(Rovato, 23/03/1886 – Iseo, 17/07/1944)
« […] il CLN interprete della opinione generale, propose che la denominazione di via XXVIII Ottobre venisse cambiata con quella di “via Martiri della Libertà”, a ricordo delle numerose e gloriose vittime della denominazione nazi – fascista e della lotta clandestina, e che la strada che conduce al monte di Iseo venisse denominata “via Silvio Bonomelli”, iseano, martire socialista, ucciso proditoriamente nel luglio del 1944 dalle S.S. tedesche perché indiziato collaboratore delle forze della resistenza. Prendono parte alla discussione ed approvano la esposizione del Sindaco tutti gli Assessori presenti e quindi a voti unanimi la Giunta delibera […]»
Silvio Bonomelli nasce a Rovato. Di professione stagionatore – commerciante di formaggi, è militante del Partito Socialista Italiano già dal 1911, come il fratello Oreste di due anni più giovane.
Silvio, a differenza del fratello più volte arrestato e inviato al confino, non viene mai perseguitato anche se tenuto sotto stretta sorveglianza dalle autorità politiche di allora. Dal matrimonio con Dina Sabotti nascono due figli: Bruno (1910) e Paride (1915). Fondatore dell’Unione Cooperativa di Consumo di Brescia, ne diventa presidente nel 1918, compito che assolve con rettitudine e competenza. Con l’ingresso dell’Italia in guerra nel Giugno del 1943 cessa l’attività ed acquista una villetta nella località di “Pu”, sopra il monte di Iseo, e vi si trasferisce in attesa del rientro dei figli dal servizio militare.
Con la caduta di Mussolini il 25 Luglio del ’43, Bonomelli rinvigorisce il proprio impegno politico, mettendosi in contatto con i partigiani Marchetti, Savoldi, Zana, Micanzi, Nulli. Come rappresentante del Partito Socialista, entra nell’amministrazione provinciale in qualità di vicepresidente, curando inoltre la diffusione del quotidiano “Avanti!” e il vettovagliamento delle forze partigiane. Nei primi giorni del giugno del 1944, i figli Bruno e Paride, dopo essersi uniti alle forze alleate e regolari al sud all’indomani dell’8 Settembre, vengono paracadutati nell’ Italia settentrionale: Bruno a Valenza Po e Paride in Franciacorta, entrambi in possesso di una radio trasmittente e da uno o due tecnici radiotelegrafisti. Intercettati dai tedeschi, i due fratelli vengono scoperti ed arrestati: per primo tocca a Bruno ed ai suoi collaboratori, colti in piena attività a Genova. Paride, saputo dell’arresto del fratello e prevedendo anche il suo, consegna al padre, perché lo nasconda, il codice segreto con cui ha fino ad allora trasmesso agli angloamericani le sue informazioni militari. Silvio, rifugiatosi in montagna all’indomani dell’Armistizio, rientra ad Iseo nel Novembre del ’43, senza mai interrompere la propria attività clandestina ed antifascista.
Decisi a scoprire eventuali connessioni con l’arresto dei figli (che Silvio ignora) e la loro attività di spie, le SS tedesche giungono ben presto ad interessarsi di Bonomelli. Il 17 Luglio del 1944, nella casa sopra Iseo, Bonomelli è in giardino con il piccolo Ennio figlio di Bruno, in compagnia di un tale Amaboldi, esponente del PSI. All’interno della casa sono presenti la moglie Dina e Teresa Franchini, una vicina. D’un tratto al cancello della villetta si presenta un tizio in borghese che, qualificandosi come “ingegner Rovetta”, dice di essere un inviato del figlio Paride a ritirare i soldi che il padre ha in custodia. Silvio nega di possedere la somma, ma consegna all’individuo un messaggio per il figlio.
Questo messaggio costituisce la prova della connessione che i tedeschi vanno cercando. Non appena il sedicente Rovetta si allontana, Amaboldi ne rivela preoccupato la vera identità: si tratta del maggiore Brunelli, interprete della polizia tedesca, il quale, poco prima di salire a mezza collina, chiede al podestà di Iseo Corrado Ciocia informazioni su Bonomelli, inquadrato come “pericoloso antifascista, attivo propagandista in contatto coi sovversivi della pianura e con i ribelli delle montagne.”
Amaboldi fugge nel bosco, lasciando solo Bonomelli il quale, conscio di essere caduto in un tranello, cerca la fuga con il bimbo in braccio. Sulla scena irrompono tuttavia tre SS armati di mitra. Bonomelli viene colpito alle gambe, mentre il bambino, ferito di striscio, ruzzola nel prato. Accorrono due contadini del campo adiacente che trasportano Bonomelli all’interno della casa, dove la signora Franchini viene colpita al viso dalla pistola del maggiore Brunelli ed i tre tedeschi incominciano la perquisizione sconquassando l’abitazione. I documenti segreti, tuttavia, sono già al sicuro e non vengono ritrovati.
Approfittando del momento di caos, Bonomelli riesce ad alzarsi e ad uscire in giardino ma, dopo pochi passi, cade di nuovo. Raggiunto dal Brunelli, viene ucciso con un colpo di pistola alla testa. La notizia della sua morte si diffonde ad Iseo e a Rovato creando sgomento e paura. Durante la notte successiva, compaiono sui muri di Iseo alcune scritte antifasciste fra cui: «Bonomelli ti vendicheremo».
Nonostante il clima di terrore, i funerali risultano particolarmente partecipati, tanto da far temere una rappresaglia contro le autorità. Quattro giovani rovatesi, tutti militari alla data dell’armistizio quindi passibili dell’internamento in Germania, si offrono per portare a spalle la salma: si tratta di Giuseppe Astori, Filippo Frassino, Augusto Minola e Franco Torchiani. I figli Bruno e Paride, fuggiti rocambolescamente dal carcere speciale delle SS di Verona, scamperanno ad una serie di rischi e peripezie. La loro fuga scatena le ire delle SS al cui comando v’è il celebre colonnello Priebke. Ai primi di settembre, con un’imponente retata notturna a Covelo, viene arrestata l’intera famiglia di Lodovico Nulli (vedi biografia), la cui figlia Rosetta aveva sposato Bruno Bonomelli. Dopo otto mesi di interminabile detenzione, con la Liberazione, la famiglia si ricongiunge e, nel maggio del 1945, Bruno e Paride Bonomelli vengono decorati a Milano dal generale Clark in persona con la “bronze star americana” in una solenne cerimonia militare.
Dopo la Liberazione, al cimitero di Rovato viene inaugurato il monumento ai Caduti per la Libertà e la salma riesumata di Bonomelli viene colà seppellita unitamente a quella di altri nove rovatesi morti combattendo. Per l’occasione vengono celebrate nuovamente le esequie, altrettanto partecipate, alle quali presenzia anche un picchetto armato del nuovo esercito italiano. Nell’immediato dopoguerra, a Silvio Bonomelli sono state intitolate due vie: l’una a Rovato (l’attuale Corso Silvio Bonomelli) e l’altra ad Iseo, quest’ultima in data 24 Luglio, uno dei primi atti della Giunta Nulli. Poiché la Giunta non era stata ancora costituita, tale atto venne riesaminato e riadattato con successiva delibera n.8 del 21 Febbraio 1946.
Michele Consoli
Biblioteca Comunale di Iseo
Fonti:
• Gamba A., Iseo e il Sebino Bresciano nella lotta per la libertà (Tra cronaca e storia), ed. Aperion, Brescia 1985.
• Pajola L., Silvio Bonomelli: cittadino, socialista, partigiano, in «Nóter dè Isé», Autunno 2004, pp. 4 – 5.
• Valzorio F, Silvio Bonomelli, in: Pajola L. (a cura di), Iseo nella Resistenza. 1945 – 2005 sessant’anni di libertà, Brescia, Tipografia Queriniana, 2005, pp. 95 – 101.
• Volpi V., Per una storia di Iseo. Fatti, fonti, frammenti, in «Quaderni della Biblioteca Comunale», 18, Iseo, Biblioteca Comunale, 2016.

