I lunedì di Marcello

I lunedì di Marcello

Là dove il Sieve si butta in Arno, a 15 chilometri da Firenze, sorge il borgo trecentesco di Pontassieve. A due passi dalla Porta Aretina, nella centralissima via Tanzini, Marcello Raggi tiene un negozio di casalinghi e ferramenta con annesso laboratorio di piccole riparazioni. (chiavi, serrature, rubinetti vetri, finestre ecc.)

Erano i primi anni venti del secolo del progresso, il Novecento. Come geniere aveva partecipato alla Grande Guerra, sia nelle campagne del Carso che in quelle del Piave. Il fratello Michele, un po’ più anziano, aveva evitato la leva ed era rimasto in Borgo per gestire il salumificio di famiglia con annesso spaccio di vendita.

La via Tanzini porta direttamente alla Piazza del Municipio e la casa dei fratelli Raggi era un fabbricato di tre piani con sei appartamenti e due negozi al piano terra, equamente diviso tra i due.

Le cosiddette “case di tolleranza” non erano proprio, come vuole il più diffuso luogo comune, luoghi di caos e disordine, (casini appunto) ma istituzioni statali ordinate e disciplinate.

Alla loro organizzazione avevano lavorato persone non di poco conto quali Camillo Benso Conte di Cavour ed il suo ministro Rattazzi. Il  Regio Decreto da loro emanato stabiliva la suddivisione di dette case in tre fasce di livello e stabiliva le tariffe e tempi di quello che veniva definito “colloquio”.

Anna Maria Fabbri, in arte Marina, dalla natia Lugo di Romagna, suo malgrado senza sapere come e perché, era approdata in una di queste case e nelle sue quindicennali peregrinazioni  era finita a Firenze.

Non molto alta, simpatica, bella, bianca di carnagione, procace, prosperosa era proposta da Wanda, la maitresse della maison , come: “…su da bravi, chi va con Marina, la bolognese  dalle tette imperiali?

Tutti i lunedì, giorno di chiusura degli esercizi commerciali, il nostro Marcello prende il trenino che da Pontassieve porta a Firenze per acquisti e ordinativi inerenti l’attività.

Trascorsa la mattinata tra grossisti e magazzini, dopo un frugale pranzo a base di ribollita e in attesa  del treno del pomeriggio, l’immancabile visita alla “casa” di Madama Wanda. Qui ritrova puntualmente altri tre abituali frequentatori: Matteo Baldi artigiano orefice in Firenze, Renato Vannucci negoziante di pellame e calzature sempre in Firenze e Angelo Conti, vice capo all’Ufficio Imposte di Firenze.

Fra una “quindicina” e l’altra un bel lunedì, come un fulmine a ciel sereno, arriva anche la bella Marina. Fu  amore a prima vista? Chi lo sa, certo è che Marcello non si accontenta più del lunedì, ritorna il mercoledì , il sabato e la settimana successiva altri quattro giorni. Il “colloquio semplice” non gli basta più e passa alla “mezzora”, all’”ora intera”, alla “mezza giornata”.

Matteo, Renato ed Angelo non sono da meno e qualche colloquio in più lo fanno anche loro con la bolognese  dalle tette imperiali. Marina, visto il ritorno economico,  ottiene dalla Madama di fermarsi per un’altra quindicina.

Marcello è ancora scapolo,ha da poco superato la quarantina e invaghito o innamorato propone a Marina di lasciare la “casa” e di convivere con lui. Come contropartita offre un futuro matrimonio e l’eredità del negozio e della casa. Marina che a questo punto ridiventa Anna Maria, accetta e  si trasferisce a Pontassieve dove poco dopo si sposa con Marcello.

I tre buontemponi  del lunedì perdono così in un sol colpo l’amico Marcello, che non frequenta più la “casa”, e soprattutto la bella Marina della quale mantengono vivo il desiderio e la nostalgia. Così mentre Marcello tutti i lunedì prende ancora il treno per Firenze per acquisti e ordinativi, loro tre percorrono in senso inverso il tragitto che separa Firenze da Pontassieve per ritrovare la bella Marina che generosamente, buon sangue non mente,  non risparmia loro cortesia ed attenzioni.

Il menage prosegue così (consapevolmente?) per lungo tempo, arriva e passa una seconda guerra, poi la Repubblica, la ricostruzione e nella prima metà degli anni cinquanta, Marcello passa a miglior vita, casa e negozio rimangono alla moglie. Arriva il boom, la congiuntura economica e Marina  fatica a vivere con gli affitti della proprietà e i tre amici di sempre che settimanalmente vengono ancora a trovarla anche se, data l’età e gli acciacchi, solo per un caffè le propongono un vitalizio con adeguamento ISTAT in cambio della nuda proprietà del fabbricato.

Loro se ne vanno alla fine degli anni sessanta, Anna Maria (Marina) nel 1982.

Alla fine degli anni ottanta, Pontassieve è diventata una città di 20.000 abitanti, la più importante del levante fiorentino e nella centralissima via Tanzini a due passi della Porta Aretina, poco prima della piazza del Municipio,  al piano terra c’è un negozio di calzature e abbigliamento della signora Paola, figlia di Renato Vannucci; al primo piano un laboratorio di oreficeria artigianale di Giovanni, figlio di Matteo Baldi; al secondo e terzo piano lo studio dei commercialisti associati Filippo e Raffaella, figli di Angelo Conti.

Roberto Pelizzari (Zio Roby)

Punto d’Incontro nr.16 / novembre 2011