre del 1944. Le tenebre della guerra lasciano tuttavia lo spazio a una nuova alba: ai primi di maggio del 1945, munito di un salvacondotto rilasciatogli a Piasco (Cuneo) dai partigiani della Brigata Morbiducci, Tonino torna finalmente a casa, col cappello alpino che non ha voluto abbandonare. Giunto ad Iseo, gli viene affidato il comando di una polizia locale per il mantenimento dell’ordine pubblico (sindaco, nell’immediato dopoguerra, è il futuro suocero Lodovico Nulli).

Terminata finalmente la guerra, Antonioli riprende gli studi e conclude gli esami laureandosi, nel marzo 1947, con una tesi sulla religione nella sociologia di E. Durkheim. Dal professor Sciacca, relatore della sua tesi preliminare su Socrate in Platone e in Senofonte, gli viene proposto un incarico di assistente presso l’Università, ma Tonino rifiuta, deciso ad assistere la madre vedova. Inizia ad impartire lezioni private e, tra il ’46 e il ’53, insegna come docente precario, dapprima presso i Salesiani ad Iseo, e poi alla scuola di Avviamento di Darfo. In quegli anni Tonino e Mariuccia, che condividevano l’amore per la montagna, si sposano al Rifugio Garibadi, a 2550 metri di altitudine, ai piedi dell’imponente parete nord dell’Adamello. Celebra le nozze don Giovanni Antonioli, che sarà per i due coniugi un punto di riferimento spirituale. Dal matrimonio con Mariuccia nascono due figli: Caterina e Giuseppe (Gep).

Tonino segue le docenze con nomine annuali, al Liceo Sarpi di Bergamo nel 1954, al Liceo Arnaldo nel 1955 – 58, di nuovo alla scuola di avviamento di Darfo e successivamente a quella di Iseo, dove è preside incaricato fino al 1963. All’Avviamento di Iseo Tonino si dedica con grande impegno per incoraggiare quei giovani destinati, per attitudine o necessità, al mondo del lavoro, e per consolidare la fiducia in loro sé stessi, promuove la nascita del giornale d’istituto “L’Eco della Scuola”, come mezzo di espressione delle loro opinioni. Nel 1963 gli viene assegnata la cattedra di filosofia al Liceo Classico di Palmi (Reggio Calabria) dove vivrà per un anno fruttuoso sul piano professionale e umano. Tonino, fraternamente accolto dai colleghi calabresi, stringe con loro rapporti di stima reciproca, e coltiva amicizie durature, come quella col professor Vittorio Carbone e con la sua famiglia, tanto che la rievocazione della sua permanenza in Calabria sarà da Tonino introdotta, scherzosamente e affettuosamente, con la formula “noi calabresi”. L’anno seguente arriva però finalmente l’assegnazione della cattedra di Filosofia e Pedagogia all’Istituto Magistrale Gambara, incarico che garantisce a Tonino la stabilità professionale e che egli svolgerà fino al pensionamento.

Sempre nei primi anni ’60 Tonino concretizza anche la sua partecipazione alla vita sociale del paese contribuendo nel 1963, con un gruppo di valorosi concittadini, tra i quali ricordiamo Peppino Venchiarutti e Venanzio Polonioli, alla nascita della locale sottosezione del CAI (Club Alpino Italiano), della quale ricopre per un certo periodo anche l’incarico di reggente. Il CAI sarà più di un’aggregazione di persone di ogni età e ceto sociale, accomunate dalla passione per la montagna e dal rispetto per i valori che essa rappresenta, diventando infatti un’associazione di uomini e donne capaci di realizzare concretamente progetti impegnativi, di grande valore sociale e umano, dei quali può fruire l’intera comunità. Ed è proprio nella sede del CAI di Iseo che, nell’autunno del 1964, nasce su iniziativa di Tonino Antonioli il Coro ISCA (acronimo di Iseo Cai), grazie al generoso contributo della compianta professoressa Elena Allegretti Camerini (vedi biografia) alla quale verrà affidata la direzione del complesso, direzione portata avanti per più di 50 anni tra meriti e successi internazionali. Tonino Antonioli ricopre il ruolo di primo presidente del Coro ISCA dal 1964 al 1972, presentando personalmente diversi concerti. Ma un’altra iniziativa scaturisce dalle operose genti del CAI: la Baita Iseo. Fortemente voluta da Tonino e dagli altri dirigenti della sottosezione (occorre ricordare nuovamente la figura di Peppino Venchiarutti) il rifugio Baita Iseo nasce sui ruderi di una vecchia baita sita sul versante nordoccidentale della Concarena, grazie non solo al lavoro dei volontari del CAI che si prodigano in ogni modo fra mille difficoltà, ma anche alla generosità di molti imprenditori che, come Vigo Nulli, offrono gratuitamente i materiali. Nel 1980 il rifugio viene inaugurato, a sei anni dal primo “appello” per la Baita Iseo lanciato il 25 Agosto del ’74.

Antonioli si impegna a fondo anche nella vita politica Iseana. Ispirandosi ai principi del liberalismo di Croce ed Einaudi, nei primi anni ’60 fonda ad Iseo la locale sezione del Partito Liberale Italiano. Dal 1965 al 1975 è consigliere comunale ad Iseo nelle file del PLI, guadagnandosi la stima e il rispetto di compagni ed avversari politici che ne apprezzano la lealtà e il “retto ed onesto conversar cittadino”. Antonioli condivide con il suocero Lodovico, con la moglie e con la cognata Agape la fede liberale: il suo mandato consiliare, inoltre, coincide pressappoco con quello parlamentare del cognato Samuele “Sam” Quilleri (marito di Agape), deputato del PLI dal 1968 al 1976. Contemporaneamente all’incarico di consigliere comunale, Antonioli è membro della Commissione Biblioteca di Iseo, all’interno della quale svolge le funzioni di vicepresidente. In ambito bibliotecario, Tonino ricopre anche l’incarico di membro della commissione della Biblioteca Queriniana di Brescia.

La carriera di Tonino Antonioli nel mondo dell’istruzione si conclude con un ultimo periodo di insegnamento della filosofia presso il Liceo Linguistico Papa Giovanni di Palazzolo S/O. In seguito alla morte della moglie nel 2001 e con l’aggravarsi della malattia che da qualche tempo gli era stata diagnosticata, si ritrae quasi completamente dalla vita sociale, limitandola a pochi incontri, fino alla morte sopraggiunta l’11 marzo del 2007, a 85 anni da poco compiuti.

Grazie alla sua disponibilità a comprendere i bisogni psichici ed emotivi dei suoi allievi, mettendo la sua profonda cultura e la sua competenza a disposizione di tanti giovani che, nelle più svariate circostanze, si rivolgevano a lui per essere aiutati, risulta molto amato dai suoi studenti, soprattutto da coloro che sono stati sostenuti nella preparazione di concorsi ed esami pubblici. Si può dire che Antonioli abbia guidato i propri allievi nella ricerca e nella conquista, attraverso le proprie forze, di beni spirituali quali la libertà e il rispetto verso gli altri e verso sé stessi. Questo modo di essere, questa spinta a guidare e a sostenere gli altri nella formazione del loro sapere costituisce parte integrante della visione del mondo e della morale di Tonino Antonioli, che nutrita certamente di studio ma anche di tante esperienze umane a volte difficili e dolorose, pur sempre ricche e costruttive, può essere riassunta nel ricordo di Giovanna De Petris, ex alunna, a sua volta insegnante: “Nel lontano 1955, al Liceo Classico Arnaldo da Brescia, classe 1C, insegnò il professor Tonino Antonioli: storia e filosofia. Quando entrò in classe e iniziò a parlare, credo che tutti noi quindici – sedicenni un po’ smarriti di fronte a una materia che ancora non conoscevamo (la filosofia) sentimmo che quest’uomo tranquillo e gentile avrebbe potuto guidarci con rispetto e competenza attraverso le difficoltà di un percorso ancora sconosciuto. E col tempo capimmo che la filosofia non era materia scolastica, ma passione di pensiero, aperto a ciò che nell’adolescenza è fondamento di vita: il Bene, il Giusto, il Vero, come gli antichi lo avevano pensato, ma come anche noi lo cercavamo, con ingenua sincerità. Perciò gli fummo grati, lo amammo e ancora lo ricordiamo.”

Michele Consoli

Biblioteca Comunale di Iseo

Fonti:

• Si ringrazia la famiglia Antonioli, nella persona della figlia Caterina, per l’aiuto e il prezioso materiale biografico fornito.

• Coro IS.Ca Iseo 1964 – 2014. 50° Anniversario dalla fondazione, Iseo, 2014

• Volpi V., Per una storia di Iseo. Fatti, fonti, frammenti, in «Quaderni della Biblioteca Comunale», 18, Iseo, Biblioteca Comunale, 2016.