Peppino Alebardi

Peppino Alebardi

Totò, Peppino e la bicicletta

Cosa c’entrano Totò e Peppino con Iseo? Se poniamo l’indimenticato De Curtis  accanto al Peppino d’Iseo, l’Alebardi, scopriamo curiose analogie. Qualcuno potrebbe obiettare: come si osa paragonare Peppino De Filippo  a Peppino Alebardi? Prendendola sul ridere, e poi l’Alebardi mica si offende! Il fatto è che se Totò era il benemerito proprietario della Fontana di Trevi,  tanto da riuscire nell’impresa di venderla all’ingenuo turista americano come nel celebre film “Totò truffa 62”, il nostro Peppino è considerato dagli iseani il legittimo custode della piazza Garibaldi, con particolare riferimento al monumento omonimo. Peppino Alebardi in piazza Garibaldi ci ha passato una vita: 80 anni, abita in un accogliente appartamento che si affaccia sul monumento dell’eroe dei due mondi con di fronte Palazzo Vantini; da qui ha assistito agli eventi storici più importanti dal dopoguerra a oggi, ragion per cui è considerato una delle testimonianze storiche del paese. 

Dopo 40 anni di onorato servizio con la gloriosa Salumeria e Drogheria Alebardi, situata pensa un po’ sempre sotto i portici che danno sulla piazza, oggi si gode il meritato riposo con vita da pensionato comunque sempre attiva e vigile.

Della sua curiosa abitudine avevo già scritto su altro giornalino anni fa: ogni mattina puntuale si presenta in edicola a farsi annotare giorno, ora e temperatura del momento; conserva un archivio tale da poter essere oggetto di studio e statistica per gli appassionati di meteorologia.

Come si può definire oggi Peppino Alebardi? La definizione più consegnale l’ho trovata negli “Iseani in galleria” di Micio Gatti, caricature dedicate agli iseani celebri e meno celebri: 

“Peppino Alebardi, benemerito segnalatore di pubbliche disfunzioni”.

Lo si vede infatti spesso girare ed osservare, vigilare appunto sulle opere pubbliche che vengono effettuate nel nostro paese, con particolare specializzazione per quelle di  manutenzione; del resto ce ne sono così poche che quando capitano è giusto verificare.

Il suo cruccio è il consumo spropositato di acqua del monumento a Garibaldi, non se ne fa una ragione e ritiene che sarebbe utile  una modifica del sistema di irrigazione del tufo per risparmiare un’enormità di acqua e di soldi pubblici. Se realmente le cose stanno come dice il Peppino e non  esiste un sistema di ricircolo,  qualcuno dovrebbe prendersi la briga di ascoltare certi suggerimenti.

Ma in questa sede  vorrei soffermarmi sul giovane Peppino, non quello di oggi. Qualche mese fa, visitando il museo di Collezione Civica, mi ha colpito la foto di quel ciclista impegnato ad arrampicarsi sulla salita che da Provaglio porta a Provezze.

Postura approssimativa, gambe bianche vagamente pelose e quegli occhialoni non certo tecnici, con tutta una scorta di Lambrette, moto e portaborracce, addirittura il porta ruota al seguito nel caso di forature improvvise. Il pensiero è andato subito al “Totò al giro d’Italia”. Qui però non si trattava di regolare tappa dopo tappa i Bartali e i Coppi. 

“Si trattava di una scommessa, una di quelle che non  puoi permetterti di perdere – mi dice Peppino –  Allora la scommessa faceva parte del nostro vivere e con gli amici era nata questa sfida: dovevo coprire la distanza Iseo – Brescia – Iseo in un tempo non superiore alle due ore. Certo, oggi può essere una cosa alla portata di molti amatori del ciclismo, ma negli anni sessanta, il tratto di strada non era agevole come oggi ed in più io non ero mai salito su una bici da corsa fino a quel momento. Usavo una normalissima bici solo per portare il prosciutto al lido dei platani, struttura che la mia futura moglie gestiva  insieme ai genitori”.

Ma la sfida doveva essere raccolta e così fu.

Era una mattina di giugno del ’59 e faceva caldo, inforcavo la Bianchi messa a mia disposizione non prima di aver ascoltato i preziosi consigli del mio amico Sogaro, esperto ciclista: cialde di sale per prevenire il crampi alle gambe e soprattutto ovatta, tanta ovatta sotto il sedere!

In palio c’erano 10.000 lire, buona somma in quegli anni, ma potete ben capire, se non ce l’avessi fatta, quale sarebbe stata l’accoglienza degli “amici”… in palio c’era molto di più”.

La partenza fu stabilita alle 10 del mattino decretata, manco a dirlo, dal rintocco dell’orologio di piazza Garibaldi e, nonostante il caldo, il Peppino coprì la distanza di 47 chilometri in 1 ora e 32 minuti con un’apprezzabile media dei 31 orari: scommessa indiscutibilmente vinta, con il ciclista che rientrava a Iseo quasi imbarazzato dalla piazza in fermento, con amici, tifosi, e gli Ezio Greggio di  oggi, quelli cioè del “ce la fa, ce la fa, no che non ce la fa”.

“A dir la verità il fermento era dovuto in gran parte all’esposizione delle televisioni nella piazza e sotto i portici; quelli erano gli anni in cui venivano messi in vendita i primi modelli e li esponevano  al pubblico per invogliarne l’acquisto”.  

Sarà, ma le pagine  scritte in passato su questo avvenimento raccontano di baci, mazzi di fiori e l’immancabile secchiata d’acqua. Di sicuro ci fu la premiazione in pompa magna.

“In municipio si facevano delle serate dove si poteva assistere a varie esibizioni di abilità: poesie, canzoni, strumenti musicali. Una settimana dopo la sfida venni premiato proprio in una di queste serate da Micio Gatti, che oltre a essere presentatore faceva parte del gruppo di amici che aveva organizzato la scommessa e la sfida. Mi consegnarono il premio insieme a una raffigurazione della banconota da 10.000 lire dipinta a mano dal prof. Antonioli”.

Banconota incorniciata e conservata gelosamente in casa Alebardi per ricordare il giorno in cui il Peppino regolò i grandi esperti del ciclismo: Rinaldo Venturelli, Ferdinando Pelli, Sergio Vernile, Odo Leone, Lino Damiani, Lello Pericoli, Luigi Barbieri, Micio Gatti, Stefano Negrinelli, Angelo Pezzotti, Angelo Biemmi, Domenico Ghitti.                                                                                        

Gianluca Serioli

Punto d’Incontro nr.9 / Gennaio 2011