Iseo, il Vice-Paese

Iseo, il Vice-Paese

A Iseo c’è del disagio, un disagio dilagante, generato ed accentuato da una politica che non è più politica, bensì partitismo becero ed infantile che si trova in imbarazzo a parlare di cultura, e per questo è maestro di ignoranza (nel senso che alle spiegazioni e informazioni preferisce il silenzio).

“Beati monoculi in terra caecorum”:  è un proverbio latino medievale che, tradotto letteralmente, significa: beato il monocolo nella terra dei ciechi. E’ espressione usata per dire che anche un mediocre sembra un genio se posto a confronto con chi è peggio di lui.

Intendiamoci, il decadimento è generale, ma qui si parla di Iseo, che negli ultimi anni è precipitato in uno stato involutivo da far accapponare la pelle, ed il peggio è che nella comunità si è instaurato un clima prima di sdegno, poi di tensione ed infine di rassegnazione (non per il sottoscritto, almeno per il momento).

Questo paese è irriconoscibile”, “Ma cosa sta succedendo a Iseo?”.

Sono le opinioni di chi il paese lo vede da fuori e prova a viverlo nel suo interno, oppure lo viveva, prima di cambiare luogo. Fino all’ultima considerazione, sentita una domenica mattina, in quella che una volta era la piazza punto d’incontro ed oggi è un luogo occupato da gazebi solitari, dove due fedelissimi promuovono la candidatura regionale di un vicesindaco non eletto che promette di occuparsi della “sua Iseo”.

 “La differenza tra Iseo e Sarnico? Iseo è un paese grosso, Sarnico invece è una cittadina, emancipata”.

Lì per lì sembra una frase banale, senza senso, ma se ci si pensa bene, è un pugno nello stomaco. Anche Iseo nel passato è stata una cittadina emancipata, virtuosa, dinamica, tanto da meritarsi il titolo di “capoluogo del Sebino”,  di “perla del lago d’Iseo”, di patria di giornalisti, di libero pensiero e di intellighenzia, a volte esasperata.

Poi si è trasformata in una sorta di “Paese dei ciechi”, rimanendo seduta sugli allori, specchiandosi nel suo lago, non rendendosi conto di avere un potenziale turistico e culturale  inespresso. A seguire è diventata la “cittadina dei piccioni”, con quello sguardo diffidente (tipico del piccione) verso il nuovo e l’intraprendenza di pochi che sapevano di stare seduti sopra una pepita d’oro e volevano riprendere a far correre e rilanciare questo paese.

Oggi Iseo è invece diventato malinconicamente un VICE PAESE. Una definizione a significare la perdita di leadership a causa di tante piccole e grandi cose, tutte negative, che si sono introdotte nel tessuto turistico, commerciale e sociale del borgo in modo silente, inodore, uccidendone l’identità e il senso di appartenenza, proprio come il monossido di carbonio di un boiler difettoso uccide silenziosamente un essere umano addormentandolo dolcemente.

Oggi siamo un Vice Paese governato da una lista che ha voluto chiamarsi ISEO SICURA , o SI CURA. Una scaltra intuizione, che ha attirato la maggioranza (risicata) della popolazione iseana, la quale ha premiato il Sindaco Ghitti dandogli fiducia.

Ben presto però quel nome ha assunto i contorni di una impietosa nemesi, perché quello che ha perso questo paese è proprio la sicurezza e la cura e attenzione verso la persona. In un sociale che vede le associazioni, che tanto hanno dato alla comunità, sfrattate da casa Panella. In un  ospedale che stanno facendo morire piano piano per favorire l’introduzione delle Case della comunità, che sarebbero anche una bella cosa, se solo fossero riempite da personale, medici, servizi, e non solo da mobili. Nei silenzi imbarazzanti dell’amministrazione di fronte alle richieste della gente su svariati temi, esigenze, criticità. E  poi quella mancanza di protezione, dai furti, dagli incidenti mortali di una via che pur avendo conosciuto tante croci è ancora lì da vedere. Iseo SICURA proprio nella declinazione del suo nome è stata un clamoroso fallimento, e il suo Sindaco, arrendevole, evanescente, inaffidabile, ne è stato il principale responsabile, consumando ben presto quello che è stato un vero e proprio tradimento nei confronti di coloro che avevano riposto fiducia nella sua figura di medico, di iseano, di socialista.

Una maggioranza che si è sgretolata una volta che si è capito che di civico non c’era un bel niente.  Da una parte coloro che, oltre alla qualità,  una coscienza ce l’avevano e volevano onorare il voto degli elettori, fatti fuori, derisi, denigrati da quelli dell’altra parte, teste quadrate che hanno confuso l’abnegazione e voglia di imparare e impegnarsi per migliorare il proprio paese con la fedele militanza in un partito per mero interesse e ambizione personale. Quanta amarezza si prova ad assistere a giovani che imparano ancora da giovani a essere vecchi, senza però intraprendere quel cammino formativo che ti porta ad acquisire conoscenza, esperienza e saggezza.   

Guardate la fotografia sopra, è tratta da uno degli ultimi consigli comunali, precisamente quello del 26 novembre scorso. A destra la minoranza, col tavolo pieno di documenti, scartoffie varie, ascolta attentamente il relatore che sta parlando, a fianco del Sindaco, al centro della foto. A sinistra ecco invece il banco dei consiglieri di maggioranza. Il tavolo è quasi del tutto sgombro, e tutti e tre i consiglieri (il terzo è seminascosto) sono presenti col corpo, ma in realtà sono da un’altra parte, assorti  nello scorrimento compulsivo del cellulare. La cosa non si limita ai normali e fisiologici cinque minuti, ma si protrae lungo tutto il Consiglio Comunale. Addirittura c’è un momento in cui il Presidente del Consiglio Pettoello, dopo non avere ottenuto risposta dal capogruppo di maggioranza, immerso nelle schermate del cellulare, lo riprende come il più ingenuo degli scolaretti. Il filmato è lì da vedere, su youtube, e il comportamento si è ripetuto in molti  consigli comunali, fino a quello del 15 gennaio, dove la massiccia e inattesa presenza di cittadini in Consiglio ha dato una tirata d’orecchie simbolica riportando all’ordine i giovincelli. Il primo mica tanto giovincello, a dir la verità, ma è anche quello che nel tempo tempo è uscito dalla maggioranza, per poi rientrarci, per poi dichiarare di far parte del gruppo misto, formato solo da lui… per la serie “fenomenologia comportamentale dei miti consigli ricevuti da un’unica persona, sempre quella”.

Ecco, oggi siamo questi, oggi il rispetto verso un’istituzione come il Consiglio Comunale è questo. Tristezza.

Ero capace anche io a fare il Consigliere  così, senza rispetto. Ma il rispetto ci vuole, verso il paese, verso le istituzioni e il ruolo che si ricopre nel Consiglio Comunale, e questo è stato fatto capire già una volta, nel famoso Consiglio appena citato, il più importante della legislatura,  fatto passare per la più squallida assemblea condominiale, con oltre 60 persone che hanno applaudito ai numeri da circo della maggioranza, che prima convoca la seduta, e poi non si presenta. E il vicesindaco il giorno dopo a pretendere le scuse… che coraggio! E il Sindaco a dire: “attenzione, che là fuori ci sono i fomentatori d’odio”, dopo avere appena finito di sputare veleno sulla Consigliera Prati, come uno smorto capo di un branco che compiacente si spreca in risatine e battutine. Che caduta di stile, che viltà. Signor Sindaco, là fuori c’è la comunità, che vi fa delle domande alle quali mai rispondete, è così che si fa?

E’ vero, in democrazia chi vince governa, ma questa maggioranza non sta amministrando bensì comandando, questa maggioranza la “partecipazione” decantata nel programma elettorale l’ha cestinata da tempo, poggiandosi sui silenzi tronfi e, quando viene messa alle strette, sulle intimidazioni e, lei sì, sull’odio e il rancore.

Quanta nostalgia dei sindaci del passato,  dell’umiltà, garbo e stile di Ferruccio Mori, che respirava le vie del paese, la sua gente, e si faceva carico delle loro preoccupazioni.   Quanta nostalgia dei consigli comunali passati, dove il Consigliere si alzava e parlava a braccio, perorando i propri pensieri, non quelli scritti da qualcun altro. Quanta nostalgia dei diverbi, dei feroci contraddittori, che però rimanevano sempre nel binario del rispetto dei propri ruoli, e della persona. Quanta nostalgia dei caffè consumati con persone che ti individuavano per le tue qualità e ti chiedevano la disponibilità a entrare in gruppi di lavoro, liste politiche, mettendo però una condizione imprescindibile:

“Bisogna studiare, bisogna capire, bisogna formarsi, conoscere  il funzionamento della macchina comunale, perché il consiglio comunale, le commissioni, sono una cosa seria, ed è importante farsi trovare preparati” (attenzione, nello specifico mi riferisco a un clusanese, importante esponente di Forza Italia, quindi piano a darmi del comunista, grazie).

Oggi invece è sufficiente fare militanza nei volantinaggi, ai gazebi elettorali, fare i pali della banda dell’ortica per spiare il nemico e andare a riferire al “capo”.  Poi puoi startene tranquillamente seduto sulla tua poltrona in sala consigliare, passando il tempo a scorrere il cellulare, che tanto ti hanno già detto quando devi alzare il braccio e quando invece lo devi tenere abbassato.

E così il paese perde il passo, e invece di crescere scivola nella mediocrità. Iseo oggi è lo specchio di questi tempi, dove il nulla è sovrano, dove esser mediocri è un merito, e la gente preparata dà fastidio. Ma sì, prendiamoci il gettone di presenza, e poi mettiamoci comodi sul divano con la coscienza pulita, andiamo bene così, non pensiamo neppure lontanamente a migliorarci, non stiamo a perder tempo a studiare.

Un paese diventa un vice – paese quando non è più governato dal Sindaco eletto ma da personaggi che non sono stati candidati e di conseguenza neppure eletti. Un paese diventa vice-paese quando il vicesindaco dice al Sindaco: “Sì, è vero, abbiamo sottoscritto mutui,  lei non lo sa, glielo diciamo  adesso”.

Un paese diventa vice-paese quando viene inaugurato un circolo di Fratelli d’Italia, a quanto pare non autorizzato, allo scopo di far votare un candidato alla Regione della Lega. Sembrerebbe fantascienza, ma quando capisci chi è il fondatore (un’unica persona, sempre quella), ti cadono i cabasisi a terra dallo sconforto. Ma stiamo parlando ancora di politica o stiamo giocando a Risiko?

Un paese diventa vice-paese quando si fa gestire da gruppi  (tradotti in un’unica persona, sempre quella) che a ogni tornata elettorale si vantano di garantire un bel pacco di voti, senza però avere i candidati… Dove è andata a finire la meritocrazia? Amici clusanesi, ma non siete un poco stanchi di questo modo di fare politica? Che risultati avete ottenuto in questi tre anni?

Un paese diventa vice-paese quando tira su un muro tra sé e la comunità. Mai una risposta alle domande,  ostruzionismo consiliare alla minoranza, tolta la possibilità di commentare sulla pagina social del Comune, persone reclutate appositamente per controllare cosa scrive il cittadino comune su facebook, e se c’è chi ha ancora il coraggio di fare domande e di mettere in imbarazzo la maggioranza, ecco pronta l’intimidazione, più che un’arma letale il più grande segnale di debolezza di una giunta menomata e in confusione. E poi dicono che non c’è più il fascismo…

Un paese diventa vice-paese quando rimane fuori da ogni tipo di consorzio e forma di collaborazione con i Comuni del territorio, della Franciacorta, del Sebino, della Valle. Solo #orgoglio lombardo e #orgoglio leghista, oggi vorrebbero farci essere questo.  Dovevamo essere emancipati e invece ci siamo trovati emarginati, per scelta di chi ci governa.

“Beh –  direte voi –  abbiamo la Regione, che ci dà i soldi, che ce ne frega di fare rete con gli altri Comuni?”. Ma quale Regione, cosa ha fatto la Regione Lombardia per la sanità e per il nostro ospedale? La Regione ti dà i soldi, ma li devi spendere come e quando vuole lei, e se non rispetti i tempi, sono soldi che vanno buttati al vento. E così giù di nuovo a vendere i gioielli di famiglia, via con la sottoscrizione di mutui per terminare i lavori del lungolago, per terminare i lavori delle scuole, per gridare ai quattro venti FATTI E NON PAROLE. Chi se ne frega se poi torna l’indebitamento, come nel primo Ghitti. Chi se ne frega se poi ci vorranno altri 5/10 anni di patimenti e immobilismo per cercare di rientrare, ci penseranno gli altri, i “comunisti”. Ma sarà nato a Iseo il detto “fare i gay col sedere degli altri?

Non siete stanchi di fare i criceti sulla ruota in gabbietta? Non siete stanchi di assistere a un film già visto, ogni volta, come fosse il più classico dei giorni della marmotta? Possibile che non si senta la necessità di realizzare un cambiamento vero in questo paese?

Cari iseani, clusanesi, pilzonesi e cremignanesi: vi sta bene così? Già da questo fine settimana siete chiamati a dare un primo segnale, e poi tra poco più di un anno segnerete le sorti del paese nelle amministrative. 

Lì vi troverete davanti a un bivio: da una parte la scelta del cambiamento, tornando a premiare le persone per i meriti e la vicinanza al paese. Dall’altra la rassegnazione, l’indifferenza e probabilmente anche l’opportunismo. Pensateci bene, perché se oggi l’unico responsabile della decadenza e tensione che si avverte nel nostro paese è l’attuale sindaco, nelle decisioni di domani sarete voi i  responsabili.   

Ultima cosa: in questo paese, oltre ai leghisti, non ci sono solo i comunisti, come i primi vogliono far credere, giocando sull’ignoranza delle persone per mascherare le proprie mancanze. In questo paese ci sono anche i liberali e chi nella politica non crede più, ma crede ancora fermamente che i paesi sono sempre cresciuti dal basso, mai per scelte politiche e partitiche calate dall’alto.  Iseo oggi è un vice-paese, ma può tornare di nuovo PAESE e cittadina emancipata, ma bisogna lavorare per ritrovare l’unione, l’identità, ed in questi esercizi la libertà di espressione e di pensiero sono sacrosanti e vanno rispettati, ancor di più se non ottieni mai risposte.

Certo, ci vuole coraggio, non si deve avere paura delle intimidazioni (che ci sono, eccome se ci sono), ma concentrarsi sulla crescita e vivibilità del proprio paese e del proprio territorio.   E anche se la speranza è tanta e la fiducia è poca, val la pena di dirlo: CORAGGIO ISEO.

Gianluca Serioli

PUNTO D’INCONTRO nr.105