Parte prima: la nostra storia, già leggenda
“Adesso viaggia che è una bellezza! Sembra quasi stia pattinando su una lastra di ghiaccio. La fatica inizia a farsi sentire, i muscoli pompano e vanno al ritmo scandito dal capovoga. L’equipaggio che ci fiancheggia e ancora resiste al nostro attacco, ci guarda con la coda dell’occhio, non si capacita, non se ne fa una ragione. Volete sapere per caso qual è il nostro segreto? I remi rigidi? O i remi morbidi? E se fosse il cuore il nostro segreto? E se fosse la gente che ad ogni passaggio ci da la spinta in più? Se fosse la forza di una paese piccolo ma grande nel cuore? se fosse il desiderio di far capire a voi benancensi che ci avete sempre guardato con quell’atteggiamento di superiorita cosa è l’orgoglio Sebino? Arriva la boa, è quella decisiva, una virata a 180 gradi ben fatta, come sappiamo solo fare noi e tanti saluti anche all’ultimo equipaggio.
Cosa credevate, che questa nostra noce allungata che scivola sull’acqua si chiamasse con un diminutivo perchè ci sentivamo inferiori? Credevate che eravamo venuti fin qui per fare le comparse? NO, noi siamo venuti qui per vincere, siamo venuti qui per fare una cosa che nessuno ha mai osato fare prima nelle vostre acque in sessant’anni di Bisse.
Perfetta! la virata è stata perfetta! Lo hanno saputo anche i nostri tifosi, lo capiamo dall’ovazione che si sente in lontananza, ed ora ci aspettano con ansia, come facevano i bartalinani seduti sul paracarro con i francesi che s’incazzavano.
Cinì, Enzo, Antonio e Danilo allungano, vanno con un ritmo perfetto, un ritmo che è un piacere. Non sentono più fatica ora, non sentono più paura ora, ora fanno i conti con l’emozione, ma sono automi, sono in trance agonistica, ancora non lo sanno quel che sta succedendo, lo sanno solo gli amici, i figli e le famiglie all’arrivo e sono felici. La prua non ha più cattive compagnie ormai, è sola, piacevolmente sola e non manca l’appuntamento… l’appuntamento con la storia. Alla fine sono solo lacrime di gioia”.
ORGOGLIO E AGONISMO
Bisogna partire per forza da qui, dalla vera scintilla.
Certo, si potrebbe parlare della voglia di stare insieme, di partecipare, condividere, fare comunità. Sicuramente c’è anche questo, ma la spinta è nell’orgoglio. Il desiderio di confrontarsi con realtà ben più grandi e navigate e di affermarsi, prevalere e vincere. Sul piatto in mezzo al tavolo c’è in palio molto di più di un semplice premio. C’è una bandiera, c’è il senso di appartenenza, l’attesa di un intero paese, la soddisfazione di festeggiare tutti insieme per le strade ed in corteo un avvenimento storico, unico, mai verificato nella storia delle Bisse.
Ma partiamo dall’inizio…
LA NASCITA
Siamo nel 1980, la tradizione remiera locale è in pieno fermento, il campanilismo con Monte Isola sempre più vivo. Le competizioni però si limitano a occasionali disfide paesane, spesso in occasione di feste patronali, con i Naëcc, le tradizionali barche da pesca a due remi tipiche del nostro lago.
“Volevamo qualcosa di più – ci dice Giuseppe Bosio, colonna storica del sodalizio, conosciuto da tutti come “Cinì” – non c’era più agonismo ma solo campanilismo”.
Non c’erano più neanche rivali, logico quindi cercare un salto di qualità, che però sulle acque del Sebino non era possibile. Il salto di qualità significava entrare nel mondo delle Bisse, un mondo di livello superiore, un modo diverso di vogare, passare dai due ai quattro remi costruendo una barca nuova e diversa dal Naèt.
“A dire il vero avevamo provato a promuovere le Bisse sul lago d’Iseo organizzando una Vogalonga, ma quell’evento rimase l’unico e ci rendemmo conto che se volevamo aspirare alla Lega Bisse dovevamo emigrare sul Garda”.
Emigrare sul Garda, facile a dirsi, ma tra il dire e il fare… c’è di mezzo un lago, diverso dal nostro, rivale, antagonista, fino a quel momento superiore sia per tradizione turistica che per risultati sportivi.
“Non potevamo partecipare se non eravamo iscritti ad una società affiliata alla Lega Bisse – continua Cinì – e l’idea di avere una compagine del Sebino sul Benaco non era ben vista dagli altri componenti, specie di sponda veronese. Quello è il momento in cui entra in scena la figura fondamentale di Umberto Bortolotti. Nativo del Garda, Bortolotti sposa una clusanese ed entra inevitabilmente in contatto con la realtà remiera del paese sebino rimanendone affascinato a tal punto da fondare il Gruppo Sportivo denominato La Clusanina e diventandone primo presidente. La prima Clusanina era formata dal primo rematore Enzo Barbieri, Antonio Soardi, Danilo Bracchi ed il sottoscritto Giuseppe Bosio”.
Giuseppe Cinì Bosio classe 35 che fino all’età di 70 anni onorerà la maglia biancorossa regolando spesso e volentieri i baldi giovanotti delle compagini avversarie. Poi Cinì diventerà il nuovo Presidente della Clusanina raccogliendo l’eredità del Bortolotti che in seguito diventerà Presidente della Lega Bisse.

PORTESE E PORTESINA
Clusanina riesce a partecipare alla prima edizione della Lega Bisse grazie all’aiuto di Portese del Comune di S. Felice del Benaco il cui Presidente era Franco Poli, figura determinante per l’entrata del team nell’elite delle Bisse. Gareggia su un’imbarcazione messa a disposizione dagli amici benacensi e subito si distingue classificandosi con un onorevole terzo posto. Sotto i colori della Portesina gareggia per tre anni, fino al 1983.
AFFILIZAZIONE? PER UNGERE CI VUOLE L’OLIO!
Finalmente nel 1984 arriva l’affiliazione e l’agognata autonomia.
“L’affiliazione non fu una cosa semplice da ottenere, anzi fu difficile e travagliato” – ci dice Giulio Vitali, depositario presso l’Antica Trattoria del Gallo in Clusane di un archivio gelosamente custodito, costituito da cimeli, articoli, registrazioni audio delle regate, registrazioni video, addirittura fissata come un quadro sulla parete notiamo la punta della prima Clusanina, tagliata quando è giunto il momento di costruire una nuova imbarcazione perchè l’originale era ormai obsoleta e “svergola”.
“Inutile nasconderlo, la realtà bresciana della Clusanina non era ben vista sul Garda, specie dai veronesi con i quali c’era una forte rivalità. L’esito della votazione e dell’accoglimento della richieste di affiliazione fu eloquente: 8 voti a favore e 7 contrari. Alla fine fu determinante il comportamento mantenuto nei 3 anni precedenti: correttezza, puntualità, un comportamento esemplare in un ambiente tradizionalmente rissoso dove la provocazione è all’ordine del giorno”.
Veniamo a conoscenza anche di un aneddoto legato al momento dell’affiliazione; pare che l’esito positivo fu possibile grazie a un incentivo particolare.
“L’ottenimento dell’autonomia fu agevolato da un accordo siglato su apposita pergamena dove Clusanina si impegnava a donare ogni anno svariati litri di olio, prodotto gradito dai gardesani, sostituito negli anni dall’ancor più gradito vino di casa Berlucchi che tra l’altro proprio quest’anno festeggia il cinquantesimo anniversario”.
Quindi non solo perseveranza, caparbietà e meriti sportivi ma anche metodi persuasivi originali.
“E’ doveroso sottolineare che l’affiliazione e l’autonomia portarono finalmente la realtà clusanese sul Garda, ma non fu solo gloria ma anche sacrificio. In quei tempi già si assisteva all’emigrazione lavorativa, a questa si aggiunse pure quella sportiva, scelta obbligata se si voleva emergere” .
ENTUSIASMO, ATTACCAMENTO E… APOTEOSI
Il sacrificio di questa emigrazione forzata diverrà lo stimolo in più per profondere ancora più impegno e dedizione per raggiungere il sogno: La Bandiera.
La gente non abbandona mai l’equipaggio, vengono organizzati spesso anche due pullman per poter portare tutti i tifosi sul Benaco in occasione delle gare.
“I tifosi clusanesi sono molto attaccati alla Clusanina e lo si può notare in occasione di ogni regata della Lega Bisse. E’ un tifo acceso, urla, incitamento, sono i nostri ultras. Addirittura Don Pierino ha composto un inno dedicato alla Clusanina – dice Cinì”
E così si arriva al giorno tanto agognato.
Siamo nel 1984, primo anno di autonomia, e subito arriva il successo, un successo schiacciante, come testimonia la classifica finale che inseriamo nella galleria fotografica di questa pagina.
“Una giornata indimenticabile; emozione, lacrime di gioia, abbracci, la felicità della nostra gente. Una Bandiera che per la prima volta in oltre 60 anni di Bisse sventolava su un lago diverso dal Garda. Quella Bandiera fece il giro di tutta Clusane, era molto più di un trofeo, molto più di una testimonianza di vittoria: rappresentava l’orgoglio di un intero paese. Ricordo i festeggiamenti per le strade, il traffico bloccato, le majorettes, la banda, gli onori del Sindaco Mori, le premiazioni in Comune ad Iseo: ricordi indelebili”.

E come capita sempre nello sport, Clusanina cominciò a diventare antipatica, perchè fin quando una compagine viene ritenuta inferiore, non all’altezza e non tra le possibili pretendenti al titolo, viene giudicata inoffensiva e quindi simpatica… ma se comincia a vincere….
Questo però non darà particolarmente fastidio ai novelli campioni sebini… anzi… molti nemici, molto onore, possiamo citare questa citazione storica, anche perchè gli anni a seguire dimostreranno che l’antipatia svanirà per far posto al rispetto, quello che viene ottenuto quando dimostri di meritare il posto più alto del podio, e l’unico modo per dimostrarlo è continuare a vincere.

