In mostra, benefica, i lavori di una vita intera di Aurelio “Micio” Gatti.
“Chiudiamo in bellezza. Ormai sono vecchio… ma mi sono divertito molto”.
Così, tra il serio e il faceto, con quel tono ironico che l’ha sempre distinto, Aurelio “Micio” Gatti, a novant’anni (compiuti lo scorso gennaio) ha deciso di posare matite e pastelli e chiudere la sua bella e appassionante carriera artistica.
Una chiusura con una mostra antologica, inaugurata lo scorso 16 settembre, visitabile fino al 24 settembre presso la chiesa di San Giovanni, di fronte alla Pieve di Iseo. Lì Micio ha voluto esporre le opere realizzate nel suo percorso artistico, custodite con cura nella sua abitazione, che fungeva anche da studio. Opere che sono state messe in vendita (una, molto cara a Micio, all’asta), con il ricavato da destinarsi al sostegno della costruzione del nuovo Oratorio di Iseo.
L’inaugurazione della mostra è stata davvero un momento di grande condivisione e spensieratezza, allietata tra l’altro dalla musica dei Decanter. L’iseanità, se mai c’è stata… e se c’è ancora… la si trova proprio in questi contesti, ed è un bel vivere. Avrei volentieri dedicato un pensiero personale a uno dei più illustri iseani, ma proprio all’entrata della mostra ho trovato un pannello esposto con uno scritto di Tino Bino, come al solito molto intenso e indovinato. Ho ritenuto giusto quindi lasciare spazio a chi è stato testimone totale del tempo artistico e sociale di Micio. Eccovelo:

L’involontaria comicità delle vanitose debolezze umane.
L’ironia ha accompagnato Micio tutta la vita. Non come un carattere aggiunto. Ma proprio come una qualità essenziale, fondativa del suo stare al mondo. L’ironia come concezione di vita. Quel guardare le cose con un poco di disincanto, proprio di chi sa come va a finire, ma non rinuncia allo spettacolo. Come una tollerante visione della condizione umana cui non viene risparmiato nulla dell’ amarezza. Negli spazi ordinari della vita ed in quelli cupi. Soprattutto quando ottusità e arroganza descrivono la nostra affiliazione quotidiana, soccorrono per Micio le risorse e le difese di un’intelligenza aperta all’ironia. Che lambisce la pietà per una umanità. Quella di Micio è una ironia coltivata, raggiunta con la fatica di ogni giorno, un esercizio cui servono mestiere e capacità di stare nella parte.
Micio è sempre stato il leader di gruppi sociali, cori, circoli, associazioni. Ad Iseo ha animato, e continua a farlo, compagnie di canto popolare, dentro le quali sceglie un ruolo da “stonato” che è una attitudine complicata per stare fuori dal coro. Così nella sua arte figurativa, disegni, olii, pastelli, l’ironia domina la scena come un lampo che taglia l’aria. Un disincanto del potere. Di qualunque potere. Politico, economico, artistico.
Avesse abitato la grande città o inseguito l’ambizione del successo, Micio avrebbe raggiunto i vertici dei grandi vignettisti. Non sarebbe entrato nella redazione del parigino Charlie Hebdo, non avendo la cattiveria della satira che si fa sarcasmo senza rispetto, ma avrebbe potuto diventare l’illustratore satirico di riviste e quotidiani, perché dotato di un talento naturale da ritrattista e capacità di osservazione che gli consente la lettura dei particolari il cui accento, la cui deformazione rendono caricaturale il soggetto sottoposto al suo sguardo.
Alla fine Micio, come è nel suo più celebre autoritratto da guascone, alza il calice, impugna la matita, socchiude gli occhi e guarda lontano. Ricorda e rivede le mille caricature che ha disseminato, i mille ritratti che hanno strappato una risata a mille amici ed ai loro amici che in quelle rappresentazioni caricaturali hanno riconosciuto la bonaria berlina, l’accentuazione dei caratteri. Per ricordare di non prenderci mai troppo sul serio. E di guardare anche le forme perfette, come l’originale dei quadri cui si è ispirato il suo lavoro, con la consapevolezza che, oltre a quell’attimo di bellezza, il mondo rivela quasi sempre una verità che è poco più di questi sberleffi: la involontaria comicità delle vanitose debolezze umane.
Tino Bino
Punto d’incontro nr.110

La mostra è visitabile fino al 24 settembre:
nei giorni feriali, dalle 17 alle 19, mentre nei fine settimana l’orario di apertura sarà ampliato anche alla mattina dalle 10 alle 12.

