LA CLUSANINA 1985/2000

LA CLUSANINA 1985/2000

Parte seconda: storie di successi, premi e emozioni

Sembrava di entrare in uno stadio, una sorta di S. Siro sull’acqua. Due ali di folla, entusiasmo, colore e calore. Un’esperienza che rimane conservata nel cassetto dei ricordi, quelli belli”.

Giuseppe “Cinì” Bosio ripercorre, a distanza di oltre 25 anni, il suggello della prima grande vittoria di Clusanina nelle Bisse, la partecipazione alla regata storica di Venezia con la sfilata della bissa clusanese sul Canal Grande. 

“L’usanza voleva che le vittorie raggiunte con tanta passione e sacrificio fossero festeggiate e condivise con i nostri tifosi regalandoci delle gite premio speciali. Si partiva da Clusane con uno o due pullman carichi ed i viaggi erano sempre allietati da Nicola Sonzogni, il nostro cantante. Era la prima settimana di settembre quando partimmo per Venezia, il 2 settembre per la precisione, in concomitanza con la Mostra Biennale del Cinema. Entrammo dalla porta principale, in qualità di vincitori delle Bisse insieme alle tre imbarcazioni del Garda che avevamo battuto.  Giulio riuscì addirittura ad ottenere un pass che gli consentì di assistere e riprendere il passaggio spettacolare della regata dal Ponte di Rialto”.

“Mi vedo ancora oggi – interviene Giulio Vitali – io, con la mia videocamera, una Video2000 della Philips, con Alberto Bosio che mi faceva da spalla sostenendo  il borsone della strumentazione. La tecnologia amatoriale allora era pesante ed ingombrante, non certo i palmari di oggi. Eppure stavamo là in cima a riprendere cercando di non sfigurare accanto ai professionisti, gli inviati del secondo canale spagnolo. Era una giornata bella e calda, passata in un clima di festa e spensieratezza con tanta, tantissima gente. Ancora oggi conservo questa carta – e ce la mostra – dove ognuno ha voluto mettere nome cognome e firma per ricordare che lui c’era. Persino “Re Giovanni” Bonardi, gestore del circolo combattenti, che non ci aveva accompagnato si è firmato commentando… io c’ero con il cuore”.

Tutti a buon diritto volevano esser parte di quel primo vero trionfo conseguito da Clusanina e volevano festeggiarlo.

“Il 1984 segnò una svolta epocale – interviene Soardi  – fu la prima grande vittoria, la Bandiera del Lago lasciò per la prima volta il Garda ed entrò in Clusane.  Insieme alle Majorettes, gente nelle strade, cortei, e noi accolti da eroi. L’allora sindaco Ferruccio Mori, insieme agli anziani del paese Giuseppe Marini (P de Bigoletti) e Santo  Barucchelli, consegnò le chiavi del paese a Franco Poli da Portese. Un gesto simbolico di grande valore in quanto rappresentava la giusta riconoscenza a chi, affiliando Clusanina a Portese, aveva reso possibili la partecipazione alle Bisse, i trionfi e le soddisfazioni sportive che fecero impazzire di gioia un’intera comunità”.

Giulio vorrebbe ricordare nomi e cognomi di tutti, non far torto ad alcuno, ricostruisce minuziosamente la storia conservando articoli e volantini, lettere;

“Ricordo Silvio Fioretti, Giuseppe Zatti, Renzo Soardi, tre dei soci fondatori, ma quel giorno c’erano tutti e si percepì chiaramente che eravamo solo all’inizio, che da lì sarebbe iniziata una storia fatta di successi. Clusanina non aveva raggiunto l’obiettivo finale bensì aveva messo un bel punto di partenza”.

Nel 1985, manco il tempo di rimettersi in acqua, ecco il bis con la Bandiera che rimane a Clusane; nuova grande affermazione e altro viaggio premio.

“Il 27 novembre dell’85, il pulmann partì con destinazione Roma, Città del Vaticano, il Papa. Grazie a Mons. Formenti, originario di Castrezzato e portato alla segreteria vaticana dal nostro Paolo VI, riuscimmo a visitare addirittura i giardini del Vaticano, un vero spettacolo. L’incontro con il Santo Padre – racconta Cinì – rimarrà per me uno dei momenti più significativi e belli della mia vita. Fummo ricevuti in Sala Nervi, eravamo tutti gruppi sportivi e associazioni, io rappresentavo Clusanina e fu per me motivo di grande orgoglio soffermarmi più di ogni altro a parlare con Papa Giovanni Paolo II. Ognuno dei rappresentanti aveva portato con sé un dono: affreschi, quadri, oggetti sfarzosi; noi donammo una riproduzione in miniatura del Naèt, ed il Papa,  da sportivo quale era, rimase incuriosito, mi chiese i particolari tecnici dell’imbarcazione, da che paese arrivavamo, una bellissima esperienza”.

Siamo però fermi ancora all’85, e in questa puntata dobbiamo arrivare fino alle porte del secondo millennio.

Si, dal 1984 al 1988 fummo dominatori incontrastati, quattro volte primi e una volta secondi nel 1987. Eravamo imbattibili – racconta Cinì – ma non solo dal punto di vista agonistico. Eravamo completi, organizzati, con i tifosi, il cronista e le riprese, l’addetto all’archivio e Anna Mondella come segretaria”.

Nel 1988 Clusanina varca anche gli italici  confini per andare in Francia dove partecipa a raduni di imbarcazioni prestigiose quali i mitici equipaggi di Oxford e Cambridge. Torna in Italia, a Piediluco per la precisione, e si esibisce in una gara dimostrativa con l’onore di avere come concorrenti i fratelli Abbagnale – “di un altro pianeta, mai visto vogare a tanti colpi al minuto”. ..

Tonino, Cinì e Giulio lì seduti attorno ad un tavolo ripercorrono i ricordi, le date, gli aneddoti, rivisitano gare vinte all’ultimo respiro, quelle più difficili e sentite. Sfogliano quaderni, libri che parlano da soli e lasciano uscire gocce d’acqua di lago e di sudore. Parlano tra di loro come fossero ancora là, a bordo lago, pronti per una nuova sfida da vincere a ogni costo.

Però essere una corazzata significava ricevere stima e considerazione ma anche molta invidia.

Ti ricordi quella volta a Gardone Riviera? era il 24 agosto dell’86; a nessuno piaceva perdere ma probabilmente qualcuno non sapeva neppure perdere, specie i veronesi.  Quel giorno accadde una cosa mai accaduta prima: i giudici, su abboccamento di una società avversaria, venirono a misurare la nostra Bissa in quanto si riteneva più corta rispetto ai parametri di gara. Volevano vincere in questo modo, senza farci gareggiare. La nostra dignità offesa fu solo parzialmente ripagata dal fatto che, dopo la misurazione, la nostra barca risultava a norma. A quel punto, rendendo pan per focaccia, chiedemmo pure noi la misurazione dell’imbarcazione concorrente e la sorpresa fu che era quella a non essere in regola!”.

Sentendo raccontare queste storie di rivalità, in certi casi con comportamenti che andavano oltre il lecito, si raccoglie ancora, a distanza di anni, una certa amarezza.

“Lo spirito nostro è sempre stato quello di batterci con agonismo, sempre però nel rispetto e nella correttezza. Eravamo l’equipaggio da battere e avvertivamo un forte senso di responsabilità. I giornali, sull’onda dei successi, iniziarono a mantenere un livello alto di attenzione e nell’86/87 ritornarono anche le competizioni dei Naècc con il trofeo del Naèt d’Or”

E Clusanina tornò ad imporsi anche nei Naècc nel 1996 in una giornata molto particolare che lasciamo raccontare a Cinì.

“La finale si disputò il primo settembre di quell’anno, il mercoledì precedente mia figlia Cinzia, grande tifosa e consigliere di Clusanina, era deceduta dopo un mese di agonia. Forse ricorderete la storia di una donna rimasta vittima di una sauna difettosa alle Canarie, quella era mia figlia.

Ancora oggi molti mi chiedono e io stesso mi chiedo come sia riuscito a partecipare a una competizione così sentita e tirata con l’animo che avevo. La risposta l’ho avuta proprio durante la gara. Una finale mozzafiato con Montisola rivale di sempre. Non eravamo messi bene, dopo essere stati avanti di 2 punti avevamo perso l’ultima gara e si doveva ricorrere allo spareggio. Cosa non buona per me e Tonino perché in quell’occasione la “bella” veniva disputata solo su rettilineo e noi eravamo maestri nel giro di boa mentre gli isolani di potenza andavano forte. Infatti a 400 metri dall’arrivo eravamo dietro di un imbarcazione. Ricordo che continuavo a incitare Tonino davanti a me… dai! dai! aumenta il ritmo di vogata!  in realtà ero io che non ce la facevo più.  Poi… poi non so cosa sia successo, non so se fu Montisola a cedere oppure noi ad azionare il turbo, ma alla fine realizzammo una grandissima rimonta e vincemmo dopo una volata strepitosa. Penso proprio che lassù mia figlia mi abbia dato la forza che non avevo più, non trovo altra spiegazione”.

Qui Cinì si ferma, gli occhi tornano inevitabilmente lucidi, preferisco continuare citando testualmente alcune righe di Bresciaoggi del 3 settembre 1996:

“Mai vista una sfida così tirata. Un testa a testa da infarto fino a metà percorso, poi Montisola si distanzia di un’imbarcazione ma Clusane rimonta e la supera negli ultimi metri. Di là del filo di lana, Giuseppe Bosio stringe al cuore la foto della figlia.  Una scena straziante che strappa applausi su tutto il lungolagoMia figlia ci teneva tanto al Naèt d’Or che gliel’avevo promesso, spiegherà più tardi  Bosio tra le lacrime”.

Quando vincono il Naèt d’Or, Cinì e Tonino hanno rispettivamente 61 e 53 anni, ma non hanno nessuna intenzione di appendere i remi al chiodo.

A questo proposito vogliamo concludere con il 2001 e la grande cena organizzata per festeggiare il pensionamento dei nostri eroi. Giulio solo al ricordo si mette a ridere – “Alla faccia del pensionamento! Di sicuro fu una grande festa, c’era Don Piero che iniziò a fare il discorso di rito e non finiva più, intanto il manzo all’olio che avevo preparato si freddava. La cosa esilarante fu il finale. Dopo tanta festa, tanti discorsi, tanti ricordi, si decise di tirare giù dal chiodo la bissa e rimetterla in acqua. Il momento della pensione non era ancora arrivato. Meno male che la cena non l’ho offerta io, ognuno pagava il suo!”.

                                

Gianluca Serioli

da Punto d’Incontro nr.10 / Marzo 2011