CARLO BONARDI

CARLO BONARDI
(Iseo. 7 Novembre 1837 / Calatafimi, 15 Maggio 1860)

«E quando sull’obliato mio sepolcro l’unghia scalpiterà degli itali cavalli vittoriosi, io spezzerò la pietra, amoroso fantasima, volgendo postumo canto di trionfo ai forti che attendono in vita e attenderò sotterra.»

Carlo Bonardi nasce ad Iseo da Giovanni Maria e Angela Sedaboni, quarto di 11 figli, tra i quali vale la pena menzionare: Giuseppe (sindaco di Brescia negli anni ’80 e ’90 dell’800), Eugenio (segretario di Giuseppe Zanardelli e fondatore del quotidiano «La Provincia» di Brescia), Massimo (presidente dell’Ateneo di Brescia, deputato alla Camera e per due volte sottosegretario nei governi Rudinì e Pelloux), Pietro (sindaco di Iseo dal 1892 al 1903) e Silvio (combattente nel «2° Reggimento Volontari Italiani» durante la Terza guerra d’indipendenza e Presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Iseo).

Dopo aver intrapreso gli studi classici, prima nel collegio Baldoni e poi presso il Sugheri di Brescia, si iscrive nel 1857 alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, continuando a seguire con ardore e partecipazione gli avvenimenti politici dell’epoca. Avvenimenti, questi, che precedono di soli due anni la Seconda Guerra d’Indipendenza e il conseguente ingresso della Lombardia nel Regno di Sardegna.

Nel 1859 Carlo Bonardi decide di trasferirsi all’Università di Pavia, prendendo parte, con il compaesano Gian Maria Archetti e con Luigi Cairoli, a manifestazioni antiaustriache. Vicino agli ideali mazziniani, si prodiga notevolmente nella propaganda a favore dell’unificazione nazionale. In questo periodo coltiva una relazione con Francesca «Fanny» Bettoni di Brescia che soggiorna presso la residenza estiva di famiglia a Siviano di Monte Isola e alla quale dedica numerose lettere prima e durante la spedizione dei Mille. Allo scoppio della Seconda Guerra d’Indipendenza, chiusa l’Università di Pavia, rientra ad Iseo.

Bonardi figura nel comitato di giovani patrioti che, il 10 Giugno del 1859, in un tripudio di tricolori e canti patriottici, accoglie Giuseppe Zanardelli, proveniente da Sarnico a bordo del battello «Sebino». Il 14 Luglio successivo, a bordo della carrozza di famiglia, accompagna a Brescia Giuseppe Garibaldi, quest’ultimo intenzionato a raggiungere la città per interloquire con il generale Alfonso La Marmora. Per l’occasione, sembra che l’Eroe dei due mondi abbia voluto omaggiare Bonardi di uno dei suoi sigari. Agli inizi del 1860, Bonardi si attiva con i fratelli per sostenere, nei comuni sebini, la campagna elettorale di Giuseppe Zanardelli, candidato nel collegio elettorale di Iseo e Gardone.

Tornato a Pavia, decide di arruolarsi nei Mille con il compaesano Gian Maria Archetti. Giunto a Quarto viene inquadrato nella 7ª Compagnia, agli ordini di Benedetto Cairoli. Dopo lo sbarco a Marsala, la 7ª Compagnia viene inserita nel 2° Battaglione al comando di Giacinto Carini.

Il 15 Maggio del 1860 Bonardi cade nella Battaglia di Calatafimi, in Sicilia. È Pier Giuseppe Bresciani da Adrara San Martino (BG) a raccontare, in una commovente lettera, gli ultimi istanti di vita di Bonardi:

«Il 15 Maggio a Calatafimi, all’attacco della prima terrazza che si stendeva a Valle del Colle ove stava il grosso dei borbonici, Garibaldi ordinò di appoggiare a sinistra. Avanzammo. Mi trovai dal lato destro il compagno Carlo Bonardi e mentre mi diceva “ci siamo” una pallottola lo colpì alla testa ed egli cadde bocconi. Il momento stringeva e l’ordine dell’attacco non dava soste di poterlo soccorrere. Finalmente la vittoria fu nostra. Sconfitto il nemico […] mi diressi ove era caduto Carlo Bonardi. Ma il povero Carlo non c’era più e seppi poi che il costui corpo non fu (?) né vivo né morto.»

Anche lo scrittore bresciano Cesare Abba, nel suo volumetto «Da Quarto al Volturno» trattò della questione: «Carlo Bonardi di Iseo non si trovava più nel luogo ove era caduto e rimasto morto bocconi a Calatafimi, né per quanto gli amici ne cercassero lì attorno non vedevano le sue larghe spalle di atleta, né il mantello che portava alla bandoliera ancora l’ultimo istante».

Per lunghi anni, con ogni mezzo, durarono le ricerche dei parenti per rintracciare i resti del giovane, ma ogni sforzo fu vano. Secondo la versione del già citato Bresciani di Adrara, la scomparsa del corpo di Bonardi è da imputarsi a fenomeni di sciacallaggio, in virtù degli effetti personali di valore che indossava al momento della morte. Solo nel 1904, dopo 44 anni dal sacrificio di Calatafimi, pervenne al sindaco di Iseo il taccuino (inviato da ignoti) che Carlo portava con sé: tra le annotazioni egli trascrisse alcuni versi di Aleardo Aleardi che risultarono tragicamente profetici («Un’ora della mia giovinezza»). Il taccuino ed i relativi documenti sono conservati al Museo del Risorgimento di Brescia.

Il 13 Luglio vengono celebrate le esequie in Iseo, in assenza del feretro. Nel 1910, sulla facciata del municipio, è stata innalzata una lapide a ricordo di Carlo Bonardi e di Flavio Bertinotti, quest’ultimo, iseano, caduto a Milazzo il 20 Luglio del 1860. Iseo gli ha dedicato una via.

Michele Consoli

Biblioteca Comunale di Iseo

Fonti:

• Abba C.G., Storia dei Milla narrati ai giovinetti, Firenze, Bemporad, 1904.

• Bonardi C., Carlo Bonardi dei Mille in «Miscellanea di studi su Brescia nel Risorgimento per il XXI Congresso della Società Nazionale per la Storia del Risorgimento italiano», Brescia, Ditta Apollonio, 1933.

• Fappani A., Enciclopedia bresciana. Vol. 1: A – B, Brescia, La Voce del Popolo, 1974.

• Grassi F. (a cura di), I bresciani dei Mille, Brescia, Fratelli Geroldi, 1960.• Lonati V., Massimo Bonardi nel cinquantenario della morte, in «Commentari dell’Ateneo», 1955, p.88 – 102.

• Mazza T., Ottocento. La struggente storia d’amore fra Carlo Bonardi di Iseo e Fanny Bettoni di Brescia, Brescia, Cavinato Editore, 2006.