(come vivere Iseo in un mondo parallelo)
Mala tempora currunt. Che io ricordi, non si è mai arrivati così in basso. Vorrei tanto essere ignorante, per ignorare tutto quello che sta accadendo in quel palazzo, perchè fa male leggere certi messaggi, ascoltare certe testimonianze, percepire il malessere e l’impotenza di consiglieri, dipendenti, persone “normali”, dove per normale si intende voler fare il proprio lavoro, inseguire il proprio obiettivo, condurre le proprie giornate nella consapevolezza di adempiere onestamente alle proprie faccende, sapendo di essere titolare di diritti e di doveri, e di rivestire un ruolo che richiede senso di responsabilità e buon senso.
Vorrei vivere in un mondo parallelo, al di sopra di ogni dubbio, pensiero, timore, essere ignorante ed ingenuo come il ragionier Fantozzi, o come Fracchia. Ve lo ricordate quel programma TV di fine anni ’70? Si intitolava proprio “Giandomenico Fracchia”. Rigorosamente in bianco e nero (quanta nostalgia dei film e programmi in bianco e nero!), la puntata terminava sempre allo stesso modo, con Fracchia, assopito con la testa poggiata sul tavolo del salotto, svegliato d’improvviso da un Paolo Villaggio in versione “belva umana”:
- “Fracchia, si svegli!”
- “Eh? Dice a me?”
- “Si dai, dico a te. Hai sentito no? E’ finito ormai!”
- “Eh, come… è finito tutto?”
- “Ma noo, Fracchia, è finita la trasmissione, e poi non puoi vivere solo di sogni”
- “E’ che la realtà a me non mi piace…”
- “Ma Fracchia, questa realtà non piace a nessuno”.
Così, Fracchia, sconsolato e rassegnato, lascia la stanza a testa bassa, e parte la sigla finale, che quelli della mia età sicuramente ricorderanno:
“Facciamo finta che… tutto va ben, tutto va ben… facciamo finta che tutto va ben. Che il cielo sia costantemente azzurro, che il sole splenda sempre allegramente, che tutto quanto sia sempre sereno, ruscelli, prati verdi e arcobaleno. Che il povero sia in fondo un gran signore, che il servo stia assai meglio del padrone, che le persone anziane stian benone, e che i giovani abbian sempre un’occasione”.
Sono giorni sempre più complicati, delicati, nei quali con una sorprendente costanza si rinnovano fatti e misfatti, polemiche e dimissioni, dimissioni e polemiche. Dimissioni “a cassscata”, come direbbe Peppe Di Napoli, lo chef del web.
Il 4 novembre la consigliera di maggioranza Cristina de Llera, poi, dopo un week end di riflessione, il 7 novembre Michele Consoli, Presidente della Commissione Biblioteca di Iseo.
Cristina e Michele, due giovani che avevano dimostrato (e mi auguro dimostreranno in futuro) il loro valore. E se ti accorgi che se ne vanno sempre i migliori, è normale che cerchi di trovare riparo da una realtà che non ti piace rifugiandoti in un mondo parallelo.
Così, di primo impatto, mi viene solo una amara considerazione: si parla tanto, spesso a sproposito, di cambiamento, di giovani che non vanno a votare, che non si interessano alla politica e al bene comune. Di giovani da valorizzare ecc… Se due giovani che hanno saputo dare tanto al nostro paese, si trovano costretti a lasciare, a causa di un contesto politico complicato, controverso, sempre più invasivo e pressante, mi vien da pensare che, forse, non sono i giovani a dover imparare la politica, ma la politica a dover imparare i giovani. Insomma, indossare le casacche o essere costretti a farlo non fa mai bene, non ha mai fatto bene. Parere personale.
E mentre si attende di sapere chi saranno i sostituti della de Llera e di Consoli, sono di questa mattina le dimissioni di Mara Regosa, presidente della Commissione Biblioteca nel quinquennio 2014-2019 e fino ad oggi Vice Presidente.
Riassumendo: in tre anni e mezzo, di cui almeno uno amministrativamente “nullo”, perché sospeso a causa del Covid, sono state registrate l’uscita dalla maggioranza dell’assessore al bilancio Giovanna Prati (una vera e propria epurazione), le dimissioni da consigliere di maggioranza e dalla carica di Presidente del Consiglio Comunale di Simone Archetti, per motivi personali, anche se lo stesso era arrivato ad essere logorato da discutibili, molto discutibili, atteggiamenti di assessori e persone che in realtà non dovrebbero avere voce in capitolo in certe scelte, in quanto non eletti e neppure candidati. A seguire la vicenda dell’uscita di Luciano Ragni, poi rientrato in qualità di “indipendente”. Ora le dimissioni della de Llera, di Consoli, e della Regosa.
E poi… Assessori messi alla gogna, responsabili dei servizi sociali messi nelle condizioni di andarsene solo dopo pochi mesi negli uffici di Iseo, (ma con 25 anni di permanenza nel distretto), dipendenti comunali che rimangono finché possono, ma alla prima occasione di un’alternativa lavorativa prendono la loro scatola, la riempiono e tanti saluti Comune di Iseo. Collaborazioni intercomunali affossate, siamo fuori da tutto, isolati, come diceva il buon Gaber: “Io e te, chiusi qui, in questa stanza, e tutto il mondo fuori”.
E poi qualcuno si offende se affermo che a Iseo sembra di essere ogni giorno di più sul Tagadà!
Ma il paradosso, consentitemi, è proprio il Sindaco, che di fronte a tutto questo minestrone, con un sussulto d’orgoglio (o solo sussulto?), parla di “maggioranza coesa e al lavoro per il bene di tutti”.
Ma, esattamente, cosa si intende per “il bene di tutti”? E’ consapevole il Sindaco dell’approccio antidemocratico di certi suoi assessori nei confronti di associazioni e di reti sociali del territorio che tanto hanno dato nel tempo a questo paese? Per non parlare di ciò che hanno fatto nei mesi più duri e tragici del Covid?
Per fare un esempio, è’ forse a conoscenza il sindaco dei comportamenti scorretti del suo assessore a Sport e turismo, che concede la sala civica del Castello Oldofredi per la presentazione di un libro di un’associazione “a patto che a organizzare NON sia Serioli di Eventimacramè”? E’ a conoscenza il Sindaco di assessori che da una parte invitano le Associazioni a partecipare ad un Progetto per “Fare Rete” e collaborare con il Comune (“Rete” che peraltro esiste già), e poi la collaborazione viene a mancare proprio dal Comune stesso? E’ al corrente dell’organizzazione di una serata sulla violenza delle donne, iniziativa lodevole e di sicuro interesse, senza che l’assessora ai servizi sociali consideri che ad Iseo esiste uno sportello della “Rete di Daphne”, che questa Associazione fa parte della Rete Antiviolenza della Regione Lombardia dalla quale prende anche dei finanziamenti per l’attività di sportello che viene svolta non solo a Iseo ma anche a Palazzolo, Chiari, Orzinuovi ecc. Possibile che l’assessora si sia dimenticata di invitare “Rete di Daphne”? Possibile che sulla locandina sia stato messo il numero 1522 e non quello dello sportello di “Rete di Daphne”?
A pensare male si fa peccato ma… qui c’è poco da pensare. Appare sempre più evidente la filosofia di questa maggioranza: le associazioni che si allineano possono godere di trattamenti privilegiati e di una sorta di priority nell’organizzazione di eventi, erogazione di contributi, godendo addirittura di integrazioni economiche derivanti dai contributi non elargiti alle associazioni che invece, coerentemente e oserei dire anche “onestamente”, mantengono la propria indipendenza e correttezza ma, peccato originale, non si allineano. A proposito, lasciatemelo dire: che grande delusione è arrivata da un’associazione in particolare!
Uomini e donne di buona volontà, di qualunque età, iseani doc e nuovi residenti, di qualunque pensiero politico o religioso, interessatevi alla cosa pubblica, interessatevi a questo paese, cercate di capire, di approfondire, non rifugiatevi in un mondo parallelo per non soffrire o per paura di essere azzannati da certi lupi. Perchè un giorno ne salteranno fuori di cose, ma tante. Facciamo che non sia troppo tardi, facciamo in modo che non sia solo una magra consolazione.
Adesso si parla di “salvare il soldato Ghitti”…. ebbene, è stato fatto di tutto per salvarlo, ma se uno non vuol salvarsi, e preferisce perdere reputazione e dignità, nessuno può farci niente. Ghitti è un bravo dottore? Sono d’accordo. Ghitti è uomo pacato e di cultura? Sono d’accordo. Ghitti è un galantuomo? Sono d’accordo. Ma tutto ciò non basta per essere un buon sindaco, se ti rifugi in un mondo parallelo perché la realtà che vedi non ti piace, ma non puoi o non vuoi farci niente.
Eh sì, il Sindaco di Iseo in questo momento (e da troppo tempo) è proprio come Fracchia: lì, seduto, assopito, stanco e con la testa tra le mani poggiata sul tavolo, in attesa che tutto finisca, perché non ne può più (per sua stessa ammissione), perché la realtà che vede non gli piace (e figurarsi a noi). Ma è lui che ha sbagliato, è lui che ha accettato di prestarsi ad un gioco che si è rivelato diverso da quello che si aspettava, e molto probabilmente più grande di lui. Un giorno ci spiegherà il perchè e il percome di tutto, delle scelte fatte e d i quelle non fatte.
Voci sempre più insistenti dicono che non voglia dimettersi in quanto suo obiettivo è la candidatura alle prossime elezioni regionali, e per far questo è importante presentarsi come Sindaco. Ma sinceramente, siamo sicuri che presentarsi alle regionali come Sindaco assente di un paese amministrativamente e socialmente sfasciato possa costituire un biglietto da visita apprezzabile da presentare agli elettori lombardi e al proprio partito? Non penso.
Iseo Sicura ha vinto le elezioni, anche se di pochissimo. Iseo Sicura ha il diritto di governare e amministrare, anche se di fatto oggi non ha più una maggioranza. Ma, l’ho già detto, amministrare non vuol dire comandare, ed io penso che il peccato originale di questa maggioranza sia stato quello di sbagliare completamente l’approccio con il paese, fin da subito. Proprio come una squadra di calcio, che entra in campo con atteggiamento tronfio, con la presunzione di fare un sol boccone dell’avversario… e perde. Si è voluto subito fare una guerra contro il nemico, considerando “nemico” chiunque non aderisse a questo gioco al massacro.
Mai come in questi giorni si sta dimostrando che nella politica locale contano le persone, non i partiti, che il cambiamento viene sempre dal basso, che per fare crescere un paese, non solo economicamente ma anche nella sua socialità, è fondamentale il dialogo, il contraddittorio, l’ascolto, avere la consapevolezza che al centro di ogni disegno e programma politico devono esserci sempre il paese e la comunità.
Stiamo vivendo una stagione politica nazionale lunghissima, decadente, dove l’alterigia la fa da padrone, ed in questo pessimo contesto sono fondamentali proprio le amministrazioni locali, che dovrebbero e devono essere d’insegnamento e distinguersi per intraprendenza e operatività nel segno della collegialità e del rispetto. Molti paesi limitrofi lo hanno capito, noi ancora no, e spero sinceramente che questi giorni così intensi ed assurdi servano da lezione a qualcuno.
Contano le persone, ed in questo senso ho particolarmente apprezzato la decisione di Cristina de Llera, perché non deve essere stato assolutamente facile per lei levarsi la casacca del partito che l’ha fatta conoscere e votare. Ha capito che la strada intrapresa era sbagliata, ha capito che viaggiare da sola sulla strada giusta sarebbe stato impossibile, perchè gliel’hanno reso impossibile, ha privilegiato l’interesse del paese a quello del partito, applausi sinceri. Ora verrà etichettata come persona irriconoscente, inaffidabile, ma questo paese non ha bisogno di persone affidabili, dove per “affidabili” si vuole significare yes man (o woman), ma di persone coerenti e coraggiose, che sappiano lavorare insieme, anche se talvolta con vedute politiche diverse. Cristina e Michele hanno dimostrato questo, ma andando avanti di questo passo, senza che qualcuno metta un freno a questa corsa su un pericoloso piano inclinato, continueremo a perdere le persone di valore, giovani e meno giovani.
Quel qualcuno può essere solo una persona, con una decisione che porti a resettare il tutto per ricominciare con approccio e orizzonti diversi:
Caro Sindaco, che fa… batti lei?
Post scriptum
Anche io sono sempre stato considerato “non affidabile”, e lo capisco. A chi gioverebbe uno “sventra papere” come il sottoscritto con un giornale a fare da cassa di risonanza?
Non mi piace per niente fare lo sventra papere, seppur possa essere utile alla causa comune, ma sarei il primo ad essere lieto di terminare un giorno questa missione e la stesura di papiri come quello che state leggendo, perché significherebbe che non c’è più bisogno di questo ruolo, e le cose sono tornate a posto, o per lo meno su un piano più accettabile.
Io non so se un giorno ricoprirò qualche carica amministrativa, ma se dovesse succedere so già che manterrò un rapporto coerente con tutti, specie con quelli che oggi sono i miei “nemici” e mi stanno danneggiando in ogni modo nell’attività dell’associazione che presiedo e della ditta che con enorme fatica conduco. Negli anni ho sempre avuto la caratteristica di avere forti contraddittori con i sindaci in carica, qualche volta arrivando al limite della denuncia, ma con gli stessi, una volta tornati tra noi comuni mortali, ho sempre mantenuto poi un rapporto cordiale e di stima reciproca.
Alle persone che spesso tiro in causa, talvolta anche in modo brusco e pesante (mi riferisco in particolar modo a Quetti e Marini) voglio dire che non lo faccio con rancore ne odio, ma con l’intento di provocarli e spronarli, chiedere loro risposte (che non arrivano mai), sperando che un giorno anche loro capiranno che sono più importanti le persone rispetto agli interessi di partito. Da parte mia sono sicuro che un giorno riusciremo a parlarne tranquillamente e con serenità di tutto ciò, e se non sarà così il problema non sarà mio.

