Lo sapete come ci chiamano noi, dove per “noi” si intende quelli che non la pensano come loro, nelle riunioni di Giunta di Palazzo Vantini, negli incontri improvvisati nelle sale consigliari e nelle stanze del Comune, ma anche nei corridoi dello stesso?
Ci chiamano “Comunisti”, e talvolta, quando li tocchiamo nel vivo, anche “zecche comuniste”, con quel disprezzo che trova le sue radici nei raduni variopinti, sudati e puzzolenti di Pontida, dove l’unico profumo che si distingue inebriante è quello delle salamine e delle costine, e dove nostalgico e malinconico si fa ancora vivo il ricordo di quando ce l’avevano duro.
Ma io non sono mai stato comunista, elettoralmente parlando. Che io ricordi, la mia croce in “gabina elettorale” (come diceva l’Umberto il senatùr), da quando mi è stato dato il diritto di tracciarla, l’ho messa sul simbolo della Lega Lombarda, poi della Lega Nord, poi Forza Italia (quando Silvio scese per la prima volta in campo), poi solo M5S, fino ad oggi, convinto sostenitore del “Movimento di Conte”. Lo definisco così perché ritengo che l’operazione di “rinnovamento” del M5S, necessaria, non sia ancora stata ultimata, e la vera struttura non ancora completata.
Come avrete notato, non ho mai votato ne PCI, ne PDS, ne PD, ne Rifondazione Comunista ecc… ma solo perchè non ho mai avuto modo di riconoscermi nel leader del momento. Solo una volta, mi pare, ho fatto una “fuitina” sull’Italia dei Valori di Di Pietro.
Addirittura nel 2009, partecipai con successo alle elezioni comunali con la lista civica “Yseonelcuore”, e dissero che “rubando” i voti alla Lega facemmo perdere Peli e vincere il primo Venchiarutti.
Come si può evincere, ho sempre privilegiato la persona rispetto al partito che essa rappresentava, e così penso che farò in futuro, fin quando riuscirò, forse, a trovare l’alchimia giusta, che ancora oggi, purtroppo per il nostro paese, non c’è. Siamo infatti nel pieno di un paradosso: abbiamo partiti ben strutturati, con leader incapaci. Abbiamo dei leader capaci, ma con partiti (o movimenti) debolissimi e non strutturati. E così, a livello nazionale, prevale il tifo curvaiolo, e la causa comune va a remengol: “Rosiconi…. Malox… Gaviscon… Rassegnatevi… Comunisti… Fascisti… Mafiosi… Corrotti… Incapaci…”, insomma, ecco servito l’elogio al “benaltrismo”.
E se poi ti ritrovi un’amministrazione comunale fortemente politicizzata, tutto il livore nazionale si ripercuote sulla realtà locale. Infatti, da dove nasce il rancore che “loro” leghisti hanno nei confronti di noi “comunisti”? –
Mah… io penso che quel 20 agosto 2019 sia risultato loro devastante. Vedere il loro capo, anzi, capitano, fino ad un attimo prima così sicuro, a tal punto da chiedere nuove elezioni e “pieni poteri”, rivoltato come un calzino da un avvocato che fino a pochi mesi prima non era mai stato in politica, deve aver fatto male parecchio. Tanto che, se vi ricordate, il capitano cercò di fare un repentino passo indietro: “Io non ho detto che voglio la crisi, possiamo ripartire insieme anche domani”. Ma ormai era troppo tardi, la sua bocca, come al solito, aveva emesso troppa aria, e così il capitano è rimasto lì, fermo al 20 agosto 2019, su quello scranno di vice presidente del Consiglio, con quel braccio del Presidente Conte poggiato quasi con compassione sulla sua spalla, e non si è più ripreso.
E così, a livello locale, da quel giorno prevale il rancore e la “selezione”: Solo leghisti, che i soldi della Regione Lombardia sono soldi della Lega, e magari qualche “comunista pentito” lo trovi pure, che di leccaculo amanti del piede in due scarpe pur di fare qualcosa ne trovi sempre.
E così succede che se DEVI mandare un rappresentante del Comune alle riunioni del Consorzio “Terra della Franciacorta”, tutti fanno un passo indietro (tranne una, a dir la verità), tutti che si negano:
“Io con i comunisti non voglio aver nulla a che fare”.
E così succede che le richieste che arrivano al protocollo vengono esaminate in Giunta e liquidate con un perentorio: “Chi scrive? Ah, lui lì è comunista, un comunista del c…o, lasél pèrder”.
E così succede che se DEVI presenziare alla commemorazione dell’iseano partigiano ucciso in guerra, ci mandi il soldatino con tanto di fascia tricolore, ed al ritorno chiedi come è andata, verifichi le fotografie, i presenti, e li qualifichi sempre allo stesso modo: “Eccoli i comunisti, peggio dei comunisti, eccoli i nemici”.
Eeeh… la Storia… che dovrebbe insegnare tante cose e invece viene strumentalizzata e derisa. “La storia siamo noi, nessuno si senta escluso”, diceva quel “comunista col Rolex” del De Gregori. Aaah… quel “non faremo prigionieri” pronunciato il 27 maggio 2019 subito dopo le elezioni amministrative vinte per sole 27 votazioni e un temporale… che fine ha fatto quel proposito tanto falso quanto belligerante? Quanti sospiri, quanti rimpianti.
Oggi siamo qui, senza un Sindaco, governati da persone che confondono troppo spesso la gestione di un paese con il gioco del Risiko: “prendo una presidenza di quà, ne prendo anche una di là”… e alla fine rimangono a bocca asciutta. Siamo oggi un paese senza risposte, fuori da ogni tipo di collaborazione ed intesa intercomunale; i Comuni limitrofi ci schifano (anche quelli di destra e centro destra); una maggioranza che non è più maggioranza, che perde i pezzi per via di epurazioni, dimissioni, incompatibilità caratteriali con gli altri membri; Uffici comunali che si svuotano per effetto di personale che lascia per svariati motivi, con alla base spesso e volentieri “divergenze” con la segreteria e l’amministrazione; una settimana sì e una no viene avviata una raccolta firme; un lungolago i cui lavori potrebbero a pieno diritto entrare in un nuovo romanzo 2.0 di Manzoniana memoria. Un parco pubblico che viene chiuso a discrezione di chi ormai lo considera sua proprietà, a causa di piante che collassano non appena vengono tolti i plateatici. Un PGT che dovrebbe essere partecipazione e di partecipato ha avuto proprio nulla. E a fare da chiosa a tutto questo minestrone, ecco il nuovo motto, che da nazionale è stato fatto locale: “Non disturbare chi fa le cose”… che si va aggiungere a quello già in voga da due anni e mezzo a Iseo: –“Lasciali parlare, che tanto poi la gente si dimentica tutto”.
Pensare che a questo paese basterebbe poco per avere molto. Io non ne ho di ricette miracolose, ma sono convinto che non siano neppure necessarie. Io se fossi Sindaco del mio paese non cambierei molte cose. Penso che farei quello che sto facendo da 12 anni con il giornale PUNTO D’INCONTRO: vivrei il paese, i negozi, le attività, ascolterei le persone, i loro problemi, le loro ambizioni e preoccupazioni, le farei sentire importanti e protagoniste. Partecipi. E se questo significa essere “comunisti”, beh… allora…
“Viva Marx, Viva Lenin, Viva Mao Tse Tung!” – come diceva Giorgio Gaber, pure lui considerato, sbagliando, “comunista”.
Questo paese ha bisogno di empatia, complicità. Ha bisogno di sentirsi ascoltato, il che non vuol dire automaticamente e sistematicamente essere accontentato. Cose che dovrebbero essere fatte sempre, ma con una pandemia non ancora del tutto alle spalle, una crisi economica, energetica e un guerra nucleare sull’uscio di casa, ora più che mai DEVONO essere fatte.
Questo paese ha bisogno di ascolto e rispetto, nelle persone che lo vivono e nelle associazioni che lo tengono vivo, che tanto hanno sempre fatto per questo paese, specie nei momenti più tragici del covid.
Questo paese ha bisogno di persone preparate, preferibilmente umili. E ha bisogno anche di persone vogliose di imparare e ambiziose di dare il proprio contributo per il miglioramento dello stesso. Questo paese ha soprattutto bisogno di persone coscienti di essere state messe lì, su una poltrona, per amministrare, non per comandare. Ecco, forse è proprio questa la chiave che è stata volutamente nascosta, e che bisognerebbe ritrovare:
Amministrare non vuol dire comandare
Ricordiamocelo, che alle prossime elezioni comunali manca solo un anno e mezzo… forse anche meno….

