Garibaldi, tra Luino e Iseo: la versione di Salvi

Garibaldi, tra Luino e Iseo: la versione di Salvi

Francesco Salvi racconta…

Era il marzo 2011 quando, complice una cena/intervista comprensibilmente allegra ed esilarante presso la Cà de Cindri, il comico ed attore Francesco Salvi ci promise un particolare racconto su Giuseppe Garibaldi e su quale furono effettivamente gli eventi che portarono a generare la contesa tra Luino e Iseo in merito all’onore di averne eretto il primo monumento in Italia. In ballo c’era una scommessa tra il Salvi e il nostro Mino Bianchi (Mino Milano)… chi avrà avuto ragione? E chi avrà vinto la sfida?

Garibaldi, l’Eroe dei due… laghi

Avevo appena conosciuto il Mino Bianchi (eravamo nel Giurassico) e, mentre passeggiavamo in piazza, la prima cosa che mi disse fu… no, meglio la seconda… la seconda cosa che mi disse fu

Vedi questa statua di Garibaldi?

— era impossibile il contrario, eravamo proprio sotto: godevo di una vista panoramica delle ascelle

Che cos’ha di particolare?

Che è troppo in alto. Il piedestallo di tufo è cresciuto a dismisura, che concime avete usato?

Cosa c’entra, è lì perchè domina la piazza — Dominava anche senza tacchi.

Di particolare c’ha che è la prima statua di Garibaldi che è stata fatta in Italia.

Ti sbagli, caro il mio Virgilio, o Caronte, secondo i punti di vista. La prima statua eretta in Italia a Garibaldi è quella di Luino, casa mia, sulla sponda sinistra del Lago Maggiore, ridente città che non s’è mai capito cosa cavolo c’ha da ridere.

Fu così che tutto ebbe inizio. Il Bianchi naturalmente non credette alle mie sagge parole e prese ad insultarmi con violenza (non è vero) mentre io cercavo di spiegargli come stavano le cose con molta gentilezza (non è vero). Alla fine ci mìsimo (o mettettimo), meglio mettemmo, d’accordo su una sfida. Era una sfida epica per l’enormità della posta in palio: chi perdeva avrebbe dovuto ammettere di avere torto. E pagare una birra (questo era un dettaglio, perchè uno dei due non beveva). Pare una bazzecola al giorno d’oggi, ma allora erano altri tempi e il senso dell’onore era una cosa seria.

Passarono gli anni prima di risolvere la questione perché a quei tempi la distanza Iseo-Luino era enorme. Partivano diligenze nel cuore della notte da una città e arrivavano in quell’altra nel fegato del giorno dopo. Se arrivava. Perché sul tragitto Iseo-Luino nevicava sempre, anche nell’altro senso. Sia che andavi sia che tornavi, veniva sempre giù la neve, e sempre contromano. Non c’era ombrella che tenesse e neanche impermeabile o paltò o cappellini di lana. Quando la diligenza arrivava, se arrivava, ne scendevano delle statuette di ghiaccio a grandezza naturale o frizzante. E siccome erano molto pittoresche e perfette, sembravano fatte a mano, le tenevano lì fino a Natale per il presepio dove finalmente si scioglievano con il fiato del bue e l’asinello (primo esempio di riscaldamento autonomo della storia). Sciogliendosi la gente li riconosceva ed era un trionfo di gioia e letizia per il ricongiungimento dei propri cari che tutti credevano dispersi. Erano scene di gioia e abbracci e tutti erano felici perché erano riusciti a fare tutto senza la Carrà.

Eh, ma quelli erano altri tempi e ci si divertiva con poco.

Comunque… in attesa di scoprire quale delle due statue era la prima, il Bianchi mi raccontò la storia della sua. La mia non ha storia: Garibaldi ha combattuto la battaglia del Beccaccia il XV agosto 1848 attaccato su due fronti: da una parte gli austriaci, e dietro un attacco di dissenteria. Sconfisse entrambi ma la tattica della difesa alle spalle non la rivelò mai a nessuno, tantomeno a Bixio, che forse non era estraneo al complotto.

A Iseo invece ebbe luogo un giallo che, per abbinare simpaticamente le popolazioni di queste due gloriose roccaforti lombarde definirei “alla Piero Chiara”. Infatti il noto scultore Pietro Bodini, famoso per le sue sculture, un bel giorno (mercoledì, pioveva) ricevette la visita di due dignitari della nota località ligure di Quarto, da dove il nostro Eroe partì con i Mille per la storica impresa. Lo scultore buttò l’idea di fare altre 999 (novecentonovantanove) statue per gli altri garibaldini, che lo meritavano anche loro. La spesa sarebbe stata molto maggiore, ma calcolata pro-capite era un risparmio pazzesco. I quartini, essendo liguri, in due non riuscivano a fare mezzo litro e declinarono la gentile offerta. Al grido di “Garibaldi basta e avanza” concordarono il prezzo, dopodiché il Bodini si mise al lavoro, mentre i due tornarono a casa in retromarcia per rimettere a zero il contachilometri e sopravalutare l’usato in caso di vendita.

Passarono i mesi, ma i mesi di una volta non erano mica i mesi di adesso. Eh, no! I mesi di allora duravano molto di più, almeno il doppio, soprattutto d’inverno. C’erano dei dicembri che andavano avanti fino a Pasqua, ma in compenso d’estate faceva mooolto più caldo di adesso. C’era gente che scoppiava letteralmente di caldo, specialmente quelli grassi che comandavano e i personaggi importanti in genere. Si sentiva Buum!… era scoppiato il Preside. Baaam!… era scoppiato il Sindaco. Ba-ra-baaam!… l’era sciupàa anca il Vescovo. Solo i poveri non scoppiavano… erano troppo magri e non sudavano.

E finalmente, dopo un pò di mesi, tornarono i due quartiroli, ma la statua non gli piaceva. L’artista a momenti sviene. Per fare Garibaldi aveva speso tutti i soldi che aveva.

Ma se il marmo l’abbiamo messo noi — dissero i committenti.

Sì, ma ho speso tutto in sigarette, ne fumo più di 500 al giorno mentre lavoro — piagnucolava il Bodini — Ci ho messo dentro tutto me stesso!

— Non ci interessa, la statua non ci piace e non intendiamo pagare un capitale per una statua che non ci piace.

E perché non vi piace? E’ così espressivo. Ha le ascelle intonacate e molate con zucchero dietetico!

Non è biondo.

Per forza: è di marmo, e il marmo è bianco.

Ce lo doveva dire prima.

Gli dipingo la testa di giallo — disse il Bodini, che era disposto a tutto pur di potersi comprare altre sigarette, e due minuti dopo era pronto Garibaldi versione gay.

Niente da fare — sentenziò uno dei due: il più basso per la precisione, anche se erano bassi uguali — Questo Garibaldi non assomiglia a Garibaldi.

E a chi assomiglia?

Alla mamma della Marini — e se ne andarono.

— Rimasto solo, lo scultore prese a martellate la sua opera, come Michelangelo, gridando: — Perché non paghi?

Proprio in quel momento entrò nella bottega il Sindaco (?) di Iseo.

Ho sentito che stai facendo una statua di Valeria Marini.

L’artista si riprese al volo, ed essendo un artista mentì.

— S’è già sparsa la voce? — chiese, pronto ad acchiappare al volo quell’inattesa opportunità.

Molto somigliante — ammise il Sindaco ammirato — Quanto me la metti?

— Guardi, proprio perché è lei le faccio metà prezzo. Ma che non si sappia in giro che sennò la vogliono tutti. Sono appena stati qui due che venivano apposta dalla Liguria!

Secondo lei dove posso metterla per il decoro della città?

In piazza, ovvio. Magari un pò sollevata, perchè sa come sono le star… una tacco 20 (venti) oggi come oggi è il minimo.

E questa è la vera storia di come Garibaldi fu celebrato nell’omonima piazza della città di Iseo. E anche la vera storia del perchè andando in pensione scelse l’isola di Caprera nella bellissima Sardegna, isola dove è morto Garibaldi ed è nata la Marini. Che ci volete fare, ormai i tempi sono questi…

Per la cronaca, la sfida culturale con il Mino Bianchi terminò con un pareggio: Luino ha la prima statua di Garibaldi ancora in vita (1848) dopo aver rischiato di lasciarci le penne, non tanto per gli austriaci, quanto per l’attacco sul retro; Iseo ha la prima statua eretta dopo la sua dipartita (1883). Io ci ho smenato una birra (perdere non potevo perchè il Mino non beve), lui non l’ha pagata, ma eravamo contenti perchè da quel giorno in poi i due gioielli dei laghi avevano qualcosa in comune.

Fine

P.S. —>> Il vero motivo per cui i due quartetti non avevano voluto la statua era che avevano preso una multa perchè andavano a più di 70 (settanta) in tangenziale e pagando quella avevano finito il budget.

Francesco Salvi

Punto d’incontro nr.10 / Marzo 2011

Francesco Salvi alla Cà de Cindri // Marzo 2011

Per chi non conoscesse Francesco…

Francesco Salvi (Luino, 7 febbraio 1953) è un attore, comico, cabarettista, umorista, scrittore, traduttore e conduttore televisivo italiano.

https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Salvi