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Ansia e attacchi di panico

26 Aprile 202113 Dicembre 2021
Vivi Iseo
L'ANGOLO DELLO PSICOLOGO
Ansia e attacchi di panico

D: Cosa è l’ansia?

L’ansia è una reazione fisiologica normale dell’organismo con un’importante funzione di adattamento, in quanto ci mette nelle condizioni ottimali per affrontare una condizione stressante (es.: l’ansia del bambino il primo giorno di scuola; l’ansia per un esame o per un colloquio di lavoro). La sensazione di ansia viene avvertita praticamente da ogni essere umano e può essere descritta come un’emozione spiacevole spesso accompagnata da un senso di insicurezza e da sintomi fisici come cefalea, sudorazione, palpitazioni, costrizione toracica e blando mal di stomaco.

D: Quando l’ansia non è più considerata normale?

L’ansia diventa patologica quando la sintomatologia ansiosa insorge in assenza di una situazione pericolosa o quando è sproporzionata rispetto all’evento scatenante o permane una volta cessato il pericolo. In questi casi può arrivare anche a compromettere la vita di relazione e ad interagire con il normale svolgimento delle attività quotidiane.

D: Quali sono le principali manifestazioni di ansia patologica?

L’ansia patologica si può manifestare in molteplici modalità: le forme più diffuse e invalidanti sono l’Agorafobia, gli Attacchi di Panico, l’Ansia Generalizzata, il Disturbo Ossessivo-Compulsivo; notevoli problemi possono essere causati anche dalle Fobie Specifiche, dalla Fobia Sociale, dall’Ansia da Separazione, dal Disturbo Post-Traumatico da Stress. Negli ultimi anni, a causa dell’aumento dell’uso della cocaina e di altre droghe eccitanti, sono notevolmente aumentati i casi di ansia indotta dall’abuso di sostanze.

D: Ci può spiegare in cosa consiste il Disturbo da Attacchi di Panico?

Nell’Attacco di Panico l’ansia si presenta in modo acuto, a volte a seguito di uno stimolo situazionale specifico, altre volte in modo inaspettato o senza una spiegazione. Gli Attacchi di Panico possono durare da pochi secondi ad alcuni minuti e presentano almeno quattro dei seguenti sintomi fisici: palpitazioni o tachicardia; sudorazione; tremori; dispnea; sensazioni di soffocamento; dolore o fastidio al petto; nausea o disturbi addominali; sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento; derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi); paura di perdere il controllo o di impazzire; paura di morire; parestesie (sensazioni di torpore o formicolio); brividi o vampate di calore. Percependo tali sintomi l’individuo viene improvvisamente travolto da uno stato di terrore.

D: Quanto può durare un Attacco di Panico?

Solitamente insorge improvvisamente e dura, nella maggior parte dei casi, 5-10 minuti.

D: Quali pericoli si corrono durante un Attacco di Panico?

Nel corso di un Attacco di Panico non vi è un pericolo oggettivo, la sensazione di essere in pericolo è un’angoscia che proviene dall’interno e che minaccia l’integrità psicologica della persona. Ciò che è più pericoloso è quello che può succedere dopo l’Attacco di Panico: il timore che possa accadere un altro attacco induce spesso ad assumere psicofarmaci, ad evitare luoghi e situazioni contestuali agli attacchi di panico e l’emergere di sentimenti di ansia e preoccupazione può favorire lo strutturarsi di una sintomatologia depressiva.

D: Qual è l’età più a rischio e quali sono i motivi della loro insorgenza?

L’età di esordio del Disturbo da Attacchi di Panico si colloca fra la tarda adolescenza e i 35 anni; rari, anche se possibili, sono i casi di insorgenza nell’infanzia o dopo i 45 anni. Gli attacchi possono presentarsi improvvisamente senza apparente motivo oppure in momenti di passaggio della vita che richiedono importanti cambiamenti come ad esempio il passaggio dalla fase adolescenziale a quella adulta, il matrimonio, la nascita di un figlio, la separazione, la perdita del posto di lavoro.

D: Quali persone ne sono più colpite?

Le donne sono da due a tre volte più colpite degli uomini, inoltre numerose ricerche cliniche hanno evidenziato che le persone che soffrono di attacchi di panico presentano tipiche caratteristiche di personalità come ad esempio una accentuata difficoltà ad esprimere le proprie necessità connesse all’esigenza di piacere agli altri, una valutazione di sé che dipende dal perseguire e raggiungere standard elevati di prestazione, una eccessiva sensibilità all’ambiente circostante e intolleranza ai cambiamenti.

D: E’ possibile risolvere un Disturbo da Attacchi di Panico?

Si, la maggioranza dei Disturbi da Attacchi di Panico, così come la maggioranza dei Disturbi d’Ansia, può essere risolta in tempi relativamente brevi.

D: L’utilizzo di psicofarmaci è utile per risolvere un Disturbo da Attacchi di Panico?

No, gli psicofarmaci a volte aiutano a ridurre la sintomatologia ma non risolvono il problema, anzi, in molti casi lo cronicizzano e lo peggiorano; inoltre, se usati per un tempo prolungato (più di due tre mesi) causano dipendenza e assuefazione.

D: Scoprire le cause degli Attacchi di Panico può essere utile per risolvere il problema?

No, le ricerche più avanzate, contrariamente a quello che comunemente si crede, hanno evidenziato che il conoscere le cause non è sufficiente per risolvere il problema; risultano quindi poco efficaci gli interventi che vanno in questa direzione.

D: Quale tipo di intervento può consigliare alle persone che soffrono di Attacchi di panico?

Senza dubbio l’intervento di elezione è la Psicoterapia indirizzata su due piani: uno teso alla gestione e alla risoluzione del sintomo, l’altro diretto a rendere più elastica e dinamica la struttura di personalità favorendo lo sviluppo graduale di una maggiore consapevolezza di se stessi e della propria autostima.

D: Secondo lei qual è la Psicoterapia più adeguata per risolvere un Disturbo da Attacchi di Panico?

Dalla letteratura riportante numerose ricerche svolte su un campione di migliaia di casi, emerge che il trattamento d’elezione per la soluzione del Disturbo da Attacchi di Panico, e dei Disturbi d’Ansia in genere, è la Psicoterapia Breve Strategica che permette di risolvere il problema in una percentuale superiore al 90% dei casi in una media di 10 sedute.

D: Ci può descrivere brevemente un caso di ansia e attacchi di panico fra quelli che lei ha seguito e risolto?

Ricordo volentieri uno dei primi casi che ho seguito quando ancora lavoravo a Bologna. Si presenta in studio una signora sulla cinquantina, con aria distinta e atteggiamento aristocratico, apparentemente molto sicura di sè. Dopo pochi minuti dall’inizio della seduta scoppia a piangere dicendo di essere disperata in quanto non le è più possibile uscire di casa se non completamente coperta di materiale plastico. Questo perchè il solo pensare di incontrare un piccione le fa salire l’ansia fino ad avere veri e propri attacchi di panico. A Bologna i piccioni sono ovunque, per uscire si era procurata lunghi e spessi impermeabili di plastica, con cappuccio, a suo dire poco adatti ad una persona della sua estrazione sociale. Aveva appena terminato un’altra psicoterapia durata sei anni durante la quale aveva rivisitato per intero il suo passato, ma che non le aveva permesso di risolvere il problema. Inoltre, ogni volta che usciva, aveva preso l’abitudine di assumere 10 gocce di  Xanax (un ansiolitico).

D: Come si è svolto l’intervento in questo caso?

Descrivere per intero l’intervento richiederebbe troppo spazio e sarebbe complicato. Come nella stragrande maggioranza dei casi con disturbo d’ansia, si è cercato di capire il funzionamento del problema e poi si è agito nella direzione di sostituire tale funzionamento con un altro più adeguato.

D: Con la signora del nostro esempio ha funzionato?

Certo, come succede quasi sempre, il problema nel giro di una decina di sedute si è risolto e la signora ha ripreso ad uscire senza bisogno della sua armatura. Negli ultimi incontri, inoltre, aveva sostituito il fare altezzoso con un atteggiamento decisamente più simpatico e affabile. Ricordo ancora la fotografia che mi ha spedito l’estate successiva: la ritraeva a Venezia, in Piazza San Marco, mentre, sorridente, dava da mangiare ai piccioni sulle sue mani.

dott. Alessandro Faita

Psicologo e Psicoterapeuta.

PUNTO D’INCONTRO nr.10 del 19/03/2011












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