Mario IO

Mario IO

Lo incontro per caso, in un bar di Clusane, questo ragazzo del ’28 che di nome fa Mario Consoli.

Si chiederanno i miei 21 lettori: Consoli dei Braga, Caneta, Meca, Foa, Rabbia, Gos, Camì, quale di questi Consoli?

Ma no, l’è Mario IO, èl frér.

Pota, ta püdiet dil sübit:, chi la conoss mia?

Scrive lui stesso: “i scotöm è ‘l spècc del paes”.

Una D.O.C. che certifica l’appartenenza, frutto della fantasia di una comunità.

Mario IO, cultura del dialetto iseano, autore di poesie e calendari, ricercatore di vecchi proverbi, memoria storica di mestieri e personaggi, scrive del passato e parla al futuro.

Si rivolge ai giovani perché conservino memorie e valori, prendano esempio dall’impegno e dal lavoro dei vecchi che hanno tirato la carretta perché i giovani potessero andare in macchina.

Nei suoi scritti, nelle sue poesie, molto naif, non c’è solo il rimpianto del tempo perduto, la fatica di scrivere per comunicare speranza e voglia di vivere.

Si chiedeva un’artista: “quella voglia, la voglia di vivere, chissà dove è?”.

Ecco la risposta caro Vasco; l’abbiamo trovata in questo ragazzaccio di 82 anno suonati, che ha visto miserie e guerra, che ha saputo forgiare ferro e carattere, leggendario autore di scherzi feroci, anima della confraternita di DIO BACCO, uno che sa prima di tutto prendere in giro se stesso.

Anche la sua è stata una vita spericolata, di quelle che non dormi mai, per gli impegni presi, piena di guai (il lavoro, i figli, le cambiali da onorare), una vita da film in bianco e nero, una storia senza fine che ha un senso:

il senso della vita.

Resta ancora con noi, caro Mario, non è ancora sera.

Flaminio Pezzotti

PUNTO D’INCONTRO nr.9 / Gennaio 2011